Partita doppia


l43-lega-nord-salvini-140122173026_mediumChissà di cosa hanno piacevolmente parlato Matteo Salvini e le milizie filorusse in Ucraina. Le sanzioni? Putin? Il Milan? Chissà di cosa hanno amabilmente discusso Matteo Salvini e il leader nordcoreano Kim Jong Un. Strade pulite? Parate militari? I capelli di Razzi? Chissà se il segretario della Lega Nord ha raccontato con che voti ha eletto europarlamentari in Centro Italia, con quali associazioni il suo partito organizza iniziative territoriali, chi saranno i simpaticoni invitati alla manifestazione nazionale del 18 ottobre. Immaginate le facce dei combattenti ucraini, che da mesi lottano contro un golpe eversivo attuato col decisivo contributo dell’estrema destra, al sentire quei nomi.

Diceva qualcuno che la storia si ripete due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Spesso però il limite tra i due momenti è un po’ difficile da individuare. Si pensi all’avvento del fascismo: Mussolini riuscì a convogliare in un unico progetto politico istanze molto diverse, accomunate inizialmente dal solo fatto di opporsi alla plutocratica democrazia liberale borghese. L’odio e le persecuzioni verso le sinistre arrivarono dopo, inizialmente anzi, nel programma di San Sepolcro del 1919 erano contenute rivendicazioni parasocialiste che mettevano in discussione proprietà privata e accumulazione di capitali: fu questa l’origine delle simpatie di molti intellettuali ed esponenti della classe operaia verso il fascismo delle origini. Ad ogni modo i bersagli principali erano il chiacchiericcio parlamentare e l’immobilismo perbenista delle classi borghesi, il cui modello liberale era in difficoltà. Fu tragedia, certo, ma anche un po’farsa, col Mediterraneo “lago italiano” e le foto durante la mietitura.
Anche oggi, c’è un indubbio vacillare di un certo tipo di democrazia, per vari motivi di cui si cercherà di dare rapida sintesi. Si sente ripetere, talmente spesso da sfiorare il luogo comune, la teoria sociopolitica secondo cui in Italia è sempre mancata una vera destra liberale. Probabilmente questo è un dato reale: le destre dell’Italia repubblicana non si sono mai davvero liberate del rigorismo morale e conservatore del cattolicesimo o, peggio ancora, della mentalità e del retaggio fascisti, stringendo mani in Parlamento e facendo contemporaneamente saluti romani alle commemorazioni dei caduti di guerra. Negli ultimi vent’anni, poi, Berlusconi e sodali hanno indubbiamente fatto gli interessi della classi di riferimento della destra liberale (ad esempio iniziando lo smantellamento del welfare state), ma non si sono mai posti problemi tipici della tradizione libdem (tranne negli slogan elettorali) come lo snellimento della burocrazia o l’abbassamento della tassazione per le imprese. Oggi, la destra liberale rialza la testa col PD di Matteo Renzi, che ha compattato un blocco sociale (terminologia d’obbligo davanti a un 40,8% di elettori) composto in buona parte dalle classiche figure che supportano le formazioni, appunto, liberali: classe media diffusa, imprenditori, artigiani, commercianti, giovani che vorrebbero appartenere a una di queste categorie. In più, l’ex sindaco di Firenze ha attirato il consenso di una fascia di intellettuali disposti a supportare la sua ideologia delle ideologie morte e di un buon numero di lavoratori assunti con tutte le tutele garantite da decenni di lotte e scioperi, e che di quelle tutele hanno ancora qualcosa da perdere. Al netto di ciò, però, il Parlamento rimane bloccato: nessuno appare coraggioso abbastanza da fare le “riforme”, necessarie e inderogabili. Questo crea diffuso malcontento e dà spazio a populismi che però, in quanto tali, una volta sbarcati nelle istituzioni si rivelano per quel che sono: dilettanti allo sbaraglio. In questo convulso panorama, il disegno di Salvini è chiaro: unire quelle forze che si oppongono all’inerzia della politica, per cercare di dare risposte ai problemi immediati: l’immigrato che toglie il lavoro, i politici che rubano e mio figlio che si droga, nel tentativo di opporsi al perbenismo del pensiero unico borghese (parole già usate, che in questo caso spiegano anche le visite internazionali a leader considerati dai più dittatori sanguinari), su basi dichiaratamente xenofobe e populiste. Dove trovare queste forze? La risposta è semplice: nella galassia dell’estrema destra, che Salvini sta riuscendo nel miracolo di unire. Forza Nuova sarà in piazza alla manifestazione nazionale della Lega, Casa Pound ha supportato Borghezio alle europee, il gruppo neonazista Lealtà Azione ha collaborato con la Lega all’organizzazione di un convegno su “Omofobia ed eterofobia” proprio qui a Monza. In comune ci sono l’odio per il diverso e lo straniero, l’opposizione all’Unione Europea, il prurito alle mani, il manganello facile, il rifiuto delle mollezze parlamentari e, tipico delle estreme destre, il desiderio di non voler cambiare nulla in realtà, ma anzi la disponibilità a vendersi al miglior offerente che le userà per reprimere qualunque rivendicazione delle fasce deboli della popolazione. Ieri solo gli operai, oggi anche i migranti. La storia ci dice questo. È sicuramente farsa, con Borghezio che, insieme a militanti di Casa Pound, canta “Lazio nazione, il resto è meridione!”. Ma sarebbe facile tramutarla presto in tragedia.

Alessandro Boggiani

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4 thoughts on “Partita doppia

  1. Soldato Kowalsky ha detto:

    L’ha ribloggato su Soldato Kowalskye ha commentato:
    Articolo interessante.
    Non sono particolarmente convinto sulla funzione unificante di Salvini rispetto a gruppi e gruppuscoli fascisti. Cioè, intendiamoci, si tratta di un’OPA ostile. Salvini si vuole mangiare le energie che ci sono, usarle per darsi una struttura al di sotto del Sacro Fiume Po e poi lasciare chi ancora si ostina a voler far sopravvivere la propria micro organizzazione a grattarsi la rogna.
    Il problema è: quante energie ci sono veramente? E’ sicuro che le ultra decennali rivalità tra gruppetti non facciano saltare il giochino prima di arrivare al punto?

  2. Franco ha detto:

    Articolo davvero interessante e documentato. Bravo

  3. marco fraceti ha detto:

    Ottimo contributo. Studiare, analizzare e lottare è l’unica medicina contro il pensiero unico e l’opportunismo. Non importa mai quanti saremo; importa esserci sempre. Sabato 18 a Milano il messaggio lo hanno ricevuto forte e chiaro. Torino, Milano e Bologna una parte sicuramente minoritaria del Paese ha reagito. Sta anche alla ns politica capire la carenza di rappresentanza e apporvi rimedio rapidamente.

    marco fraceti

  4. Partita doppia ha detto:

    […] Fonte: rivolimonza.wordpress.com […]

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