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Le elezioni negate


All’insaputa dei più, domenica scorsa (05.01) si sono tenute le elezioni di secondo livello della Provincia di Monza e Brianza. Molti si potrebbero chiedere se le province esistono ancora, se non le avevano forse abolite e che cosa siano mai le elezioni di secondo livello. Le province esistono. Hanno ancora pieni poteri sulle loro materie di competenza. Ma, grazie alla cosiddetta legge Del Rio, il popolo non vota più. Si vota “suffragio ristretto”. Ossia votano solo i consiglieri comunali.  E si vota nel silenzio generale, tanto che  nessuna delle quattro liste presentatesi aveva neppure un programma. Propositi e intenti politici dei candidati sono rimasti ignoti ai più. Non è stato un problema, trattandosi di mera spartizione di potere. Gli eletti non avranno nessuno a cui rispondere, visto che il voto vero, quello a suffragio universale non esiste più.

Mentre nel nuovo Palazzo della Provincia di via Grigna, il potere seguiva il suo corso naturale, imperturbabile ai bisogni e ai problemi reali, un gruppo di cittadini si è ritrovato sul piazzale antistante perché ad alcuni – fortunatamente – la voglia di dire la propria non è ancora passata. Si trattativa anzi di più gruppi di cittadini.

C’erano i cittadini che protestavano per la democrazia e tra loro anche qualche consigliere comunale, che si è opposto all’iniquità antidemocratica della legge Del Rio. Per parte nostra, i consiglieri comunali di Rifondazione Comunista hanno annullato la scheda.

Poi c’erano gli abitanti della Taccona, che protestavano contro la soppressione delle linee z225 e z227. Senza questi pullman la frazione di Muggiò rimarrà completamente isolata. E il problema non è solo loro. Il trasporto pubblico, che dovrebbe rappresentare in una provincia così densamente urbanizzata la prima opzione per gli spostamenti quotidiani di lavoratori e studenti, è attualmente inutilizzabile.  I problemi sono innumerevoli. Vi sono problemi di gestione economica, come le corse tagliate nei giorni festivi e prefestivi, le linee cancellate, le corse che saltano inaspettatamente per la carenza di organico (molte corse sono garantite solo grazie agli straordinari dei lavoratori). Poi vi sono problemi banali di cattiva organizzazione: assenza di un abbonamento unico provinciale che valga per tutte le linee che attraversano la provincia, fermate delle varie linee a distanza di pochi metri l’una dall’altra (quanto basta per perdere la coincidenza), fermate senza pensilina o – ancor peggio – a pochi metri da pensiline inutilizzabili. Insomma non si tratta di esprimere solidarietà ai pendolari della Taccona, visto che già il loro problema è anche il nostro.  Tant’è che pochi giorni fa, con il Circolo del PRC di Monza, siamo scesi in piazza con un simpatico flash mob per rivendicare un trasporto pubblico sostenibile economicamente, organizzativamente ed ambientalmente come parte di una strategia di lungo termine nella lotta all’inquinamento, purtroppo  oggi affrontata solo in ottica emergenziale.

Infine c’erano i compagni del Circolo di Rifondazione Comunista di Monza, di Possibile e di altre realtà della sinistra monzese che rivendicavano maggiore attenzione all’edilizia scolastica. Il comprensorio monzese che include le scuole Hensemberger, Frisi e Mosè Bianchi si trova circondato da tre aree dismesse che andranno a essere ristrutturate. La nostra proposta è che i costruttori si facciano carico come oneri di compensazione della costruzione di aule. Presso l’ex-orfanotrofio del Buon Pastore si trova già un edificio adibito a succursale scolastica, costruito dal Comune di Monza su area privata e poi caduto inutilizzato insieme al resto della struttura. Quest’area sarebbe agevolmente recuperabile alla sua originaria destinazione d’uso. Infine il plesso, dotato di una pista di atletica, necessita di una palestra a norma, dato che attualmente nessuna delle tre scuole ne è dotata. La Provincia di Monza spende ogni anno oltre 300 000 euro per pagare affitti a privati per allocare le succursali delle scuole monzesi. Finalmente esiste l’opportunità di chiudere questa voce di spesa, sostanzialmente a costo zero.

Insomma la piazza era vivace, dinamica, varia e ricca di proposte. Se ci organizziamo, il palazzo dovra tornare ad ascoltarla.

