Archivio mensile:luglio 2013

Nostalgia monarchica in Provincia di Milano


COMUNICATO STAMPA

Celebrazioni regicidio Umberto I°, Massimo Gatti: “Vergognoso
che la Provincia partecipi anche quest’anno alla cerimonia”

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Milano, 15 luglio 2013. “Trovo vergognoso che la Provincia di Milano abbia preso parte, in veste ufficiale con il proprio gonfalone, alle celebrazioni per il regicidio di Umberto I° l’anno scorso e che si appresti a farlo anche quest’anno.

In questo senso ho presentato, insieme al consigliere Pietro Mezzi, un’interrogazione urgente affinché Podestà e l’Assessore Maerna vengano in Consiglio a riferirci nel merito.

L’anniversario del regicidio ricorrerà il 20 luglio e verrà celebrato con una manifestazione a Monza. Mi auguro che il gonfalone della Provincia di Milano quest’anno resti in consiglio provinciale e non venga confuso con i labari che si sono visti lo scorso anno.

A Podestà abbiamo fatto presente che proprio Umberto I° fu responsabile della sanguinosa repressione del maggio 1898 nei confronti del popolo che chiedeva la riduzione del prezzo del pane. A Milano i cortei popolari furono presi a cannonate da Bava Beccaris. Secondo alcune fonti i morti furono addirittura 800. Non capiamo proprio quindi cosa ci sia da celebrare.

Le commemorazioni dei defunti non possono confondersi con manifestazioni nostalgiche e anticostituzionali. A chi rimpiange i tempi andati ricordiamo che il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946  decretò, per fortuna, il passaggio dalla monarchia alla Repubblica. Cosa c’entra la Provincia di Milano con questa messinscena? Podestà ci deve delle risposte”.

Lista Civica Un’Altra Provincia
Partito della Rifondazione Comunista – Milano
Partito dei Comunisti Italiani – Milano
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Zona Rossa – 28 maggio 2012 – Brescia


Il 28 maggio 2012 una manifestazione antagonista sfilava per Brescia con l’obiettivo di raggiungere piazza della Loggia, per commemorare la strage nera del 1974, e denunciarne il significato politico che ebbe nel corso degli anni di piombo. E’ ingenuo aspettarsi da uno stato che fu complice dello stragismo, il rispetto delle libertà democratiche di noi cittadini. L’accesso alla piazza fu infatti interdetto ai manifestanti. La democrazia molto parziale dei governi berlusconiani prima e dei governi delle larghe intese oggi, ci ha insegnato che le voci di opposizione (le ultime rimaste in un paese in cui il parlamento vota tutto all’unanimità, senza voci di dissenso) non devono raggiungere i luoghi in cui i messaggi lanciati possano assumere un significato simbolico di rilievo e penetrare la coscienza pubblica. Ogni manifestazione, da Genova in poi, ha la sua Zona Rossa. Il dissenso è relegato ai margini. Ogni tentativo di incidere realmente nella coscienza dei nostri concittadini è punito severamente, manganello in pugno e codice penale alla mano. Il 15 ottobre 2011, a Roma, a una folla oceanica contro i governi dell’austerità, incazzata per l’assenza di un lavoro e di un futuro,  fu negato l’avvicinamento ai luoghi di potere delle istituzioni politiche italiane. La storia poi è nota: i manifestanti rinchiusi in piazza San Giovanni, preda dei caroselli delle camionette nere dei Carabinieri e i compagni arrestati. Di recente anche noi monzesi abbiamo vissuto il nostro esempio: la città militarizzata per tenerci lontani dalla villa reale e per impedire di inquadrarci alle telecamere dei media nazionali, puntate sulle celebrazioni ufficiali per l’inaugurazione della sede legale di Expo2015 e per l’arrivo di Napolitano e Letta in città.
A Monza è andato tutto bene. A Brescia la Polizia caricò, quando ancora il corteo percorreva il tragitto autorizzato e poi ancora quando i compagni manifestarono quella che potremmo definire tenacia, dignità o libertà, rivendicando il proprio diritto a infrangere la zona rossa. Dalle manganellate della Polizia non è riconosciuto il diritto di difendersi. Ogni atto di difesa, a mani nude – uno spintone, un calcio contro lo scudo in plexiglas del proprio assalitore – è considerata violenza e resistenza a pubblico ufficiale.  La semplice presenza in piazza, uno slogan, una parola di sconcerto è definita concorso morale. E poi via il novero delle improbabili accuse appioppate insensatamente e indiscriminatamente, senza nemmeno considerare il principio della responsabilità personale, a tutti i compagni rimasti coinvolti nelle dinamiche: furto, danneggiamento, lancio di oggetti pericolosi e via discorrendo. Le pene richieste dal PM Cazziani per i compagni presenti in piazza a Brescia quel 28 maggio 2012 sono infondate e inverosimili: Alessio 5 anni, Mario 1 anno e 4 mesi, Ashid 8 mesi.
Venerdì 19 luglio questi tre compagni, che nel più ampio elenco degli imputati per i fatti di Brescia sono quelli che hanno scelto la strada del rito abbreviato, arriveranno a sentenza. A loro e a tutti gli altri compagni coinvolti dalla repressione giudiziaria, tra cui anche militanti e dirigenti locali del nostro partito,  vanno i nostri più accorati auguri e la nostra totale solidarietà.
Coloro che vogliono trasformare la democrazia italiana in una unica grossa zona rossa, coloro che vogliono minimizzare la possibilità per le masse di incidere sulle dinamiche politiche del paese e sul proprio futuro, coloro che oggi in Parlamento e al Governo stanno minacciando la Costituzione, coloro che sperano di cancellare dallo scenario politico i compagni che animano il dissenso e i partiti che lo organizzano, sappiano che ci troveranno sempre schierati a barricata, di trasverso sulla loro strada fatta di sfruttamento, botte, stragi e repressione.

