FACCIAMOCI GIUSTIZIA DA SOLI


Un ladro si intrufola in un’abitazione e l’inquilino lo uccide con un colpo di pistola. Questo, a grandi linee, quello che è successo qualche giorno fa nella casa di un pensionato di Vaprio D’Adda. Come spesso succede in questi casi di cronaca l’opinione pubblica si infiamma e i social network esplodono di interventi in favore dell’una o dell’altra parte. Noi preferiamo inserire la questione in uno scenario più ampio da prendere in analisi.

Ciò a cui assistiamo all’interno del dibattito non può non farci constatare un imbarbarimento generale dello scenario sociale. È il trionfo dell’individualismo selvaggio, della legge del più forte, del sentimento di necessaria difesa contro tutto e tutti per sopravvivere che si trasforma all’occorrenza in attacco. Questa è la realtà costruita dal capitalismo che la sua attuale forma neoliberista esalta a dismisura. Un mondo in cui le masse sono disilluse dalla politica che sentono sempre più distante, rassegnate all’inevitabilità del dogma di mercato secondo cui chi riesce a prevalere sugli altri vince, o meglio, non perde.

L’irrefrenabile mercato libero ci pone davanti ad un ciclo mostruoso. La ricchezza si accumula nelle mani di una cerchia sempre più ristretta di persone, la povertà dilaga favorendo la crescita della forza malavitosa in interi quartieri e troppe persone si affidano alla criminalità e ai furtarelli pur di sopravvivere in questo inferno. I settori della politica piegati al dogma neoliberista – attualmente la stragrande maggioranza dell’arco parlamentare –, quando non sono totalmente complici in prima persona, non riescono a trovare una soluzione che risolva il problema alla radice, perché essi stessi fanno parte della radice, che ne siano consapevoli o meno. Allora, si dirà, devo farmi giustizia da solo! Se qualcuno cerca di appropriarsi di quel poco che sono riuscito a racimolare dopo essermi battuto contro tutto e tutti, devo potermi difendere! Dunque non mi resta che esercitare l’unico vero diritto di cui posso godere nel mondo capitalista: comprare. Comprare armi e difendermi, perché in questo mondo devo ammazzare prima che ammazzino me. Con grande piacere dei produttori di armi. Il mercato ha creato il problema, il mercato ha offerto la soluzione.

La campagna a favore della giustizia “fai dai te” della Lega Nord ha messo in chiaro il vero ruolo di baluardo del neoliberismo del partito di Salvini, a parole contro i “poteri forti”, nei fatti semplice sostenitore di alcuni settori della borghesia contro altri. La Lega non fa altro che sostenere la logica prima esposta: c’è chi vince e c’è chi perde, chi vince deve difendere a tutti i costi il proprio bottino. Con la sua recente e terribile proposta – un contributo comunale per chi voglia acquistare un’arma – il leghista Buonanno dimostra chiaramente di chi sono le tasche che la Lega vuole riempire: lobby e multinazionali. Le tasche di pochi, non le tasche dei lavoratori, delle classi meno abbienti e nemmeno le tasche di chi, dopo aver portato a casa un’arma, si sentirà più sicuro.

Questo modello sociale che impone la legge del più forte ad ogni individuo deve essere abbattuto, ma non possiamo aspettarci che a farlo siano gli stessi che lo hanno generato. Il modello sociale alternativo, quello in cui le persone collaborano e non si ammazzano, si chiama socialismo e a costruirlo devono essere le classi subalterne unite e non più messe le une contro le altre.

Dunque sì, facciamoci giustizia da soli. Contro il vero nemico, però.

2008-07-26-workers-fist

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