Archivio mensile:febbraio 2015

Autoassoluzione e vittimismo nella commemorazione del 10 febbraio


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Come ogni anno ci avviciniamo al 10 febbraio e come ogni anno, da un po’ di tempo a questa parte, ci avviciniamo assistendo a un’escalation di vittimismo nazionale istituzionalizzato che ci accompagna in un’acritica presa di posizione riguardo a tragici eventi di una guerra all’umanità portata in tutto il mondo dal nazifascismo a metà del secolo scorso.

Questa data in ricordo delle “vittime delle foibe” fu istituita nel 2004 con il benestare del cosiddetto centrosinistra in un clima di “riconciliazione nazionale” avviato simbolicamente in parlamento, nel lontano 1996, da un discorso di Luciano Violante nel quale riabilitava i “ragazzi di Salò” (sic! http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/13/Bravo_Violante_noi_che_eravamo_co_0_9605135314.shtml). Negli ultimi anni questa presa di posizione anti-slava ha raggiunto un livello tale da assurgere a motivo di una quasi rottura diplomatica con i paesi della ex-Jugoslavia quando l’ormai ex-presidente della Repubblica Napolitano, in un discorso al Quirinale il 10 febbraio 2007, parlò di <<un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo […] e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”>>. Tutto il discorso vide una durissima replica punto per punto da parte dell’allora Presidente della Repubblica di Croazia Stjepe Mesić che accusò Napolitano di <<aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico>>. La crisi diplomatica fu prontamente sedata, come non vedere tuttavia nelle dichiarazioni della più alta carica dello Stato italiano l’apoteosi di questo revisionismo autoassolutorio e vittimistico, prodotto di punta creato dalla riconciliazione nazionale?Parma100209
Ma a parte le fantasiose ricostruzioni riguardanti il numero delle vittime italiane finite nelle foibe, l’errore più grande di questa revisione nazionale della storia è presentare gli avvenimenti della fine della guerra come avulsi dal contesto in cui ebbero luogo. Si fa partire la storia da un punto a noi favorevole per oscurare tutti gli avvenimenti precedenti e le atrocità commesse dagli italiani, in chiave autoassolutoria, e si rivendica, in chiave vittimistica, giustizia storica per le vittime della “Shoah italiana” (Maurizio Gasparri, aprile 2008). Questa giornata da quando è stata istituzionalizzata ha creato imbarazzo e ricevuto critiche, anche da parte di studiosi e opinionisti moderati, sia italiani che dei paesi dell’ex-Jugoslavia; da aperte accuse di razzismo e revisionismo storico, ad auspici che si ricordassero sia le vittime delle violenze jugoslave che quelle delle violenze italiane; è in ogni caso evidente, da qualsiasi parte si voglia analizzare la questione, la totale mancanza di volontà delle autorità italiane di ricercare una verità storica.cartolina-invito-mostra-Testa-per-dente-2012
Nonostante nel testo di legge sia dichiarato che le istituzioni debbano favorire “la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti” ciò avviene solo nel momento in cui ci si attenga al seminato dettato dalla nuova ricostruzione storica. Gli studi, anche autorevoli, che smentiscono le tesi dei riconciliatori italiani non sono considerate valide. L’esempio più lampante di questo atteggiamento è l’assoluto disinteresse, anzi quasi boicottaggio, dimostrato verso uno studio congiunto di una commissione di studiosi italiani e sloveni che in 7 anni (dal 1993 al 2000) ha cercato di fornire una ricostruzione condivisa dei fatti (relazione finale pubblicata in AA.VV., Dall’impero austro-ungarico alle foibe. Conflitti nell’area alto-adriatica, Torino, Bollati Boringhieri, 2009, pp.243-274). Questa ricerca imparziale, nonostante si fosse formata su iniziativa dei rispettivi ministeri degli Esteri, in Italia non ebbe alcuna presentazione pubblica, nè da parte delle istituzioni, nè in alcun ambito accademico; fu del tutto ignorata a livello nazionale (ci fu qualche attenzione solo da parte della stampa locale).