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza

Giovani Comunisti

Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, qualche link utile:

Nota Stampa – Radio Onda d’Urto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Umberto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Michele

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#7 LUGLIO – LA RISPOSTA DI MONZA


7 luglio 2013. Monza risponde degnamente all’oscenità dei manifesti comunali inneggianti all’arrivo di Napolitano. Centinaia di poliziotti, le vie della città impercorribili, la Villa Reale e i giardini chiusi per tre giorni: questi i preparativi per l’arrivo dei massimi esponenti del potere politico, col Presidente della Repubblica, anche Letta e Maroni. La loro iniziativa per l’inaugurazione della sede legale di Expo in Villa Reale sarà privata, lontana dagli occhi e dai bisogni di noi cittadini. A tutto questo Monza ha risposto.
Eravamo in piazza per dire che gli organizzatori e gli ospiti di quest’iniziativa sono i responsabili dell’orrenda politica che in questi ultimi tempi ha governato l’Italia: coloro che per ridurre il debito e ripagare le banche hanno strozzato l’economia reale di questo paese; coloro che hanno fatto passare come fatale e ineluttabile la distruzione dei diritti del lavoro conquistate in 50 anni di lotta sindacali, cosa che è in realtà nel solo interesse dei grandi gruppi industriali, di chi sul nostro lavoro fa profitti continuando ad arricchirsi nonostante la crisi; coloro che hanno annullato la dialettica politica, consegnandoci governi unitari, privi di opposizione, incontrollati, spregiudicati.
Ecco perché almeno mezzo migliaio di persone ha sentito la necessità di scendere nelle vie della città, per testimoniare che qui la gente non è passiva, ma osserva, valuta, ragiona e denuncia una politica lontana anni luce, tanto dagli interessi del popolo, quanto dal lume della ragione.
E’ infatti irragionevole ritenere che Expo porti sviluppo e occupazione. Quale sviluppo, se dall’evento le nostre istituzioni locali ne escono maggiormente indebitate, in una fase in cui i soldi mancano anche per i servizi fondamentali? Quale economia gira? Non certo ne beneficia il sistema produttivo. Semmai girano i soldi (spesso sporchi) dell’industria del cemento, con grande e nefasto impatto ambientale e urbanistico. Quale occupazione si crea? Lavori occasionali, da sei mesi i contratto, buoni solo per riproporre il paradigma del lavoratore sottopagato e senza tutele come soluzione per risollevare l’economia. Se un’economia si riprende in questo modo di sicuro ne saremo tagliati fuori noi giovani: sei mesi di salario non ci danno né potere d’acquisto, né la prospettiva di costruirci una vita, un futuro.
Il 7 a Monza eravamo forse un’avanguardia. Noi continueremo a lavorare per fomentare e organizzare il dissenso. Perché la nostra organizzazione, dei giovani e dei lavoratori, ci renda sempre meno passivi, sempre più protagonisti, sempre più d’ostacolo alla realizzazione di un mondo in cui le esigenze delle persone sono ai margini della politica, che si occupa frattanto solo di banche, affari privati ed esposizioni.

GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA

ostenda-6_600Giovani Comunisti

 

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MONZA NOEXPO


7luglio prc monza

APPUNTAMENTO DOMENICA 7 LUGLIO

DALLE ORE 15.00 IN LARGO MAZZINI

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