Per il Partito della Rifondazione Comunista


Pubblichiamo il testo di un documento-appello per la salvaguardia del Partito e per la costruzione della presenza comunista nel nostro Paese. Alla redazione del documento, partito da Giovani Comunisti di Milano e Monza, abbiamo partecipato. Al contenuto aderiamo con convinzione.

***

[Il testo seguente è un appello rivolto a tutti i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista (e non solo), al fine di stimolare la riflessione e il dibattito su alcuni temi che a noi sembrano fondamentali per la ricostruzione di un’organizzazione di classe degna di questo nome. Si precisa quindi che il presente appello non intende creare nuove correnti o divisioni, nè tantomeno si tratta di un documento congressuale]

ostenda-6_600Il disastro elettorale di Rivoluzione Civile, la situazione politica italiana e quella del nostro partito (PRC), dopo gli esiti della Direzione Nazionale e del CPN, impongono una riflessione urgente: l’analisi della fase attuale, con i rischi possibili di derive sia a livello sociale che a livello istituzionale impongono la presenza di una forza comunista organizzata e capace di reagire con la massima prontezza possibile.

Crediamo che in questa fase di crisi la teoria e la prassi debbano essere totalmente ripensate, ma che per farlo sia presupposto necessario l’unità dei militanti di Rifondazione. Senza questa base è impossibile pensare ad un qualsiasi progetto di ricostruzione di un’organizzazione degna di questo nome.

Purtroppo il PRC sta mancando l’appuntamento con un profondo dibattito sulle proprie teorie e prassi portate avanti nella sua storia; la conseguenza è quella di ritardare una decisione sul proprio futuro, lasciando migliaia di militanti spaesati e confusi, con l’urgenza di discutere, partecipare e costruire dal basso questa indispensabile organizzazione comunista.

Respingiamo quindi ogni ipotesi, comunque definita, di scioglimento di Rifondazione Comunista e di liquidazione della questione comunista e della necessità della presenza di un partito comunista in Italia.

La ricostruzione del partito comunista non può che ripartire da un giudizio netto e privo di ambuigità sul ruolo svolto dal PD e dal centro-sinistra nella involuzione reazionaria della società italiana negli ultimi anni e nell’asservimento al grande Capitale finanziario e all’imperialismo, e quindi da un’autocritica altrettanto netta sulla nostra subalternità nei confronti della socialdemocrazia italiana ed europea.

Noi crediamo che occorra innanzitutto sganciarsi dall’assunto per cui un partito comunista misuri il suo valore, la sua forza e il suo senso di esistere dai risultati elettorali che ottiene.

La rappresentanza parlamentare non può e non deve essere l’obiettivo “finale” del nostro agire. I comunisti, in tutto il mondo, non si pongono l’obiettivo di eleggere deputati e senatori. Al contrario si pongono l’obiettivo del superamento della società capitalista e la presa del potere da parte della classe lavoratrice attraverso un laborioso processo di organizzazione della stessa. Pertanto il Parlamento si qualifica come strumento, in alcune fasi utile, ma mai indispensabile per il proseguire dell’attività politica. Per noi comunisti in Italia non può essere diversamente.

La nostra ragione di esistere, organizzarci e lottare è invece profondamente interconnessa alla natura stessa del capitalismo e alla sua incapacità ineluttabile di rispondere alle esigenze dei lavoratori: per questo motivo non verranno mai a mancare, finchè non cambieremo regime economico e sociale, i motivi per proseguire nei nostri intenti.

Occorre quindi un dibattito aperto, allargato, franco, privo di politicismi e tatticismi, prendendo atto che è inutile affrontare i prossimi appuntamenti elettorali senza aver prima capito su quali basi debbano ristrutturarsi i comunisti.

Perchè centinaia di migliaia di compagni in questi vent’anni sono gravitati e usciti insoddisfatti, non trovando una ragione valida per dedicare interamente le proprie energie a questo progetto? È urgente rispondere a questa domanda.

Crediamo che sia indispensabile tornare a studiare la realtà economica e sociale che sta intorno a noi e capire in quali condizioni e con quali bisogni di cambiamento vive il salariato del ventunesimo secolo in Italia. E su tali esigenze basare l’elaborazione del nostro agire politico per un’uscita progressiva dal capitalismo.

