Archivi tag: cucchi

ANNAMARIA CANCELLIERI: UNA SCELTA DI CLASSE


Chissà cosa sarebbe successo se Stefano Cucchi o Aldo Bianzino avessero avuto il numero di cellulare del Ministro della Giustizia. Chissà cosa succederebbe se quel numero lo avessero tutti i detenuti nelle patrie galere. Chissà cosa succederà quando Annamaria Cancellieri riferirà al Senato sul proprio operato. Staremo a vedere. Nel frattempo, però, siamo costretti  ad assistere all’ennesima prevaricazione di classe da parte di un’esponente delle larghe intese.
I fatti sono presto esposti: il Guardasigilli ha ricevuto il 17 luglio scorso una telefonata privata da Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, il presidente onorario del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai, sotto accusa per falso in bilancio aggravato. Nella conversazione, la Fragni rivelava le pessime condizioni di carcerazione della figlia Giulia (condannata per lo stesso reato del padre a 2 anni e 8 mesi), a quanto pare denutrita: il Ministro, con impeccabile spirito umanitario, si è immediatamente mosso, sensibilizzando sul tema i due vice-capi dipartimento del Dap (amministrazione giudiziaria). Guarda caso, la Ligresti è stata scarcerata. “Senza che ci fossero pressioni”, spergiurano ipocritamente i suoi legali.
Commettendo un vero e proprio crimine di classe, il Governo delle larghe intese è dunque intervenuto per prevaricare addirittura le leggi borghesi e liberare dal giogo carcerario la rampolla di una delle più potenti famiglie d’Italia. Ha un bel dire la Cancellieri, quando sostiene che era suo dovere intervenire: lo sarebbe per ogni caso di denutrizione, sporcizia, sovraffollamento, possibile autolesionismo delle carceri italiane. Sappiamo benissimo che questi casi sono tutt’altro che rari, ma evidentemente non è una priorità la sistemazione di un sistema detentivo condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea, quello che proibisce i trattamenti inumani e degradanti (8 gennaio 2013). Le prigioni possono continuare a essere luoghi di disperazione, tortura e disumanità: l’importante è, a quanto pare, che i ricchi ne possano rimanere fuori, qualsiasi cosa succeda.
Si noti qui anche il fallimento delle teorie liberali: nel capitalismo, anche se de iure le leggi e le carceri sono uguali per tutti, de facto le cose non stanno affatto così; chiunque possa permettersi, grazie al proprio privilegiato status socioeconomico, migliori avvocati, agganci politici, o addirittura il numero privato di un Ministro, alla fine parte decisamente avvantaggiato.
Come Giovani Comunisti, noi non ci limitiamo, come “l’ala dura” (pazze risate) del Pd, a chiedere chiarezza, né tantomeno, come Grillo e i suoi accoliti, a desiderare le dimissioni della Cancellieri. Queste sono il minimo. Noi auspichiamo che l’intero Governo delle larghe intese, classista e neoliberista, lasci la guida del Paese, dopo aver mostrato la propria inadeguatezza ed essersi proposto come sommo garante degli interessi della borghesia più reazionaria e conservatrice. Continueremo a lottare, inoltre, perché le immonde condizioni carcerarie migliorino, e per un sistema giudiziario che davvero giudichi senza  distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ben consapevoli che questo è possibile solo fuori dal sistema capitalista.

 

ostenda-6_600

 

 

RIVOLTIAMONZA.WORDPRESS.COM

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte


Oggi è stata emessa la sentenza del processo per la morte di Stefano Cucchi. Pensiamo che le parole della sorella Ilaria non necessitino di ulteriori commenti.

Chiedo scusa a nome di Stefano per il danno che la sua permanenza al Pertini e la sua morte hanno procurato al buon nome del dott. De Marchis e della dott.ssa Di Carlo. Chiedo scusa per il disturbo arrecato.
Infondo era un tossicodipendente, e non dimentichiamo che era lì perché aveva commesso un reato.
Cosa valeva la sua vita rispetto alla carriera e l’onorabilità di persone che ‘salvano la vita alla gente’?
E mi rendo conto sempre di più che la vita di mio fratello non era considerata tra quelle da salvare.
Stefano non ha più voce per dire che lavorava, che andava in palestra. Che le sue vene non erano massacrate dalla droga, della quale non c’era traccia dopo la sua morte…
E che immaginava un futuro come tutti noi.
Lui non c’è più. Quindi tanto vale che i loro avvocati lo massacrino pure da morto. Se si tratta di salvaguardare coloro che quasi sempre salvano la vita alla gente. Sempre che ‘la gente’ non sia un detenuto in attesa di giudizio tossicodipendente.
E cosa importa il dolore di un padre e di una madre, che per quella vita avrebbero dato l’anima, pur senza mai farne un santo, nel vederlo calpestato e spogliato di quello che era?
Diciamo che non è stato curato perché come tutti i tossicodipendenti non era collaborativo.
E dimentichiamo il giuramento d’Ippocrate.
Tanto era un tossicodipendente.
Ma si. Mettiamoci una pietra sopra e salviamo il salvabile. Tanto se l’è cercata.
E diffondiamo la sua foto nei centri di recupero. Così tutti sapranno che di droga si muore in quel modo, come ha avuto la brillante idea di affermare uno degli avvocati dei poveri medici.

Ilaria Cucchi

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: