Archivi categoria: Lavoro e Crisi

Il sindacato deve cambiare. Solidarietà a Giorgio Cremaschi


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Infuria il dibattito congressuale della CGIL, dentro e fuori le stanze dell’organizzazione.
Sotto la guida Camusso si prepara un terreno difficile da percorrere e si prepara un clima pesante e autoritario proprio nella fase di confronto.
La cacciata di Giorgio Cremaschi, promotore del documento alternativo “Il Sindacato è un’altra cosa”, dall’assemblea di Milano del 14 febbraio è lo specchio della crisi del Sindacato.
Le prese di posizione non concordate della Camusso e della Segreteria – a partire dalla recente firma sulle definizioni delle rappresentanze sindacali ma toccando anche la riforma dell’Art. 18 – sono sintomo di un Sindacato debole, non più rappresentativo (su 22 milioni di lavoratori italiani la CGIL conta 6 milioni di iscritti di cui però più della metà è composta da pensionati) e legato a doppio filo coi governi (ormai ereditari) delle larghe intese – responsabili del disastro sociale e politico – a marchio PD.

I Giovani Comunisti di Monza e Brianza esprimono la più sincera solidarietà a Cremaschi e ai compagni con lui presenti per i fatti di Milano dei giorni scorsi.
Solidarietà che si tramuta in sostegno per la loro lotta affinché il Sindacato torni ad essere quella grande e nobile macchina di difesa dei lavoratori: un Sindacato diverso da quello di servizi che si prefigura oggi e che può essere cambiato con questo Congresso sostenendo il documento alternativo.
Siamo altresì consci della difficile battaglia di quei compagni – in primis della FIOM – che, internamente (ma non si sa ancora per quanto), tentano di “sopravvivere” rivendicando il loro ruolo conflittuale.

Non è più tempo di rimandare la questione sociale: il Sindacato torni ad essere promotore di una visione del mondo del lavoro fatto di diritti e non di tagli ai “costi”; il Sindacato torni ad essere artefice di conflitto per rinegoziare le tutele ormai perse nel vortice del libero mercato.
A chiederlo non è un capannello di intellettuali, ma un’intera generazione di precari disillusi, che sogna ancora di poter lottare e che non trova interlocutori nello sfibrato tessuto della rappresentanza sindacale e sociale.

Giovani Comunisti Monza e Brianza

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Mettere in discussione gli accordi padronali: questo il compito immediato del PRC


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Lo scorso 8 dicembre, nella sua giornata conclusiva, il congresso nazionale di Rifondazione Comunista ha approvato un ordine del giorno della federazione di Chieti che impegna il partito «ad organizzare momenti di discussione sul tema della democrazia nei luoghi di lavoro e di contrasto agli accordi che limitano i diritti dei lavoratori o li subordinano alla cosiddetta ‘competitività d’impresa’.» l’ordine del giorno chiamava in causa e criticava gli accordi del 28 giugno 2011 (sulle deroghe ai contratti) e del 31 maggio 2013 (su esigibilità dei contratti e rappresentanza sindacale). Tale impegno era (ed è) dettato dal fatto che la democrazia e l’agibilità sindacale sono questioni fondamentali «per la difesa e la tutela dei diritti nei luoghi di lavoro e per agire il conflitto quale terreno indispensabile per le conquiste dei lavoratori.»

A due mesi esatti dalla fine del congresso, quell’ordine del giorno è rimasto praticamente lettera morta. In conseguenza di quanto approvato dal congresso il partito ha prodotto solo un nuovo ordine del giorno, approvato nel CPN del 11 e 12 gennaio, molto più generico, che nella sostanza si limita ad auspicare per il congresso della Cgil «una svolta, che rimetta al centro la costruzione della mobilitazione, del conflitto e di un progetto alternativo alle politiche liberiste, per i diritti sociali e del lavoro». Ci pare un po’ poco. Certamente insufficiente rispetto a quanto si sta muovendo all’interno della Cgil, nonostante era già stata posta la firma della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso sull’accordo del 10 gennaio 2014 che regola in maniera dettagliata le regole sulla rappresentanza e sull’esigibilità dei contratti. Una firma che pesa come una spada di Damocle sulla testa dei lavoratori che lottano ogni giorno nei luoghi di lavoro e sulle spalle della Fiom per schiacciarla con tutto il peso della “normalizzazione” entro cui la Cgil, da anni, cerca di riportarla. Continua a leggere

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NO alla delocalizzazione della Carrier di Villasanta


Solidarietà ai 212 lavoratori della Carrier di Villasanta e alla loro lotta. La multinazionale Carrier, nonostante i bilanci in attivo, vuole chiudere lo stabilimento brianzolo e delocalizzare in Repubblica Ceca e Francia. Con i lavoratori: difendiamo la Carrier, difendiamo il lavoro in Brianza.

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Rifondazione Comunista è con le ragioni e le giuste rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici della Carrier di villasanta che chiedono il ritiro di un pesante piano di dismissione e delocalizzazoione che, nonostante i bilanci in attivo, vuole chiudere lo stabilimento brianzolo e delocalizzare in Repubblica Ceca e Francia.

Una delocalizzazione questa che rappresenta una ulteriore pesante e drammatica distruzione di posti di lavoro, professionalità, competenze, presidi industriali siti produttivi nel nostro territorio e nel nostro paese.

La situazione è drammatica. Il nostro territorio si sta trasformado drammaticamente in un deserto produttivo ed industriale, casse integrazioni di ogni ordine e grado, esuberi. Dismissioni e delocalizzazioni di siti produttivi ed industrili. Esodati.

Rifondazione Comunista Federazione Monza e Brianza è attenta e partecipe nel sostenere tutte le lotte e le iniziative dei lavoratori/lavoratrici della Carrier di Villasanta, della propria RSU nel comune intento di difendere il lavoro, il sito industriale in Italia e le competenze.

Esprimiamo, con convinzione, tutta la nostra vicinanza e solidarietà ai 212 lavoratori e lavoratrici della Carrier di Villasanta ed alla loro lotta.

Con i lavoratori e le lavoratrici: NO alla delocalizzazione della Carrier di Villasanta, difendiamo il presidio industriale, il lavoro in Brianza. Il diritto al lavoro. La dignità del lavoro.

Rifondazione Comunista Federazione Monza e Brianza – Dipartimento Lavoro.
Monza 10 gennaio 2014
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Appello dal territorio a sostegno dei lavoratori Leuci


Riceviamo e pubblichiamo la lettera di solidarietà alle lavoratrici e lavoratori della Leuci in lotta

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Come cittadini, come lavoratori, come uomini e donne , come soggetti sociali:

Esprimiamo piena e convinta solidarietà individuale e di gruppo alle lavoratrici e ai lavoratori della Leuci che si trovano in questi giorni in una fase delicata della loro vertenza,  dopo anni in lotta contro  un imprenditore  che si è  dimostrato, e si sta dimostrando, non come un soggetto socialmente responsabile  ma come  un predatore insensibile e vorace che ha come unico obiettivo il perseguimento di una rendita speculativa della proprietà immobiliare da perseguire fin da subito, sapendo di poterla comunque realizzare in un futuro prossimo.

Segnaliamo negativamente in questa bramosia speculativa una volontà pervicace di distruggere il territorio e di incidere pesantemente sulla quotidianità di un tessuto sociale stremato, indifferenti al dolore e alle conseguenze umane di tanti lavoratori e delle loro famiglie.

Ribadiamo un apprezzamento molto positivo nei confronti dei lavoratori della leuci, che non si limitano a rivendicare le giuste e sacrosante tutele degli ammortizzatori sociali, ma  lottano  per un progetto, quello della “cittadella della luce”, basato sulla capacità di pensare al futuro della fabbrica e della valorizzazione produttiva  e sostenibile del territorio,   in connessione e in positivo rapporto con le istituzioni, i centri di ricerca e di innovazione tecnologica, offrendo in questa maniera  un modello di collettivo operaio e di lavoro che è un esempio generale non solo di generosità e dignità ma di intelligenza, protagonismo e speranza.

Come cittadini, come lavoratori, come uomini e donne , come soggetti sociali:

Ci impegniamo e impegneremo personalmente, nelle organizzazioni  e nei luoghi di lavoro in cui ci troviamo, ad operare a sostenere in questi giorni delicati la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Leuci.

Ribadiamo la nostra convinzione  che la lotta dei lavoratori  della Leuci, nella cui possibilità non smettiamo di credere anche nel  momento attuale, possa costituire un esempio per le lotte di tutte le altre lavoratrici e di tutti gli altri lavoratori del territorio lecchese oltre che per la società tutta.