Crediamo sia doveroso formulare un chiaro e ben definito programma di cui, incredibilmente, il nostro partito non è dotato, favorendo purtroppo le tesi chi ci accusa di disorganizzazione, velleitarismo e mancanza di un chiaro sguardo strategico.

Crediamo sia necessario valorizzare la nostra comunità politica, abbandonando volatili tatticismi: un militante ben istruito, volenteroso, onesto e capace di guidare una mobilitazione vale più di 1000 voti ad una tornata elettorale.

Crediamo si debba uscire dalla logica deleteria delle correnti per evitare un’ulteriore dispersione di energie e militanze che sono già estremamente provate dalle delusioni patite.

Credendo tutto ciò riteniamo che i gruppi dirigenti che fin qui hanno guidato il partito con passione e onestà si dovrebbero concentrare sulle positività di queste premesse, aprendo un’autocritica che sia realmente radicale e priva di compromessi.

Invitiamo i gruppi dirigenti del partito e della giovanile ad una profonda riflessione e ad una pronta revisione degli esiti dei recenti organi dirigenti in cui sono emersi percorsi non soddisfacenti.

Invitiamo ad aprire spazi pubblici di discussione in ogni istanza territoriale e ad ogni livello, nella consapevolezza che solo ripristinando la funzione del partito come intellettuale organico sarà possibile uscire da questa difficile situazione.

Invitiamo infine tutti i compagni alla mobilitazione e alla lotta, ritrovando le energie necessarie per creare un ordine nuovo tanto indispensabile al nostro futuro. La nostra battaglia non si esaurisce all’interno del nostro cortile, ma coinvolge milioni e milioni di lavoratori che ogni giorno, in tutto il mondo, come noi, vincono e perdono battaglie, ma mai si arrendono. E si svolge nella Storia, attraverso un processo plurisecolare di liberazione dell’umanità da ogni oppressione e sfruttamento.

I comunisti hanno affrontato momenti ben peggiori, stretti nella caccia all’uomo durante il ventennio fascista in Italia, così come in altre epoche e altri luoghi. Sapremo uscire da questo periodo di empasse e dare il nostro contributo alla causa della classe lavoratrice, non italiana, ma di tutto il mondo.