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Ricostruire i Giovani Comunisti


Aderiamo e invitiamo a sostenere e diffondere l’appello per la ricostruzione di una gioventù comunista (per aderire: ricostruireigc@libero.it; per le adesioni individuali indicare nome e cognome, circolo, federazione, eventuale incarico politico e mail, per le adesioni collettive indicare il nome dell’organizzazione e eventuali contatti).
 

Per la ricostruzione di una gioventù comunista

I movimenti giovanili hanno rappresentato nella recente Storia una fucina di reale sperimentazione del cambiamento e della trasformazione dal piano politico a quello organizzativo, da quello economico a quello sociale.

Le giovani generazioni vivono sulla propria pelle tutte le scelte efferate che il capitalismo ha perpetrato nell’ultimo ventennio: l’esplodere di queste contraddizioni ha portato centinaia di migliaia di persone in piazza da Genova 2001 (social forum) a Roma 2011 (15 ottobre).

I movimenti sociali che portarono alla “liberazione” di diversi spazi di socialità a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, la nascita e lo sviluppo dei No Tav nella valle di Susa dagli anni novanta ai giorni nostri, il Social Forum, i movimenti contro la privatizzazione della Scuola pubblica, i May Day contro la precarietà, le reti Antifasciste e Antirazziste e tutte le altre esperienze, dall’ambientalismo ai movimenti LGBT, in cui è stato rilevante l’apporto giovanile, hanno coinvolto intere generazioni orfane dei movimenti rivoluzionari storici del novecento.

Tuttavia il contesto oggettivo e materiale sovrasta le aspirazioni soggettive alla ribellione: l’autodeterminazione individuale è messa a seria prova dalla impossibilità di costruirsi un’autonomia economica (possibile solo sulla scorta di sacrifici indegni), il ritorno dell’immigrazione interna ed esterna con la conseguente perdita dei tessuti sociali di riferimento consegna i giovani e le giovani alla mercé dello sfruttamento, i piani espliciti della borghesia hanno sancito il restringimento dell’istruzione ad ogni livello sia in ingresso che in uscita, il modello democratico non regge le sollecitazioni di un conflitto di classe sempre più cruento e si rinnova a favore e secondo le esigenze delle classi padronali. Continua a leggere

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Organizzare il consenso


di Marco Nebuloni, Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

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Il voto del 25 maggio ci deve costringere ad un’analisi scrupolosa, scevra di ogni infatuazione elettoralistica. Il superamento, per un soffio, dello sbarramento del 4% è un risultato cui è difficile dare paternità: l’unità della sinistra? L’apparato dei Partiti? La forza mediatica degli intellettuali postideologici? L’astensione record?

Intanto il bacino elettorale de L’Altra Europa con Tsipras è di fatto quello dei due Partiti di riferimento, SEL e PRC, che sommano i loro consensi (in continua erosione ormai da una decina d’anni) in un amalgama inedito e in una fase politica critica. A conferma di questa valutazione i paralleli risultati delle comunali e delle regionali: quasi ovunque SEL presente con proprie liste in coalizioni di centrosinistra e il PRC in liste civiche alternative di sinistra, raccolgono consensi che sommati ricalcano all’incirca le percentuali delle europee nei rispettivi contesti.

Un successo che deve dunque molto alle coincidenze, e che risulta francamente irripetibile. Di sicuro il simbolo e il programma non sono replicabili, certamente anche la collocazione di alternativa al centrosinistra (sintomatiche le dichiarazioni divergenti di due esponenti della Lista alla chiusura delle urne, da un lato Barbara Spinelli che rivendica l’adesione dei 3 eletti al GUE/NGL, dall’altro Nichi Vendola che ribadisce l’interlocuzione interessata col PSE e in particolare col PD), persino le candidature difficilmente si adatterebbero, ad esempio, ad una competizione elettorale nazionale, e il programma? Già conosciamo le legittime perplessità del PdCI riguardo la politica estera della Lista, come PRC abbiamo molto ceduto sul fronte della critica all’Europa e all’Euro e molto ancora ci sarebbe da discutere sulle politiche economiche e del lavoro.

Insomma, dalla Lista Tsipras è molto difficile far scaturire un processo di unità della sinistra, mancando del tutto i presupposti minimi organizzativi e programmatici. Continua a leggere

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