Auspichiamo che l’amministrazione comunale di Lecco, all’interno del Pgt, sancisca senza artifici interpretativi la natura produttiva e industriale dell’area della Leuci. Oltre a questo, s’impegni a stimolare le forze del territorio affinché investano in autentici progetti di innovazione e ricerca. Prima tra tutte, il CNR e le risorse incamerate dalla vendita di Villa Monastero e vincolate a progetti di sviluppo

In questo momento così drammatico di dismissioni, favorite dall’assenza di proposte e dall’inerzia  delle istituzioni locali e nazionali, e da una borghesia produttiva  incapace di proporre soluzioni che favoriscano la ripresa occupazionale, valga quell’insegnamento di  irriducibile speranza, oggi sempre più attuale, che risuona e vale per ciascuno di noi tutti, anche quando potremmo sentirci “assolti”, e di  cui i  lavoratori della Leuci sono stati e sono un perfetto esempio: “Chi  Lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”.

Seguono firme di sottoscrizione a titolo personale o di gruppo:

RSU Tubettificio Europeo
RSU FIOM Lucchini
Tosi Giancarlo, delegato RSU FIOM Bessel-Candy
De Capitani Costantino, componente RSU FIOM Fomas
Crippa Michela, componente RSU FIOM Elemaster
Lovati Umberto, componente RSU FIOM Carcano
Ravasio Andrea, RSU ospedale FP Cgil
Curmà Mimma, RSU ospedale FP Cgil
ARCI, Comitato Provinciale Lecco
“Circolo Vittorio Arrigoni”, Lecco, Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba
Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Lecco
Giovani Comunisti Lecco
Sinistra Ecologia e Libertà, Lecco
Qui Lecco Libera
Comitato Lecchese Acqua Pubblica e Beni Comuni
Associazione LGBT Renzo e Lucio
FILCAMS – CGIL Lecco
SPI – CGIL Lecco
Associazione Italia – Nicaragua Lecco
Associazione “L’altra via”
Movimento Consumatori Lecco
Gruppo Ambiente e Partecipazione
Associazione Università del Monte di Brianza
Avagnina Enrico, commissione scuola ANPI Lecco
Magni Sandro, Consigliere Comunale Lecco, indipendente SEL-PRC
Nebuloni Marco, Consigliere Comunale Osnago, PRC
Laura Villa, Collettivo Studentesco Lecchese
Baruffaldi Caterina, Collettivo studentesco Lecchese
Magni Flavio, Venerdì sera sono (al) Libero
Magni Edoardo, venerdì sera sono (al) Libero
Lamberti Raffaella, Direttivo SPI Provinciale e Regionale
Conti Corrado, impiegato Provincia di Lecco
Bandinelli Giancarlo, segreteria regionale PRC
Sergio Brambilla, vice-sindaco Valgreghentino

 

URL originario: http://www.prcmeratese.it/appello-dal-territorio-a-sostegno-dei-lavoratori-leuci/

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CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DI ALCATEL-LUCENT


Contro l’ennesimo piano di licenziamenti e dismissioni

 

Rifondazione Comunista è con le ragioni e le giuste rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici di Alcatel-Lucent che chiedono il ritiro di tale pesante piano di dismissione e licenziamenti che comporta 5870 tagli per l’Europa e 586 esuberi per la sola Italia.

Alcatel-Lucent, multinazionale franco – americana presente in Italia con numerosi sedi e oltre 2000 dipendenti, ha annunciato, il giorno 8 Ottobre a Parigi, alla riunione plenaria dell’ECID, un taglio di 15.000 lavoratori e lavoratrici. Tutto questo entro la fine 2015.

I dati ed i numeri di questo ulteriore pesante piano di ristrutturazione e dismissione sono impressionanti.

5870 tagli annunciati per l’Europa, 586 esuberi per la sola Italia

«   L’azienda ha deciso di disinvestire massicciamente in Italia sia sulle attività di R&D, sia sulle attività e servizi di supporto ad essa correlate, sia sulle funzioni centrali. Le dimensioni dei tagli e delle cancellazioni di attività presentate per il nostro paese è enorme e senza precedenti e rappresenterebbe la volontà, da parte della multinazionale, di un completo abbandono e dismissione di Alcatel-Lucent dal nostro paese.   »

Rifondazione Comunista è con le ragioni e le giuste rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici di Alcatel-Lucent che chiedono il ritiro di tale pesante piano di dismissione e licenziamenti.

Rifondazione Comunista è attenta e partecipe nel sostenere tutte le lotte ed iniziative nel comune intento di difendere il lavoro, la dignità del lavoro, le competenze e le professionalità e la presenza industriale di  un settore strategico per il nostro paese.

