Archivio mensile:novembre 2013

DOCUMENTO DEL IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA


L’assemblea congressuale approva la relazione del Segretario Uscente Stefano Forleo e lo ringrazia per il lavoro svolto in questi difficili anni.

L’attuale fase politica durante la quale si svolge il nonoCongresso della Federazione Provinciale di Monza e Brianza del Partito della Rifondazione Comunista è caratterizzata dall’incedere dei guasti provocati dalle politiche recessive e antipopolari del governo delle larghe intese Letta e dei suoi predecessori: deindustrializzazione del territorio della Brianza che si sta trasformando in un deserto produttivo che riguarda anche le piccole e medie attività e ciò comporta una disoccupazione dilagante e nessuna prospettiva per un numero crescente di lavoratori e lavoratrici confinati nel precariato senza prospettive e futuro.
Le politiche recessive stanno strangolando le amministrazioni comunali che sono costrette a ridurre l’offerta di servizi sia alle persone che alle imprese.
Questo quadro di sfiducia e di illegalità diffusa è un terreno fecondo per le organizzazioni criminali e fasciste. In questa situazione potenti gruppi di potere proiettano sul territorio brianzolo il sistema spartitorio che spesso ha trovato protagonisti sia nel centro destra, che ha governato per un ventennio la regione, sia nel centrosinistra.
In questo insieme di contraddizioni prende corpo il senso della presenza e dell’utilità del PRC.
Il PRC uscirà da questa crisi se avrà la capacità di mettersi in discussione e di elaborare un progetto autonomo, rilanciando a sinistra un percorso comune di conflittualità che possa coinvolgere movimenti ed associazioni che in Brianza lottano contro le infrastrutture inutili (Pedemontana), contro le mafie, contro il consumo di suolo, a favore di un’economia sostenibile, per il diritto alla casa, allo studio e al lavoro.
Il ruolo dei comunisti, anche nel nostro territorio, è di portare alla luce i conflitti e le contraddizioni del nostro sistema politico ed economico; lottare contro gli sfratti per una giustizia sociale di classe, contrastare i fenomeni di precariato per una reale democrazia sul posto di lavoro, difendere il territorio e l’ambiente per intaccare il potere speculativo.
Il suolo brianzolo è al 54% edificato: più della metà. Ogni metro quadro di terreno libero va difeso, non solo per il benessere dei cittadini ma per contrastare la speculazione edilizia che imperversa sulla Provincia.

La presenza elettorale del PRC in Brianza deve essere orientata ad una coerente rappresentanza delle nostre istanze, finalizzata alla valorizzazione del nostro progetto politico ed al suo radicamento.

Perché il Partito della Rifondazione Comunista possa svolgere un ruolo di catalizzatore del conflitto sociale è indispensabile che teoria e pratica si sostengano vicendevolmente con un solido sforzo organizzativo alla base.
Per questo risulta indispensabile l’organizzazione di una Scuola di formazione politica permanente che si ponga l’obiettivo di affrontare i nodi teorici evidenziati dalla fase attuale con lo scopo di fornire ai militanti gli strumenti di comprensione e organizzazione del conflitto sociale.

Sul piano territoriale, affinché la nostra azione sia mirata ed efficace, è utile che i circoli monitorino le situazioni di criticità sui propri territori e che intervengano su di esse dialogando con la federazione per rendere più omogeneo e visibile all’esterno l’agire politico del partito. La condivisione delle esperienze e l’elaborazione di una strategia comune è necessaria per permettere al Partito di essere incisivo all’interno delle lotte presenti e future. Non potendo più contare su un diffuso consenso popolare è necessario essere presenti nei luoghi del conflitto in maniera organica ma determinante.

Bisogna partire innanzitutto dalle lotte del mondo del lavoro: la precarietà si abbatte in primo luogo nelle pubbliche amministrazioni, evitando le esternalizzazioni e le privatizzazioni di settori strategici come acqua e rifiuti e più in generale i servizi pubblici quali trasporti, sanità, istruzione e cultura. Ogni Comune deve perseguire l’interesse collettivo, anche rimodulando i criteri di equità nella tassazione.

E’ necessario che il CPF torni ad essere il luogo di elaborazione politica per eccellenza e che il suo ruolo non sia ridotto a quello di “ente certificatore” delle proposte della segreteria.
Partendo da questa proposta e preso atto che nella provincia sono presenti molti compagni e compagne che potrebbero portare nuove energie all’interno del partito ma che al momento si trovano isolati, è opportuno che si formino dei dipartimenti tematici in seno al CPF che siano in grado di analizzare ed elaborare iniziative politiche territoriali.
Fondamentale sarà il supporto dei circoli, che potranno interagire con altri compagni estendendo lotte e inchieste del territorio ad un livello più ampio.

In tale contesto il ruolo dei delegati sindacali iscritti al PRC è utile al Partito nella misura in cui possono aiutare le compagne e i compagni nella comprensione delle contraddizioni sul territorio in modo da rendere tempestiva la presenza del partito all’interno delle lotte.

Pensando all’immediato futuro è necessario anche valutare le opportunità di autofinanziamento che consentano al partito di mantenersi in vita. A questo scopo sarebbe necessario rilanciare la festa provinciale di Partito senza trascurare le feste che negli anni passati hanno dimostrato di essere in attivo.

APPROVATO A MAGGIORANZA DAI DELEGATI E DALLE DELEGATEostenda-6_600

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IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA: CONTINUA LA NOSTRA LOTTA NEL TERRITORIO!


Rifondazione Monza Brianza con il suo Nono Congresso decide di concretizzare i numerosi proclami al proseguo della lotta e al rafforzamento del suo radicamento sociale. Per farlo sceglie la via del rinnovamento, rimanendo nel solco ideologico che la contraddistingue. Per tramutare le parole in fatti assegna un importante ruolo nella Federazione di Monza Brianza all’attiva e propositiva componente giovanile.
Noi, giovani e comunisti, persevereremo nella nostra azione percorrendo l’unica strada vittoriosa: quella delle lotte.

GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA

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IN FONDO AL TUNNEL


Per Rifondazione, da qualche tempo, tira una brutta aria. Scontiamo una perdita di contatto con la nostra classe di riferimento, di cui possiamo incolpare solo noi stessi: la nostra grande incapacità è stata quella di mantenere un’interlocuzione con gli strati più deboli della popolazione, che ora sono facili da convertire a proposte non popolari, ma populiste. La mancanza di una posizione unitaria su alcune questioni fondamentali ci rende velleitari in molti contesti, non riusciamo ad affrontare l’avanzata del “pensiero debole” non solo tra i nostri nemici, ma anche tra i possibili alleati, convinti dell’inutilità della forma-partito. Le scissioni esterne ci hanno falcidiato, quelle interne bloccato: il correntismo pattizio ha incancrenito l’attività della dirigenza, costringendola a ripiegarsi su un fallimentare elettoralismo (sfido tutti a trovare un compagno che non si sia sentito dire “Rifondazione? Ah, esiste ancora?”). Un quadro che tutti conosciamo, nel quale andiamo a Congresso con ben 3 documenti contrapposti.
Ma proprio informandosi sul dibattito congressuale emerge un barlume di luce. Non un faro, intendiamoci, casomai una candela consumata. Ma nel buio totale, meglio di niente. Questa illuminazione fioca si ottiene informandosi sui risultati dei Congressi di Circolo sulle pagine Facebook, sui gruppi, sui siti, sui blog, sui giornali locali: non tanto dai risultati in sé, ma dal fatto stesso che questi risultati esistano. Circoli piccoli, di paesi minuscoli, nascosti chissà dove sull’Appennino o sui litorali, discutono, si confrontano e votano. Rifondazione, il più grande partito comunista d’Italia (mala tempora currunt), erede diretto del PCI e di Democrazia Proletaria, esiste ancora, su tutti i territori. Siamo pochi, stanchi, delusi, abbattuti, problematici. Ma vivi. Anche negli anfratti più sperduti d’Italia ci sono ancora comunisti, pronti a lottare e senza paura di avere un’identità forte, in un periodo di così grande relativismo. Nonostante le batoste elettorali, i fallimenti dirigenziali, gli errori e le cadute. La stanchezza e l’età. La mistificazione mediatica e ideologica. La damnatio memoriae. Le imponenti forze della reazione. Sapere che in paeselli di 1000 anime c’è un circolo che discute e si confronta significa sapere che non ce ne siamo mai andati, che ci siamo, che resisteremo. Che ci sarà sempre qualcuno a lottare per i diritti e la libertà.
Nessuno può dire come andrà il Congresso, quali saranno le figure deputate a guidare il partito dal 2014 in avanti. Ma chiunque si trovi in sella al cavallo imbizzarrito di Rifondazione, si ricordi di questo patrimonio materiale e culturale, che non può essere dissipato. Qui siamo, qui resteremo. E da qui ripartiremo.

