IN FONDO AL TUNNEL


Per Rifondazione, da qualche tempo, tira una brutta aria. Scontiamo una perdita di contatto con la nostra classe di riferimento, di cui possiamo incolpare solo noi stessi: la nostra grande incapacità è stata quella di mantenere un’interlocuzione con gli strati più deboli della popolazione, che ora sono facili da convertire a proposte non popolari, ma populiste. La mancanza di una posizione unitaria su alcune questioni fondamentali ci rende velleitari in molti contesti, non riusciamo ad affrontare l’avanzata del “pensiero debole” non solo tra i nostri nemici, ma anche tra i possibili alleati, convinti dell’inutilità della forma-partito. Le scissioni esterne ci hanno falcidiato, quelle interne bloccato: il correntismo pattizio ha incancrenito l’attività della dirigenza, costringendola a ripiegarsi su un fallimentare elettoralismo (sfido tutti a trovare un compagno che non si sia sentito dire “Rifondazione? Ah, esiste ancora?”). Un quadro che tutti conosciamo, nel quale andiamo a Congresso con ben 3 documenti contrapposti.
Ma proprio informandosi sul dibattito congressuale emerge un barlume di luce. Non un faro, intendiamoci, casomai una candela consumata. Ma nel buio totale, meglio di niente. Questa illuminazione fioca si ottiene informandosi sui risultati dei Congressi di Circolo sulle pagine Facebook, sui gruppi, sui siti, sui blog, sui giornali locali: non tanto dai risultati in sé, ma dal fatto stesso che questi risultati esistano. Circoli piccoli, di paesi minuscoli, nascosti chissà dove sull’Appennino o sui litorali, discutono, si confrontano e votano. Rifondazione, il più grande partito comunista d’Italia (mala tempora currunt), erede diretto del PCI e di Democrazia Proletaria, esiste ancora, su tutti i territori. Siamo pochi, stanchi, delusi, abbattuti, problematici. Ma vivi. Anche negli anfratti più sperduti d’Italia ci sono ancora comunisti, pronti a lottare e senza paura di avere un’identità forte, in un periodo di così grande relativismo. Nonostante le batoste elettorali, i fallimenti dirigenziali, gli errori e le cadute. La stanchezza e l’età. La mistificazione mediatica e ideologica. La damnatio memoriae. Le imponenti forze della reazione. Sapere che in paeselli di 1000 anime c’è un circolo che discute e si confronta significa sapere che non ce ne siamo mai andati, che ci siamo, che resisteremo. Che ci sarà sempre qualcuno a lottare per i diritti e la libertà.
Nessuno può dire come andrà il Congresso, quali saranno le figure deputate a guidare il partito dal 2014 in avanti. Ma chiunque si trovi in sella al cavallo imbizzarrito di Rifondazione, si ricordi di questo patrimonio materiale e culturale, che non può essere dissipato. Qui siamo, qui resteremo. E da qui ripartiremo.

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One thought on “IN FONDO AL TUNNEL

  1. Giuseppe Poliani ha detto:

    Non sono mai stato iscritto a nessun partito e neppure a Rifondazione ma da più di tre decenni voto a sinistra e, da quando esiste, voto anche Rifondazione Comunista. Parlando di unità della sinistra mi i sono sentito chiedere proprio pochi giorni fa in risposta ad una mia mail su un forum, se Rifondazione esisteva ancora: ho risposto sì, che esiste, che insieme ai comunisti italiani fanno circa il 3% di voti nazionali e che se tutta la sinistra fosse unità anche a livello europeo, saremmo una forza determinante in questo quadro politico nazionale in putrefazione e decomposizione e in questa Europa.solo dell’Euro.
    Rifondazione può ancora rappresentare quello che Renzi dice non esistere più e cioè gli operai, la classe lavoratrice quella che più di altre oggi paga la crisi delle banche e della finanza. E’ uno dei pochissimi partiti che non ha rubato nulla ai cittadini italiani e allo stato, non ha avallato leggi “porcheria” come il porcellum, gli F-35, la TAV, condoni vari, leggi come la Bossi-Fini o altro, e può ancora rappresentare un punto di riferimento per le classi deboli. Basta stare uniti, questo è importante e spero che al prossimo congresso il nuovo direttivo eletto lo capisca e lo colga come chiave per andare nel futuro.

    Giuseppe Poliani

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