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QUESTO NON È UN ADDIO COMPAGNO CHAVEZ!


Non vogliamo ricordarti come un capo di stato, un leader internazionale, un patriota nazionale, vogliamo ricordarti come un Compagno.

Compagno di sventure, come il tuo cancro che ti ha consumato fino ad oggi 5 marzo 2013, nonostante le migliori cure ricevute a Cuba.

Sventure come il golpe del 2002 da cui sei uscito vittorioso affossando il nemico del popolo, la borghesia finanziaria occidentale.

Ti ricorderemo in particolar modo come Compagno di viaggio in una vita di successi: ogni elezione ed ogni referendum vinto a larga maggioranza e con la piena partecipazione del popolo.

Successi riconosciuti in tutta l’America Latina, che ti sorride e ti ricorda in questo momento di tristezza; la rinascita del socialismo nel nostro secolo è avvenuta anche grazie alle tue scelte e alle azioni dei tanti militanti che da anni ti sostengono e ti acclamano.

“A coloro che mi augurano la morte, io auguro una lunga vita, perché possano vedere la Rivoluzione Bolivariana continuare ad avanzare di battaglia in battaglia e di vittoria in vittoria” questa frase lapidaria diventa un testamento politico, scolpito a chiare lettere per le lotte presenti e future.

Ci uniamo alla sofferenza della tua famiglia ma non ci piangeremo addosso: “ognuno di noi da solo non vale nulla” ci ricorda il Che; tu e la tua gente avete contribuito al risveglio di una coscienza di classe da troppi anni assopita e la perdita di un uomo non arresterà questo processo di rivoluzione.

Tutti gli oppressi del mondo dovranno riflettere sulle tue azioni, per comprendere appieno la forza del socialismo reale, la forza che il comunismo può sprigionare in un mondo condannato dal capitale e dalle sue crisi.

Auguriamo al tuo successore, Nicolas Maduro, di combattere, come ha combattuto sempre all’interno dei primi sindacati, a sostegno del popolo e dei lavoratori.

Simon Bolivar e la sua rivoluzione vivono, e con essi Hugo Chavez vegliano sui movimenti rivoluzionari di tutto il mondo.

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Giovani Comunisti – Monza e Brianza

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ELEZIONI IN ECUADOR


Nel 2013 l’America Latina si risveglierà sotto i riflettori internazionali a seguito delle molteplici scadenze elettorali e le conseguenti elezioni.

È il caso dell’Ecuador, paese ispanofono sulla costa pacifica con circa 15 milioni di abitanti, che porterà alle urne i propri cittadini per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Rafael Correa, il Presidente vincitore alle elezioni 2007 e riconfermato dal voto popolare nel 2009, ha deciso di ricandidarsi, sostenuto dall’Alleanza Pais, il gruppo socialista che attualmente governa il paese.

Correa punta su una propaganda elettorale mirata alla classe lavoratrice con un riguardo d’eccezione per l’ambiente e la mobilità sostenibile.

Sono frequenti i video che lo ritraggo in sella ad una bicicletta e in tenuta sportiva, pedalando per le strade del paese e parlando con i suoi – molti – elettori, ribadendo in più riprese che lui è solo un uomo di passaggio, mentre il vero potere è detenuto dal suo popolo.

L’utilizzo della bicicletta è un tema caro al Presidente, che ha intitolato il proprio blog “Economia in bici”; un tema polivalente che lo avvicinerà alla gente comune così come agli indigeni e agli ecologisti internazionali.

Ovviamente il programma di Correa, oltre ad essere un inno alla green economy, è anche un perfetto manifesto socialista (non a caso Correa ha sempre rivendicato una forte amicizia personale con Hugo Chavez, pur senza sposare la causa bolivariana).

Correa e Chavez sono accomunati entrambi dall’aver affrontato un colpo di stato, inoltre le loro nazioni aderiscono  all’ALBA: l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, nata per contrastare l’egemonia capitalista statunitense, al cui interno figurano anche Cuba e Bolivia.

L’attuale Presidente dell’Ecuador si è sempre posto alternativo al modello occidentale, sfidanto le grandi oligarchie di potere: l’FMI, dichiarando illegittimo il debito di stato, gli Stati Uniti, negando il permesso per la costruzione dell’ennesima base militare, il Regno Unito, con l’affaire Assange, la Chiesa, con la riforma costituzionale laica per i diritti civili.

Queste e altre misure spingono noi Giovani Comunisti a sostenere l’operato di Correa, con l’augurio di vittoria alle prossime elezioni e l’auspicio per la reale costruzione di un socialismo – da lui stesso definito – del XXI secolo.

“Continueremo a combattere la battaglia per eliminare ogni forma di sfruttamento della manodopera in accordo con le nostre idee socialiste: la supremazia del lavoro umano sul capitale” (Correa, aprile 2009).

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