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ASSALTO AL CIELO! 07.11.1917-07.11.2015 98° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre


assaltoalcieloIn occasione del 98° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre i Giovani Comunisti ricordano l’evento con le parole stesse di chi quella Rivoluzione la guidò e la portò a compimento gettando i presupposti per la successiva costruzione dell’URSS, primo stato operaio e proletario della Storia. Per questo ricordiamo l’evento con le parole pronunciate dallo stesso Lenin riportando ampi stralci del discorso che scrisse il 14 ottobre 1921 in occasione del 4° anniversario della Rivoluzione. In questo discorso non si trova solo il significato che ebbe quell’evento per l’umanità tutta, ma anche una serie di riflessioni critiche ed autocritiche e l’indicazione di un percorso che come organizzazione politica rivoluzionaria, quale vogliamo essere, riteniamo ancora in ampia misura valido e attualissimo: Continua a leggere

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Breve introduzione teorico­-politica su Marxismo, Socialismo e Comunismo


Ricostruire i Giovani Comunisti/e

Pubblichiamo una prima dispensa utile per la formazione dei Giovani Comunisti redatta dai compagni Alessandro Pascale e Flavio Di Schiena, appartenenti al gruppo di lavoro Formazione dei firmatari del nostro appello.
Questo lavoro ha lo scopo di iniziare a far chiarezza circa questioni teoriche fondamentali su marxismo, socialismo e comunismo.

“Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.”

dispensa

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Saluto dei Giovani Comunisti Monza Brianza al Congresso dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Circolo Brianza “FABIO DI CELMO”


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Buonasera compagne e compagni, vi porto il saluto del Partito della Rifondazione Comunista di Monza e Brianza e dei Giovani Comunisti. Da qualche anno l’imperialismo statunitense ha rotto gli indugi ed è andato all’attacco di tutti i paesi in posizione strategica dal punto di vista economico-politico che ancora non sono sotto la sua influenza. Questo attacco ha portato a colpi di stato e tentativi di sovvertire governi stranieri, anche se eletti democraticamente. Gli esempi sono molti a partire dalle primavere arabe e subito dopo la Siria, l’Ucraina e il Venezuela socialista, già da tempo nel mirino degli USA. In questo contesto l’informazione borghese copre le responsabilità statunitensi e ci descrive rivolte e colpi di stato, spesso nazi-fascisti o di fondamentalismo islamico, come sollevazioni per la libertà e la democrazia. Le violenze vengono coperte e le uccisioni o l’uso di armi proibite viene sempre attribuito al regime considerato scomodo. Basti ricordare le armi chimiche di Assad, la copertura dei nazisti di Svoboda o la vergognosa manipolazione di immagini in Venezuela. L’ipocrisia dei benpensanti condanna la violenza solo in un senso e l’opinione pubblica non vede, o non vuol vedere, le responsabilità delle guerre civili e diventa complice, consapevole o meno, del progetto degli Stati Uniti contro paesi socialisti e altri che ancora non si piegano al loro giogo. Cuba rientra in questo contesto come il più antico e longevo baluardo di resistenza agli USA. Sotto attacco politico ed economico da oltre 50 anni, ha rappresentato e tuttora rappresenta il punto di rifermento delle rivoluzioni di ispirazione socialista e bolivariana del Sud America, come dimostra anche il recentissimo vertice della CELAC svoltosi proprio a l’Havana. In Italia 50 anni di disinformazione e di bloqueo hanno portato a un’immagine distorta e ideologizzata della situazione dell’isola, attaccata da quasi ogni organo di informazione nazionale con l’aiuto di dissidenti cubani al soldo del padrone nordamericano. Il nostro compito come comunisti è di riportare la verità riguardo a Cuba e difendere l’idea di un sistema economico e sociale diverso, anche rivendicando i risultati raggiunti dall’isola in tutti i settori, del sociale, medico, scolastico ecc. per migliorare la qualità della vita delle persone; il tutto nonostante l’embargo statunitense. Alla fine dello scorso anno, grazie all’attività della vostra associazione, tutte le organizzazioni comuniste del territorio sono riuscite ad attivarsi per organizzare un evento in difesa della rivoluzione cubana dai vili attacchi della controrivoluzionaria Yoani Sanchez, ospitata poco tempo prima in un teatro della nostra città. Noi Giovani Comunisti pensiamo che questo sia stato un evento importante per contrastare la disinformazione italiana che distorce l’immagine di Cuba. Inoltre speriamo che sia solo l’inizio di una fruttuosa collaborazione, con l’Associazione di amicizia Italia-Cuba e con i compagni degli altri partiti e associazioni, che oltre alla questione cubana possa allargarsi anche ad altri temi politici che tutti condividiamo e che possa aiutarci a mettere insieme le forze e unire le lotte, almeno a livello locale. Nella speranza di una continua collaborazione futura, vi porgiamo i migliori auguri per lo svolgimento del vostro congresso.

