Archivio mensile:aprile 2014

La Resistenza non è finita!


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Storicamente, in concomitanza di crisi economiche e culturali, la barbarie fascista tenta di riaffiorare dal pantano in cui è stata relegata dalla storia. Oggi più che mai è necessario riaffermare quei valori che hanno spinto uomini e donne a combattere i regimi nazifascisti, sovente sacrificando la loro giovane vita, al fine di conquistare la libertà. 

Vietato abbassare la guardia! 

Il morbo fascista non è stato definitivamente debellato il 25 Aprile 1945, ma continua a serpeggiare nella nostra società in declino. Gli antifascisti e i democratici non possono più permettersi di limitare la lotta antifascista a sporadiche iniziative culturali, occorre scendere in campo con decisione. In quest’ottica noi Giovani Comunisti abbiamo dato primogenitura alla decisa proposta di vietare ai neofascisti l’utilizzo di strutture e spazi pubblici per propagandare idee in antitesi con la Costituzione antifascista tramite modifica del Regolamento Comunale del Comune di Monza.

Mesi dopo la presentazione della nostra proposta, approdata in Consiglio Comunale grazie ad un lungo percorso condiviso con ANPI, ANED e altre forze democratiche, siamo ancora in attesa che la mozione venga discussa e approvata. Ma, contrariamente a certe forze sedicenti democratiche che si mostrano immobili, noi non intendiamo rimanere indifferenti alle attività e alle provocazioni delle organizzazioni neofasciste nell’attesa che il lungo iter burocratico arrivi a compimento.

Numerosi sono gli impegni: in questa ottica sarà fondamentale la massima partecipazione alle iniziative che si terranno in ogni comune la mattina di Venerdì 25 aprile, al nostro spezzone (davanti Planetario di Palestro) nella grande manifestazione nazionale di Milano che partirà sempre il 25 alle ore 14 da Corso Venezia angolo Via Serbelloni per terminare come è tradizione in piazza Duomo e inoltre alla manifestazione antifascista indetta per martedì 29 aprile (concentramento alle ore 19 in piazza Oberdan) contro il corteo delle organizzazioni nazifasciste vergognosamente permesso dal Prefetto e dal Questore.

GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA

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Il nostro saluto al compagno Gabriel Garcia Marquez


All’età di 87 anni ci ha lasciato il maestro Gabriel Garcìa Marquez: con lui se ne va una delle ultime vere voci libere del mondo e una delle massime espressioni del romanzo nel ‘900, il miglior descrittore della realtà del Sud America e della sua incredibile dialettica tra realtà storica e dimensione mitica.

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Nella sua opera l’America Latina è sempre una terra mitologica, onirica, ai confini dello spazio e del tempo, eppure perfettamente calata nella storia: una realtà parallela che ha preso il nome di “realismo magico”. E così, se il paese di Macondo vive in una sua dimensione fantastica, gli eventi narrati aderiscono strettamente all’incomprensibile complessità delle vicende della sua terra. Sfruttati e sfruttatori, rivoluzionari e reazionari: come non intuire, nelle pieghe di ogni sua creazione il forte respiro della tensione storica? Marquez fu un protagonista del suo tempo e dietro all’apparenza dell’immaginifico era sempre presente l’engagement sartriano, non solo in letteratura, ma anche nella realtà: le sue prese di posizione politiche furono sempre nette e chiare. Fu amico personale di Fidel Castro, fin da prima del ’59, convinto sostenitore della rivoluzione cubana e frequentatore dell’isola; fu un attento osservatore, come reporter sul campo, dell’esperienza socialista cilena e della sua tragica fine; insieme all’omonimo matematico e a Jean-Paul Sartre, fece parte del Tribunale Russel incaricato di esaminare le violazioni di diritti umani in Cile; fu sempre attivo per la ricerca della pace e contro le ingerenze USA nella sua Colombia; negli ultimi anni si interessò al chavismo e alle vie al socialismo del XXI secolo. Sempre, insomma dalla parte delle rivoluzioni popolari e delle elementari spinte di riscatto umano che animano i protagonisti dei suoi libri.

Il primo evidente riferimento è quello a uno dei protagonisti del romanzo che gli valse il premio Nobel nell’82, Cent’anni di solitudine: il colonnelllo Aureliano Buendìa, che “promosse 32 sollevazioni armate e le perse tutte”, eccellente esempio di rivoluzionario romantico, il modello a cui Marquez si ispirò nel delineare tutte le sue figure ideali di uomini politici. Dai disillusi eroi di guerra protagonisti di Nessuno scrive al colonnello e L’autunno del patriarca, al calco di Simón Bolívar che domina Il generale nel suo labirinto: tutte figure alle prese con gli inganni, i dolori, le insidie del potere. E tutti, comunque, legati all’irreale realtà dell’America Latina, spesso accompagnati da forti e determinanti figure femminili, unico punto fermo e sicuro davanti alla contradditorietà del mondo. Dipingendo un affresco magicamente iperrealista della storia sudamericana da Simón Bolívar fino a Hugo Chavez, Gabo “ha proposto una rifondazione mitica dell’America Latina come terra del possibile” (Rosalba Campra, Rinascita).

“Desidero che il mondo sia socialista, e credo che prima o poi lo sarà.”

Gabriel Garcia Marquez

Giovani Comunisti Monza e Brianza

 

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Italia amore mio


Le vicende di cronaca internazionale si possono suddividere in vari gruppi, a seconda del tipo di azioni intraprese (militari, diplomatiche,..) o dell’impatto emotivo che suscitano. Ci sono vicende tragiche, luttuose, inquietanti, malauguranti, indifferenti, interessanti, piacevoli, comiche. E poi ci sono storie fastidiose. Il più delle volte ciò non dipende dai fattMassimiliano Latorre e Salvatore Gironei in sé, asettici e statici, ma al modo in cui essi vengono raccontati, e di conseguenza la vis retorica e polemica con cui le masse li reinterpretano e ne fanno slogan, venendo a comporre quel disastro culturale che va sotto il nome di opinione pubblica. In questa categoria, componendo un’ideale classifica di prurigine, domina incontrastata la vicenda dei marò, che più di ogni altra ha scatenato i più diversi sentimenti nel corpo della nazione, in gran parte convinto della fatal necessità di “riportarli a casa”, come i bambini dall’asilo con la maestra cattiva. Ecco alcune delle frasi che più spesso avete sentito, con qualche piccolo commento personale. Continua a leggere

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