2Questa memoria selettiva permette di eliminare dalla storia la brutale occupazione italiana dei Balcani, fatta di leggi razziali, repressione e campi di concentramento, per l'”italianizzazione” di territori di confine a popolazione mista o a maggioranza slavofona, e fatta di infoibamenti di slavi e italiani antifascisti. Non mi dilungherò sulle violenze fasciste in Jugoslavia, come non mi dilungherò sugli avvenimenti post-bellici, ma la ricostruzione delle autorità italiane permette di assolversi da terribli crimini razziali anti-slavi e da un’occupazione territoriale che nulla ha da invidiare alle occupazioni naziste. (Per approfondire http://www.criminidiguerra.it/).
E la Germania non ha mai cercato nessun revisionismo storico per riabilitare le vittime tedesche provocate dal collasso del fronte orientale. (Gli unici a fare tentativi in questo senso sono piccoli gruppi politici apertamente neo-nazisti)

La strumentalizzazione del tema delle foibe e dell’esodo, una volta appanaggio solo dell’estrema destra neofascista, è stata presa in carico dalla quasi totalità dell’arco costituzionale. E se non sorprende che partiti come Forza Italia, Nuovo CentroDestra o la Lega si accodino ai loro alleati più a destra, ci si potrebbe chiedere come mai nel tempo (dalla Margherita al PD) questo argomento sia diventato appannaggio anche del centro-sinistra. A mio modo di vedere l’origine di questo interessamento è da cercare nelle tesi di riconciliazione nazionale, proposte ormai da quasi vent’anni, riguardo a qualsiasi situazione che è possibile far rientrare nella teoria degli opposti estremismi. Condannare allo stesso modo diversi tipi di estremismi per mettersi nel mezzo, per presentarsi come ragionevoli, per collocarsi nel “giusto”. Questa teoria punta a riunire sotto un unico grande ombrello (big tent) le opinioni di tutti i cittadini, che, una volta riconciliati, sono tutti possibili elettori dello stesso partito. Ma nell’ambito di “opposti estremismi” di nazioni diverse (fascisti e titini), cosa c’è di più facile se non fomentare l’odio contro l’altro e, tramite una memoria selettiva e una rilettura della storia, autoassolversi rendendo tutto il popolo italiano vittima della “furia slava”?
Un passaggio assolutamente necessario per il nuovo PD-Partito Nazione di Renzi.

Noi in quanto marxisti non possiamo che condannare una tale mancanza di analisi e di ricerca che strumentalizza ciò che è accaduto, e in quanto comunisti non possiamo non ricordare che la Seconda Guerra Mondiale fu una lotta contro l’orrore nazi-fascista e allo stesso modo non possiamo non ricordare l’eroica resistenza dei partigiani jugoslavi che liberarono i Balcani e l’Italia orientale dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, ai quali Mussolini aveva lasciato Trieste. Una riconciliazione in Italia è necessaria, ma questa non è la riconciliazione con i fascisti è la riconciliazione con i paesi della ex-Jugoslavia, per non dimenticare che il fascismo è SEMPRE barbarie.

V. A. F.

 

Fonte principale per le dichiarazioni: Antonio Violante e Alessandro Vitale, L’Europa alle frontiere dell’Unione. Questioni di Geografia storica e di Relazioni internazionali delle periferia continentali, Milano, Ed. UNICOPLI, 2010.

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Comunicato di solidarietà antifascista


Manifestazione_antifascista
I Giovani Comunisti di Monza e Brianza denunciano con forza la vile aggressione fascista compiuta sabato scorso, di fronte al liceo milanese Leonardo Da Vinci, ai danni del giovane studente e rappresentante UDS di Milano.

Oggi come ieri i barbari fascisti, consapevoli della pochezza delle loro idee peraltro già sconfitte dalla Storia, affidano alla violenza il loro messaggio di odio. Ma oggi come ieri ogni militante antifascista è pronto a difendere i valori della libertà e della democrazia.

I Giovani Comunisti di Monza e Brianza invitano tutta la cittadinanza a partecipare alle attività che le reti antifasciste organizzano e organizzeranno per ribadire, ancora una volta, che il fascismo non passerà.

Monza, 03/02/15

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