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L’ODIO DELLE DESTRE NON SI FA ATTENDERE: SOLIDARIETA’ ANTIFASCISTA AL CONSIGLIERE GEROSA


Dopo la presentazione della mozione antifascista in Consiglio Comunale, le reazioni non si sono fatte attendere. Una carica istituzionale come il Presidente della Provincia Dario Allevi ha parlato di “rigurgiti di antifascismo” e di incitamento all’odio e alla violenza. Non poteva esserci risposta migliore alle sue parole che uno dei commenti al suo post su Facebook, in cui un esponente dell’estrema destra minacciava il consigliere comunale di SEL Alessandro Gerosa, presentatore della mozione, di violenza fisica. I Giovani Comunisti di Monza e Brianza esprimono la massima solidarietà ad Alessandro e si impegnano a proseguire la lotta antifascista sia in senso istituzionale (con la già citata mozione di cui siamo tra i principali promotori), sia in senso culturale, continuando a sensibilizzare la cittadinanza sul tema e a tenerla informata sull’inaccettabile rinforzamento delle destre nazifasciste.
Ora e sempre Resistenza!

Giovani Comunisti

GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA     
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PRESIDIO PER LA PRESENTAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE DELLA MOZIONE MONZANTIFASCISTA


La nostra mozione contro l’agibilità politica delle organizzazioni neofasciste raggiunge un altro decisivo traguardo e approda, giovedì 7 Novembre, in Consiglio Comunale. 
Continueremo la nostra azione, in prima linea sin dagli albori del percorso di MonzAntifascista, ribadendo un semplice, forte e chiaro messaggio: Monza, in nome dei medesimi ideali che spinsero l’Italia migliore a schierarsi per la libertà, rifiuta ogni rigurgito fascista.

Saremo presenti al Consiglio Comunale di Monza, giovedì 7 Novembre, iniziando un presidio per le 18.15

Giovani Comunisti

 


GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA – RIVOLTIAMONZA

 

 

 

 

 

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ANNAMARIA CANCELLIERI: UNA SCELTA DI CLASSE


Chissà cosa sarebbe successo se Stefano Cucchi o Aldo Bianzino avessero avuto il numero di cellulare del Ministro della Giustizia. Chissà cosa succederebbe se quel numero lo avessero tutti i detenuti nelle patrie galere. Chissà cosa succederà quando Annamaria Cancellieri riferirà al Senato sul proprio operato. Staremo a vedere. Nel frattempo, però, siamo costretti  ad assistere all’ennesima prevaricazione di classe da parte di un’esponente delle larghe intese.
I fatti sono presto esposti: il Guardasigilli ha ricevuto il 17 luglio scorso una telefonata privata da Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, il presidente onorario del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai, sotto accusa per falso in bilancio aggravato. Nella conversazione, la Fragni rivelava le pessime condizioni di carcerazione della figlia Giulia (condannata per lo stesso reato del padre a 2 anni e 8 mesi), a quanto pare denutrita: il Ministro, con impeccabile spirito umanitario, si è immediatamente mosso, sensibilizzando sul tema i due vice-capi dipartimento del Dap (amministrazione giudiziaria). Guarda caso, la Ligresti è stata scarcerata. “Senza che ci fossero pressioni”, spergiurano ipocritamente i suoi legali.
Commettendo un vero e proprio crimine di classe, il Governo delle larghe intese è dunque intervenuto per prevaricare addirittura le leggi borghesi e liberare dal giogo carcerario la rampolla di una delle più potenti famiglie d’Italia. Ha un bel dire la Cancellieri, quando sostiene che era suo dovere intervenire: lo sarebbe per ogni caso di denutrizione, sporcizia, sovraffollamento, possibile autolesionismo delle carceri italiane. Sappiamo benissimo che questi casi sono tutt’altro che rari, ma evidentemente non è una priorità la sistemazione di un sistema detentivo condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea, quello che proibisce i trattamenti inumani e degradanti (8 gennaio 2013). Le prigioni possono continuare a essere luoghi di disperazione, tortura e disumanità: l’importante è, a quanto pare, che i ricchi ne possano rimanere fuori, qualsiasi cosa succeda.
Si noti qui anche il fallimento delle teorie liberali: nel capitalismo, anche se de iure le leggi e le carceri sono uguali per tutti, de facto le cose non stanno affatto così; chiunque possa permettersi, grazie al proprio privilegiato status socioeconomico, migliori avvocati, agganci politici, o addirittura il numero privato di un Ministro, alla fine parte decisamente avvantaggiato.
Come Giovani Comunisti, noi non ci limitiamo, come “l’ala dura” (pazze risate) del Pd, a chiedere chiarezza, né tantomeno, come Grillo e i suoi accoliti, a desiderare le dimissioni della Cancellieri. Queste sono il minimo. Noi auspichiamo che l’intero Governo delle larghe intese, classista e neoliberista, lasci la guida del Paese, dopo aver mostrato la propria inadeguatezza ed essersi proposto come sommo garante degli interessi della borghesia più reazionaria e conservatrice. Continueremo a lottare, inoltre, perché le immonde condizioni carcerarie migliorino, e per un sistema giudiziario che davvero giudichi senza  distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ben consapevoli che questo è possibile solo fuori dal sistema capitalista.

 

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