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LA STORIA NON E’ FINITA


In un periodo storico di grande fiducia nelle capacità di sviluppo del sistema del capitale, Francis Fukuyama, aveva affascinato molti con un annuncio incredibile e altisonante: “La fine della storia”. Era tempo per una supremazia indiscussa del modello di democrazia borghese occidentale, ad economia di mercato, segnata da dominio economico, finanziario e politico degli Stati Uniti d’America.

Molti anni prima, Marx diceva che la storia non si ferma mai, perché le forze che la animano, gli uomini che la vivono, agiscono perpetuamente per tirare la storia dalla propria parte.

Negli anni ’90, Fukuyama pareva proprio aver ragione. Le speranze di un mondo diverso si spegnevano col finire del secolo. I miti del cambiamento crollavano insieme alle democrazie popolari. Il capitalismo trionfava sotto l’insegna dell’ideologia liberista.

Qualcosa però sta cambiando.
La vittoria indiscussa del liberismo economico ha creato una società globale plasmata sulle esigenze della finanza e della corposa elite economica che gestisce la produzione e i flussi di merci. Ma questo mondo oggi non sta in piedi. Grandi banche sono fallite, parecchi stati sono sull’orlo della bancarotta, la stabilità della vecchia Europa è messa a rischio, la leadership statunitense è messa pesantemente in discussione dalle economie emergenti come Cina, Brasile, India e dal percorso politico socialista, anticapitalista e antimperialista intrapreso dalle “vecchie colonie degli USA” ovvero i paesi sudamericani confederati nell’ALBA.

Gli organismi di governo dell’esistente, la BCE, l’FMI, il G8, l’Unione Europea, vogliono riprendere il controllo e lanciano diktat agli stati. Tracciano linea guida per le politiche nazionali, schiacciando i governi eletti sotto la costante minaccia di abbandonare il loro paese al proprio destino di crisi. I popoli e gli stati che decidono politiche alternative sono out. La democrazia borghese perde di significato, poiché le scelte politiche sono sovradeterminate: la socialdemocrazia si piega alle esigenze del liberismo e tutti i partiti borghesi si trovano a dire le stesse cose, ad approvare le stesse ricette. Chi ci ha portato in questa situazione di crisi, pur di riprenderne il controllo, sta giocando al raddoppio, perpetrando le stesse politiche del passato con vigore ancor più distruttivo verso i diritti dei lavoratori, verso la democrazia, verso le sovranità dei popoli.

Ma qualcuno risponde che al raddoppio non ci sta e qualcuno addirittura che il capitalismo lo vuole lasciare. E’ il 27% di greci che hanno votato la coalizione di partiti comunisti SYRIZA. E’ il popolo venezuelano col suo percorso rivoluzionario bolivariano. E’ il 10% dei francesi che hanno scelto il programma radicale di Melenchon. Sono i popoli spagnoli e greci che scendono in piazza a sfidare le forze della repressione per affermare il proprio diritto a governare l’esistente. Sono gli italiani ingolfati nell’antipolitica e nella veemenza futile di Grillo, che delegittimando la politica intera, altro non chiedono che una democrazia reale e diretta. Sono anche le ombre nere e minacciose che si stanno alzando in Europa per offrire un’alternativa finta, una via di sfogo alle richieste popolari, che sa di vecchio, di reazione, di continuità.

Sono tanti i germogli di un mondo che vuole cambiare. Che cerca nuove strade e nuove vie per costruire una realtà capace di coniugare uguaglianza e libertà. In Italia pare che nonostante gli sforzi di tanti compagni, di tanti uomini e donne in lotta, i germogli non vogliano spuntare. Siamo a un punto zero in cui non c’è risposta ai diktat sovranazionali, alle controriforme del governo Monti, allo svilimento e alle modifiche della Costituzione. In due anni abbiamo perduto i contratti nazionali di lavoro, l’articolo 18, la possibilità per i giovani di avere una pensione, le recenti vittorie referendarie e quindi popolari in tema di tutela del patrimonio pubblico, la possibilità di fare politiche sociali per via degli “obblighi di bilancio”. Eppure tutto tace: le piazze sono vuote.

All’Italia manca qualcosa che i Giovani Comunisti di Monza e Brianza vogliono, quest’anno, contribuire a costruire. Mancano due cose. Una è la controinformazione, l’analisi compiuta delle dinamiche storiche in atto, la consapevolezza diffusa di cosa ci aspetta continuando su questa china. L’altra è un progetto definito verso cui dirigere le forze di chi vuol cambiare l’esistente e con cui quietare i timori di chi si aggrappa a questa realtà per quanto questa continui a deteriorarsi, a causa della giusta paura dell’ignoto, del baratro e del fallimento.

Dietro al progetto serve un organizzazione, che Rifondazione Comunista nel suo complesso deve costruire all’interno del panorama politico, del sindacato, del movimento studentesco. Nel frattempo dobbiamo riflettere e informare.
Per questo motivo lanciamo  una compagna di iniziative di analisi e controinformazione:

“La storia non è finita”

Vi aspettiamo al primo appuntamento, “Black Dawns”, Venerdì 12 Ottobre dalle ore 20.00, presso il Circolo Libertà di Viale Libertà 33. Una serata sulle minacce in tempo di crisi e di dominio liberista per l’attuale assetto istituzionale, per la democrazia come la abbiamo conosciuta fino ad ora, per la Costituzione dei partigiani.
GIOVANI COMUNISTI di MONZA e BRIANZA – RivoltiaMonza

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