  • L’intero territorio nazionale, in tutti i suoi comparti produttivi, si sta trasformando velocemente in un deserto produttivo. In Brianza sono 3.000 gli esodati truffati dalle scelte governative, 6.400 i posti di lavoro persi nel 2012 (per la prima volta in Brianza abbiamo un saldo negativo tra assunzioni e licenziamenti) 10.000 i lavoratori in cassa integrazione con il proprio posto di lavoro a rischio, raddoppio dei fallimenti.
  • La disoccupazione aumenta e chi mantiene il posto di lavoro spesso ha un reddito ridotto dal pesante ricorso alla cassa integrazione.
  • Nei prossimi mesi finiranno i soldi per gli ammortizzatori sociali e per molti lavoratori l’unica prospettiva è il licenziamento. Da parte del governo non viene intrapresa nessuna seria iniziativa di politica industriale.
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Rifondazione Comunista (Monza e Brianza)

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2 GIUGNO – FESTA DELLA REPUBBLICA, QUELLA VERA


Ieri (01.06.2013) i Giovani Comunisti erano in piazza a Monza, in via Buonarroti, per denunciare (vedi volantino) il servilismo degli ultimi governi delle larghe intese, Monti e Letta. Hanno imposto tagli alla spesa sociale minacciando la scuola e la sanità pubbliche, e soprattutto bloccando la ripresa economica del paese, con un’unica giustificazione “ce lo chiedono i mercati”. Intanto però hanno fatto lievitare le spese militari, perche “che lo chiede la NATO”. Hanno mantenuto i finanziamenti alle scuole private, perchè “lo chiede il Vaticano”. Eppure la Costituzione dice che la Repubblica si fonda sul lavoro e non sugli eserciti. Dice che la sovranità appartiene al popolo e non alla NATO, né alla BCE, né alle monarchie ecclesiastiche. Dice che l’Italia ripudia la guerra. Dice che la libertà d’impresa è posposta alle esigenze sociali dei lavoratori.
Noi non vogliamo più una politica così debole di fronte ai poteri forti da rinunciare all’applicazione della Costituzione.
La Repubblica che i vari Letta, Monti, Napolitano, Belusconi, i vari PD e PdL, la Lega e l’UDC hanno costruito non è la Repubblica della Costituzione. La loro è la Repubblica che sfila sotto gli sguardi dei più potenti con una parata militare. La nostra Repubblica è quella che nel referendum del giugno ’46 ha trionfato sulla Monarchia, foriera di rigurgiti fascisti, per regalarci la nostra bella e inattuata Costituzione. La loro Repubblica, la loro sfilata, il loro orgoglio nazionale è la maschera che nasconde un paese che soffre ogni giorno le difficoltà della crisi, che viene messo in cassaintegrazione, che viene licenziato, che non trova lavoro, che non riesce a pagarsi gli studi, che perde la casa. La Repubblica che noi vogliamo costruire avrà al centro l’uomo e il lavoro, nell’uguaglianza, nella giustizia sociale, nella libertà che sono dichiarate nella Costituzione e che nessun Governo Italiano ha mai voluto realizzare.

Banchetto Via Foscolo 1 Giugno 2013

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza Giovani Comunisti

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La democrazia del Presidente…


Lotto per il 18
I Giovani Comunisti di Monza e Brianza accolgono con amarezza e sdegno la decisione del presidente della repubblica Giorgio Napolitano di sciogliere le camere prima dell’inizio del nuovo anno.
Questa decisione ha invalidato le oltre 500.000 firme che erano state raccolte da Rifondazione, IDV e FIOM per il ripristino dell’articolo 18, l’abolizione dell’articolo 8, l’abolizione della diaria dei parlamentari e l’abolizione della riforma Fornero.
Ancora una volta apprendiamo tristemente che la volontà popolare viene ignorata. Invece di confrontarsi sul terreno della democrazia partecipata le Istituzioni preferiscono invalidare le richieste di centinaia di migliaia di cittadini e di lavoratori ricorrendo a squallidi sotterfugi. Sciogliere le camere i primi di Gennaio infatti non avrebbe modificato l’agenda politica, nè alterato il decorso delle vicende istituzionali od elettorali, ma semplicemente avrebbe permesso di portare a termine l’iter per la presentazione dei referendum, garantendo un diritto costituzionalmente riconosciuto.
Con questo vergognoso epilogo si conclude l’esperienza fallimentare del governo Monti. Un governo che aveva un unico scopo: far pagare la crisi alle fasce più povere della popolazione lasciando in pace, come al solito, chi è più ricco.
Noi continueremo a lavorare per il cambiamento.
Rivoltiamonza – Giovani comunisti Monza e Brianza
Giovani Comunisti
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14 Novembre – Dissenso di massa, repressione di stato.