FIRME

Alessandro Pascale (GC Milano), Marcello Silva (GC Monza), Stefano Biffi (GC Monza e Brianza), Gabriele Repaci (GC Milano, circolo Dimitrov), Alessio Arena (GC Milano, circolo 24 Aprile ’45), Giovanni Bergamini (PRC Novate Milanese, circolo Steve Biko), Fulvio Lipari (GC Milano, circolo Pioltello), Francesco Delledonne (GC Milano, circolo 24 aprile ’45), Marco Nebuloni (GC Lecco, coordinamento nazionale GC), Leonardo Cribio (GC Milano), Vittorio Fiori (GC Monza e Brianza), Chiara Pavan, Matteo Bollini (GC Monza e Brianza), Valerio Fiori (GC Monza e Brianza), Riccardo De Toni (GC Monza e Brianza), Alessandro Frighi (GC Monza e Brianza), Marco Iannone (GC Monza e Brianza), Claudio Rendina (GC Monza e Brianza), Jonathan Chiesa (GC Milano), Alberto Cattoni, Francesca Valente, Davide Migliaccio (GC, CPR Valle d’Aosta), Carmine De Meo (PRC, circolo Novate Milanese, tesoriere), Alessio Di Florio (PRC Chieti, circolo Vasto), Patrizia Granchelli (CPN, segretaria circolo Poste Milano), Daniele Maffione (Responsabile naz. antifascismo, Direzione naz. Giovani Comunisti), Yuri Pizzichi (PRC Siena-Poggibonsi, direttivo circolo G.K.Zhukov), Leonardo Masella (PRC, CPF Bologna), Alessia Locatelli (PRC Novate Milanese, circolo Steve Biko), Raffaele Campanile (PRC Caserta, segretario Piedimonte Matese), Laura Scappaticci (PRC Roma, circolo Karl Marx), Concetta Mancuso (PRC Aosta), Giacomo Burresi (PRC Siena, segretario circolo di Poggibonsi), Arianna Ussi (PRC Napoli, Direzione Nazionale), Roberta Madoi (Milano), Aniello Acampora (PRC, CPR Molise), Lorenzo Scoccati (portavoce provinciale GC Siena, segreteria provinciale PRC Siena, CPR Toscana), Angelo De Natale (GC Milano, circolo Perucchini), Massimiliano Murgo (PRC Como, circolo di Cadorago; delegato FIOM), Mario Pittella (PRC, CPF Milano, circolo di Rho), Alessandro Gusmini (GC Bergamo), Luca Massimo Climati (Prc Campagnano di Roma, coord.naz.le rifiuti energia), Giovanni Mancinelli (PRC Milano, circolo di Pioltello), Ciro Boschetti (PRC Milano, circolo di Pioltello), Riccardo Nicosanti (GC Perugia, Segretario Circolo PRC “L.Libertini” C.di Castello, CPF Perugia, Coord. Prov. GC Perugia), Luigi Criscitiello (PRC Napoli, resp. questioni internazionali e solidarietà internazionale), Loriano Checcucci (PRC, CPF Siena), Guido Salza (GC Torino, coordinatore provinciale, circolo Berruti Torino), Dario Fanton (GC Torino, CPR Piemonte), Alberto Lacchia (GC Torino, portavoce regionale GC Piemonte), Chiara Pollio (GC Napoli, Coord. Naz. GC), Paolo Ravasio (GC Bergamo), Edgardo Meroni (PRC Milano, circolo di Pioltello), Mauro Azzolini (GC Palermo, Segreteria Regionale PRC Sicilia, circolo Rosa Luxemburg), Andrea Giglio (GC Palermo, CPF di Palermo,  circolo Rosa Luxemburg), Alessio Cagnoni (GC Biella, coordinatore provinciale GC), Sabrina Dell’Olmo (GC Biella), Maruzza Battaglia (PRC Palermo, CPF Palermo, circolo Francesco Vella), Mario Minarda (GC Palermo), Valeria Finocchiaro (GC Palermo, CPF Palermo), Rosalinda Esposito (PRC Napoli, segretaria del circolo J. Reed di Cercola), Fabio Vecchiolla (PRC Napoli, CPF Napoli, direttivo circolo Isola d’Ischia), Frank Ferlisi (PRC Palermo, Collegio Nazionale di Garanzia, circolo “Rosa Luxemburg”), Maurizio Melandri (PRC Bologna, circolo Reno-Borgo Panigale), Sergio Corradi (PRC Milano, segreteria circolo di Rho), Maurizio Pinci (PRC VdA), Fabrizio De Paoli (PRC Civitavecchia, segreteria circolo Massimo Pelosi)

(per aderire al presente documento-appello si può inviare una mail a peasyfloyd@hotmail.com e a slv_marcello87@hotmail.com, segnalando nome-cognome, circolo/federazione di provenienza ed eventuale carica dirigenziale)

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One thought on “Per il Partito della Rifondazione Comunista

