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SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI K-FLEX


I Giovani Comunisti di Monza e Brianza – giovanile di Rifondazione Comunista – Federazione di Monza e Brianza – ha devoluto 200 euro sul conto corrente intestato al Fondo di solidarietà istituito da CGIL, CISL e UIL per sostenere la lotta incessante dei lavoratori K-Flex in presidio permanente da gennaio fuori dai cancelli dell’azienda per contestare i 187 licenziamenti.
Dopo aver ricevuto i finanziamenti europei, l’azienda chimica – con logiche aziendalistiche e padronali – vuole delocalizzare la produzione per abbattere il costo del lavoro, rovinando la vita a quasi 200 famiglie.
Il nostro è un piccolo contributo per sostenere la lotta. Al contributo accompagniamo tutta la nostra solidarietà e la nostra indignazione: è giusto lottare per i propri diritti!
Chiederemo un intervento di solidarietà e denuncia anche al Segretario nazionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo, e alla Europarlamentare Eleonora Forenza, a nome della Sinistra Europea.

 

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Una nota sul mio ex-professore: Pier Carlo Padoan


padoan
Pier Carlo Padoan fu uno dei miei professori durante i corsi del master in Economia del Coripe Piemonte, presso il Collegio Carlo Alberto. Sebbene fosse un master rigorosamente “mainstream”, ricordo che le lezioni di alcuni docenti, come Luigi Montrucchio e Giancarlo Gandolfo, suscitavano il nostro vivo interesse e alimentavano le discussioni. Tra i docenti c’era pure Elsa Fornero,  che nel ruolo di professoressa rendeva indubbiamente molto meglio che in quello successivo di ministra. Rammento che invece non eravamo particolarmente entusiasti delle lezioni di Padoan. Forse a causa degli alti incarichi che all’epoca già ricopriva, in aula appariva un po’ distratto, vagamente annoiato, non particolarmente persuaso dai grafici che egli stesso tracciava sulla lavagna. Di una cosa tuttavia il nostro pareva convinto: la sostenibilità futura della nascente moneta unica europea era da ritenersi un fatto ovvio, fuori discussione.

Era il 1999, data di nascita dell’euro, e Padoan guarda caso teneva il corso di Economia dell’Unione europea. Una volta gli chiesi cosa pensasse delle tesi di quegli economisti, tra cui Augusto Graziani, che esprimevano dubbi sulla tenuta dell’eurozona; domandai, in particolare, quale fosse la sua valutazione di quegli studi che già all’epoca criticavano l’idea che gli squilibri tra i paesi membri dell’Unione potessero essere risolti a colpi di austerità fiscale e ribassi salariali. A quella domanda Padoan non rispose: si limitò a scrollare le spalle e a sorridere, con un po’ di sufficienza.

All’epoca in effetti l’atteggiamento di Padoan era piuttosto diffuso. L’euro veniva considerato un fatto definitivo, discutere di una sua possibile implosione era pura eresia. Ben pochi, inoltre, si azzardavano a dubitare delle virtù taumaturgiche dell’austerità. Da allora evidentemente molte cose sono cambiate. Continua a leggere

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