Italia amore mio


Le vicende di cronaca internazionale si possono suddividere in vari gruppi, a seconda del tipo di azioni intraprese (militari, diplomatiche,..) o dell’impatto emotivo che suscitano. Ci sono vicende tragiche, luttuose, inquietanti, malauguranti, indifferenti, interessanti, piacevoli, comiche. E poi ci sono storie fastidiose. Il più delle volte ciò non dipende dai fattMassimiliano Latorre e Salvatore Gironei in sé, asettici e statici, ma al modo in cui essi vengono raccontati, e di conseguenza la vis retorica e polemica con cui le masse li reinterpretano e ne fanno slogan, venendo a comporre quel disastro culturale che va sotto il nome di opinione pubblica. In questa categoria, componendo un’ideale classifica di prurigine, domina incontrastata la vicenda dei marò, che più di ogni altra ha scatenato i più diversi sentimenti nel corpo della nazione, in gran parte convinto della fatal necessità di “riportarli a casa”, come i bambini dall’asilo con la maestra cattiva. Ecco alcune delle frasi che più spesso avete sentito, con qualche piccolo commento personale.

  1. “I marò vanno riportati a casa perché l’India si avvicina alle elezioni e potrebbero essere strumentalizzati politicamente!” Ah, perché da noi no? È stata incredibile la ridda dei partiti parlamentari, tutti affannati per dimostrarsi agli occhi del popolino degni del suo patriottismo da Bar Sport per raccattare qualche voto. Una vera e propria gara a chi ha più a cuore i nostri bravi e coraggiosi soldati, a chi meglio li difende, a chi più vuole riportarli in Italia. Somma idea, candidarli alle europee: i primi sono stati i repubblichini di Fratelli d’Italia, seguiti a ruota da altre formazioni, non solo di destra. L’amor di patria cialtrone, demagogico e fascistoide è sbagliato, certo, ma potrebbe portare qualche voto o ricondurre alle urne quelli che amano a tal punto l’Italia da non interessarsi di politica.
  2.  “I marò vanno riportati a casa, perché in India c’è un forte sentimento razzista anti italiano!” Studi statistici dimostrano che nel 98% dei casi questa frase viene pronunciata da uno/a che poco prima aveva detto..
  3.  “I marò non possono essere lasciati in India perché è un paese arretrato che chissà come li giudicherebbe!” Non è semplice razzismo, questa è la forma mentis dei colonialisti inglesi dell’800. Certo, l’India è un paese da più di un miliardo di abitanti, economicamente in crescita, culla di una civiltà millenaria, ma la folla si adatta agli stereotipi e rimanda gli indiani all’età della pietra, descrivendo l’eventuale processo ai marò come un ordalia barbarica di danzatori seminudi attorno a un fuoco e rituali orgiastici, con tanto di legge del taglione e di sicura pena di morte, in quel popolo di primitivi assetati di invitto sangue italico. Si può poi anche discutere sul fatto che da noi sarebbero giudicati imparzialmente: sulla spinta politico popolare, quale giudice, anche se militare, avrebbe il coraggio di condannarli per l’omicidio commesso?
  4.  “Lasciare i marò in India è un colpo alla sovranità nazionale!” Ma se ce lo chiedesse l’Europa…col Fiscal Compact abbiamo obbedito, no?
  5. “I marò sono degli eroi! Provaci te a stare in una prigione indiana!” Dall’epos omerico a oggi, il concetto di eroe si è evoluto lentamente verso quello di martire, anche per effetto della predominante cultura cattolica. Due militari che chissà per quale ragione si trovavano su una nave privata che nemmeno batteva il tricolore e che hanno commesso un errore di valutazione clamoroso, scambiando pescatori per pirati non sono certo eroi, ma possono essere scambiati dal becerume nazional-popolare per martiri della civiltà contro la barbarie. E poi la retorica della prigione indiana per cui vecchi, bambini, donnette e omuncoli versano amare lacrime fa ridere i polli: Latorre e Girone si trovano nel dorato esilio dell’ambasciata italiana e a Natale, se ne sono potuti tornati a casa per oltre un mese, con qualche politicante che berciava di non volerli lasciare andar via, dando sicuramente alla sottosviluppata India una lezione di correttezza internazionale. Certo, essere lontani da casa per molto tempo, comunque in condizione di imputazione in un processo è pesante. Ma non scambiamolo per eroismo.

In definitiva, la questione dei marò è piaciuta tanto alle folle perché ha risvegliato quel ridicolo patriottismo cialtrone che va dall’ur-fascismo di cui palava Umberto Eco fino ai tricolori sventolati dai Forconi al grido di: “Siamo tutti cittadini italiani”. Quell’amor patrio di un paese che si auto odia, ma ridiviene una corazzata indistruttibile quando vince i mondiali di calcio o quando i suoi abili media e i suoi abilissimi rappresentanti istituzionali costruiscono ad hoc un nemico comune. I comunisti, gli immigrati, l’India. Un Paese che non conosce la propria storia, la propria cultura, le proprie istituzioni. Ma sa di doverle difendere.

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