Pace separata


marcia_della_pacePace, pace, pace. È l’unica parola che sentirete echeggiare dalle piazze d’Italia in questi convulsi giorni di attacchi via terra e aerei abbattuti. La chiedono le Chiese, le sinistre diffuse e confuse, i politicanti, i giornalisti freelance. Si piangono amare lacrime e si fanno sit in, si alza la voce e si scrivono lettere, ma il tutto è pervaso da un insopportabile idealismo di fondo. La pace, come la giustizia o la libertà, è infatti un ideale universale. Quale essere umano, potrebbe dichiarare di non avere a cuore un mondo senza sparatorie, senza notti illuminate a giorno dai missili, senza morte né paura, all’insegna della collaborazione dei popoli? Quale potente non assumerà, magari sinceramente, la pace, la sicurezza e la libertà del proprio popolo come valori supremi e intoccabili? Il problema è che la pace non arriva dal cielo come una benedizione grazie all’enorme bandiera arcobaleno stesa da Sel a Roma. Se si astrae dalle effettive condizioni internazionali, se non si fa una precisa disamina (per quanto possibile) dei fatti, se non si conoscono le reali condizioni storiche in cui una guerra è maturata, in definitiva se non si prende una posizione (1), non si può chiedere la fine della ragione dei mortai, miracolosamente sostituita da quella dell’amore e della compassione grazie a un improvviso slancio pietistico delle parti in lotta. La violenza fisica è ripugnante, quanto di più degradante un uomo possa compiere verso un suo simile, ma è un’inevitabile necessità storica. Perché sempre nella storia ci sono stati (e presumibilmente sempre ci saranno) paesi aggressori e aggrediti, usurpati e usurpatori, invasori e invasi, e la resistenza armata può diventare dovere, necessità, unica via. Se si chiede astrattamente la pace, si ammette di conseguenza che prendere le armi è comunque un errore e un’aberrazione, si equiparano le bombe di tutti, si fa finta che i razzi di Israele non siano più condannabili dei petardi provenienti dalla striscia di Gaza (2), ci si tappa gli occhi davanti ai massacri compiuti in Crimea o nel Donbass dalle milizie filonaziste del nuovo governo ucraino (3). Si abbandona la realtà della politica e della storia per rifugiarsi nell’idealismo, sicuramente consolante, ma molto probabilmente effimero. Per fortuna, nell’Italia invasa dai nazi settant’anni fa, qualcuno la pensò diversamente.

 

1) con “prendere una posizione” non si intende divdere manicheamente il mondo in buoni e cattivi, in governi amici e prezzolati al soldo della CIA. Si intende avere una propria visione della situazione, criticamente e senza dogmi.
2) e infatti, ai banchetti pro Palestina della già citata sinistra “diffusa e confusa” (la definizione non è mia) qualcuno degli organizzatori chiedeva di recuperare ed esporre bandiere di Israele.
3) nota per le anime belle: tutto ciò al netto dell’abbattimento dell’aereo malese, su cui comunque non ci sono (per ora) prove nè in un senso nè nell’altro.

 

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