Il 14 novembre è stata una giornata straordinaria per il movimento studentesco e per l’opposizione sociale al governo Monti e alle politiche di austerità.  Gli studenti hanno preso massivamente coscienza di chi è responsabile di questa situazione politica, economica e sociale. Hanno messo sotto assedio i luoghi del potere politico, gli istituti bancari e palazzi di rappresentanza delle istituzioni europee senza fermarsi nemmeno di fronte agli schieramenti ingenti di forze dell’ordine schierate a tutela dell’ordine costituito.
Sulla consueta dialettica di piazza, si sono però instaurate delle gravi dinamiche repressive. Noi Giovani Comunisti che abbiamo aderito e partecipato alla giornata, ci sentiamo in dovere di fare alcune puntualizzazioni e attribuire alcune responsabilità politiche.

Sappiamo bene che questo governo non è abituato al dibattito parlamentare con l’opposizione, dal momento che in parlamento l’opposizione non esiste e i partiti rappresentati in quell’assemblea in ultima istanza votano sempre compattamente i provvedimenti del Governo. 
Non ha nemmeno consuetudine con un confronto di tipo elettorale, visto che nasce senza alcuna legittimazione democratica per volontà dei mercati finanziari, delle istituzioni economiche europee e di tre partiti, PdL, PD e UDC, il cui consenso complessivo non supera ormai più di un terzo della popolazione italiana, come dimostrato dalla percentuale di astensionismo alle recenti elezioni siciliane.
Queste premesse già delineano un quadro di democrazia non propriamente compiuta. Non ci aspettavamo dunque che il governo ascoltasse la voce degli studenti contrari alle politiche di austerità e alla destrutturazione della scuola pubblica e dello stato sociale. E’ un peccato però che una delle poche voci dissenso che riescono a imporsi con forza in un dibattito politico uniforme e povero di contenuti, sia declassata a problema di ordine pubblico. Un modo come un altro per non parlare dei problemi sollevati. La prova di questo intento è il fatto che pochissimo tempo dopo quei cortei il PD festeggia insieme agli altri partiti del montismo, un massiccio finanziamento alle scuole private di  223 milioni, mentre sulle scuole pubbliche si fa austerità.

Vorremmo chiudere qui il comunicato, ma purtroppo il 14 novembre Monti, i suoi ministri e i suoi supporters non si sono accontentati di ignorare il dissenso e di descriverlo come un rumoroso brusio, ma hanno espresso l’intento di reprimerlo e azzittirlo con la violenza e l’intimidazione. Manganelli accaniti su persone rimaste isolate, inermi e già stese a terra, lacrimogeni sparati su tratti di corteo del tutto pacifici ad altezza uomo o – peggio – dall’alto, identificazioni arbitrarie, arresti con accuse irragionevoli, “visite a casa” di vari apparati statali per terrorizzare i genitori, mirano unicamente a spegnere nella paura di ritorsioni fisiche e penali personali, il protagonismo studentesco collettivo.
Dei tanti fatti accaduti vogliamo stigmatizzarne uno emblematico.
Se dalle finestre di una sede istituzionale, com’è il ministero della giustizia, sono sparati lacrimogeni sugli studenti inermi che sfilano pacificamente nelle strade sottostanti, questa si manifesta non come sede di un potere democratico, ma la sede di un potere autistico e violento che teme il dissenso. (Vedi video)
La responsabilità della Ministra della Giustizia, Paola Severino, presente in sede ministeriale al momento dei fatti, e della Ministra dell’Interno Anna  Maria Cancellieri, responsabile della gestione dell’ordine pubblico, della Polizia di Stato, èin virtù di questo episodio,ancora più manifesta.
In virtù dell’accaduto invitiamo gli studenti a non demoralizzarsi. Parteciperemo alla loro mobilitazione in maniera ancora più convinta e compatta. E come noi tanti altri giovani indignati dall’arroganza del potere e incazzati per la loro condizione sociale.

GIOVANI COMUNISTI MB – RivoltiaMonza

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