Hasta la victoria siempre.

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IN FONDO AL TUNNEL


Per Rifondazione, da qualche tempo, tira una brutta aria. Scontiamo una perdita di contatto con la nostra classe di riferimento, di cui possiamo incolpare solo noi stessi: la nostra grande incapacità è stata quella di mantenere un’interlocuzione con gli strati più deboli della popolazione, che ora sono facili da convertire a proposte non popolari, ma populiste. La mancanza di una posizione unitaria su alcune questioni fondamentali ci rende velleitari in molti contesti, non riusciamo ad affrontare l’avanzata del “pensiero debole” non solo tra i nostri nemici, ma anche tra i possibili alleati, convinti dell’inutilità della forma-partito. Le scissioni esterne ci hanno falcidiato, quelle interne bloccato: il correntismo pattizio ha incancrenito l’attività della dirigenza, costringendola a ripiegarsi su un fallimentare elettoralismo (sfido tutti a trovare un compagno che non si sia sentito dire “Rifondazione? Ah, esiste ancora?”). Un quadro che tutti conosciamo, nel quale andiamo a Congresso con ben 3 documenti contrapposti.
Ma proprio informandosi sul dibattito congressuale emerge un barlume di luce. Non un faro, intendiamoci, casomai una candela consumata. Ma nel buio totale, meglio di niente. Questa illuminazione fioca si ottiene informandosi sui risultati dei Congressi di Circolo sulle pagine Facebook, sui gruppi, sui siti, sui blog, sui giornali locali: non tanto dai risultati in sé, ma dal fatto stesso che questi risultati esistano. Circoli piccoli, di paesi minuscoli, nascosti chissà dove sull’Appennino o sui litorali, discutono, si confrontano e votano. Rifondazione, il più grande partito comunista d’Italia (mala tempora currunt), erede diretto del PCI e di Democrazia Proletaria, esiste ancora, su tutti i territori. Siamo pochi, stanchi, delusi, abbattuti, problematici. Ma vivi. Anche negli anfratti più sperduti d’Italia ci sono ancora comunisti, pronti a lottare e senza paura di avere un’identità forte, in un periodo di così grande relativismo. Nonostante le batoste elettorali, i fallimenti dirigenziali, gli errori e le cadute. La stanchezza e l’età. La mistificazione mediatica e ideologica. La damnatio memoriae. Le imponenti forze della reazione. Sapere che in paeselli di 1000 anime c’è un circolo che discute e si confronta significa sapere che non ce ne siamo mai andati, che ci siamo, che resisteremo. Che ci sarà sempre qualcuno a lottare per i diritti e la libertà.
Nessuno può dire come andrà il Congresso, quali saranno le figure deputate a guidare il partito dal 2014 in avanti. Ma chiunque si trovi in sella al cavallo imbizzarrito di Rifondazione, si ricordi di questo patrimonio materiale e culturale, che non può essere dissipato. Qui siamo, qui resteremo. E da qui ripartiremo.

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