  1. Giuseppe Poliani ha detto:

    Credo che la mancata unità della sinistra nelle passate competizioni elettorali sia stata la radice principale dei vari insuccessi inanellati con i molteplici disastri elettorali dell’Arcobaleno prima, della formazione di SEL e di Rivoluzione Civile poi.
    E come dite giustamente voi occorre fare presto perché i movimenti stanno rubando spazio, elettori e idee ad una sinistra radicale e antiglobalizzazione che ha dato idee e spunti nuovi a tutti dissanguandosi nel tempo a favore di altri.
    Purtroppo bisogna dire che in Italia in particolare la “paura del comunismo”, che dagli anni ’50 in poi fino agli anni ’90 e ’00 con l’avvento di Berlusconi – pur assumendo in quest’ultima fase caratteri persino ridicoli – ha continuato ha fare presa sull’elettorato italiano, notoriamente poco attento e poco autocritico, cattolici in primis, nonostante i cambiamenti epocali avvenuti sia in ambito politico sia culturale europeo.
    Per risalire la china e aiutare il paese a porsi un obiettivo di lungo termine occorre essere comunisti nei fatti e non più solo nelle teorie sociologiche o nelle manifestazioni con le proprie bandiere.
    La questione comunista è più che mai attuale e necessaria per rinnovare e risanare la politica del paese, soprattutto ora che il PD si sta per sfasciare e lasciare ulteriori macerie a sinistra, ma la questione non è se sciogliere o no un partito, cioè un pezzo della sinistra; la questione è un’altra ed è legata alla efficacia della circolazione delle idee da convogliare verso un unico contenitore nuovo e post-partitico (vedi il successo del M5S).
    .
    D’altra parte, come per il capitalismo liberista di oggi non sono più sufficienti le teorie di ieri per risollevarci dalla crisi, così è per i partiti, oggi in crisi profonda non per le idee che li hanno fatti nascere o ispirati quanto per la loro situazione reale di compromissione e di devianza da un corretto comportamento politico e istituzionale.
    Non c’è dubbio che il PD abbia avuto un ruolo nella disgregazione della sinistra radicale, anche con l’approvazione del maggioritario e relative soglie minime di ingresso in parlamento. Più che di involuzione reazionaria del PD, che mi pare un giudizio eccessivo, parlerei di compromesso storico al contrario con asservimento strisciante di gran parte del centrosinistra al neoliberismo europeo e mondiale in questi ultimi 20 anni, sulla traccia neoliberista europea.
    (L’anno prossimo ci saranno le elezioni europee: la sinistra si presenterà ancora disunita per perdere un’altra volta ?)
    In questo contesto la sinistra radicale si è purtroppo frantumata in mille pezzi (Partito dei lavoratori, Comunisti italiani, PRC, SEL, etc. etc.) vuoi per reazione a questa situazione di sfascio corrotto e disorientamento generale, vuoi per protagonismo, ma in tal modo non ha più avuto alcun peso politico ed è stata completamente esclusa dal parlamento.
    La prima cosa da fare quindi è ritrovare una unità pragmatica sui programmi (pochi punti ma condivisi) e partire basandoci su quello, come fanno al WSF, dove sono estremamente diversi ma estremamente uniti su temi di discussione ed azione precise.

    La questione importante è partecipare in modo attivo: il M5S ha preso il potere ma non ha fatto nulla nonostante il suo programma politico sia ben nutrito di cose di sinistra (anche se offerte su un vassoio di destra).

    Credo che il primo pilastro su cui si debbano rifondare dei comunisti seri sia l’antifascismo, da non mettere mai in secondo piano, ed una nuova visione del lavoro incluso il raggiungimento di un reddito minimo garantito come esiste già in diversi paesi dell’Europa.
    L’economia che uscirà dalla crisi italiana non può essere la stessa di quando vi è entrata: e non ci saranno più una classe operaia unica su cui basare la propria azione, perché la società sarà più complessa con tante categorie di lavoratori: delle risorse ed energia, del risparmio energetico e riduzione delle emissioni, dell’economia verde, della riconversione di tecnologie e produzioni, dell’uso dei saperi, dell’informatica. Ci si dovrà basare su un programma politico ed una visione della società basata su un’economia sostenibile, cambiando radicalmente modo di pensare, di produrre, di consumare e con esso i nostri stili di vita e i comportamenti quotidiani in senso di una decrescita per noi occidentali ed una crescita per i paesi emergenti e del terzo mondo, smascherando l’errore diabolico in cui tutti i governi più o meno liberisti o socialdemocratici occidentali cadono oggi: illudere dicendo che ci sarà ripresa solo con una crescita del vecchio sistema capitalista, crescita che invece non ci sarà perché non potrà più esserci in quanto le risorse del pianeta sono limitate e per tutti.
    Il programma dovrà essere spalmato su un lungo periodo come i vecchi comunisti o i cattolici avevano in mente di fare di solito, pensando alla società socialista, alla comunità civile come un sogno da perseguire o, nei tempi drammatici e forti alla Resistenza, come un punto storico di non ritorno: cioè non limitare il progetto politico su una durata di vita media del singolo ma andare oltre, trascendere la propria realtà esistenziale e sognare oltre. A che cosa sarebbero serviti altrimenti tutti sacrifici dei partigiani ?
    Occorrerà certo azzerare e cambiare l’attuale classe dirigente, se non altro per un doveroso passo in dietro dopo i reiterati insuccessi elettorali da parte della dirigenza della sinistra (PRC, CI, etc.) e puntare ad una nuova unità sostanziale e programmatica di tutta la sinistra radicale con una nuova classe dirigente che deve essere aperta ai movimenti, M5S compresi, pena l’estinzione totale nel giro di pochi anni.
    Occorre un comunismo nuovo, unito ma con tanti aspetti e partecipanti diversi, un comunismo globale, plurale, un comunismo con l’anima.

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