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7 ottobre – #mobilitiamoci


14563465_1307189769314259_3986905146503805195_nConcentramento del corteo studentesco alle h9:30 del 7/10/16 in Largo Cairoli a Milano.

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Renzi e la scuola buona per i padroni


di Arianna Ussi – docente precaria, Direzione nazionale PRC
Renzi-GianniniDopo gli annunci roboanti di fine agosto, il premier Matteo Renzi ed il suo governo hanno partorito La buona scuola: 136 pagine intrise di populismo e paternalismo che delineano le linee guida di un nuovo modello di scuola pubblica, stravolgendone completamente l’impianto costituzionale.

Pur muovendosi nel solco tracciato dai governi precedenti, la novità introdotta da Renzi consiste nel presentare un testo organico, e pertanto più pericoloso, all’interno del quale trovano posto tutte le più nefaste proposte contro cui, in questi anni, il movimento in difesa della scuola statale si è battuto.

Il linguaggio giovanilistico, manageriale, “vincente” come una squadra di calcio in lizza per la champions league, descrive un nuovo paradigma di scuola pubblica che potremmo definire“marchionnizzato”.

La propaganda del governo ha abilmente concentrato tutta l’attenzione mediatica sulla stabilizzazione dei precari. Renzi, incalzato dalle sanzioni dell’UE, millanta 150.000 assunzioni, lo svuotamento della graduatorie ad esaurimento e la definitiva risoluzione della “piaga” del precariato. Ad ora, però, tutto tace sulla copertura finanziaria di 3 miliardi di euro necessaria a tale operazione. Ed essendo il governo Renzi un esecutore delle politiche di austerità volute dalla troika, sembra legittimo dubitare sulle effettive intenzioni del governo.

Facendo leva sulla frustrazione e sulle esigenze materiali dei lavoratori, che pagano a caro prezzo le conseguenze della crisi e di un precariato sempre più mortificante, il governo ha annunciato in pompa magna un piano di assunzioni che, probabilmente, non verrà mai attuato, chiedendo in cambio ai docenti la definitiva rinuncia ai propri diritti e alla stessa libertà di insegnamento e il totale asservimento alle logiche del mercato e del profitto. Com’è accaduto alla FIAT di Pomigliano, e in molte altre fabbriche del paese, si chiede ai lavoratoridi piegarsi alle logiche del capitale, barattando i diritti con il lavoro. Il testo di Renzi  lo definisce un “patto”, ma in realtà si tratta di un vero e proprio ricatto, come quello di Marchionne. Continua a leggere

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A votare A!


Il 26 maggio a Bologna si vota per un piccolo grande referendum, che potrà dire molto sicuramente per la scuola in tutta Italia.

Il quesito è così elementare nella sua semplicità da non dover avere bisogno di ulteriori spiegazioni o propaganda, ma, come si dice, repetita iuvant.

Sostanzialmente si chiede alle cittadine e ai cittadini di Bologna di scegliere se l’utilizzo delle risorse finanziarie comunali erogate (pari ad 1 milione di euro) debba essere A) utilizzato per le scuole comunali e statali, oppure, B) utilizzato per le scuole paritarie private.

Basterebbe ricordare l’art. 33 della Costituzione (“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”) per dare una risposta al quesito, ma anche per chiedersi perché la nostra Costituzione debba essere sempre messa in discussione.

Qui è contenuta buona parte delle ragioni del Comitato art.33 che prende il nome appunto dall’articolo della Costituzione, e cioè nel fatto che la Legge su cui si fonda la nostra Repubblica va rispettata, ed è già piuttosto chiara sull’argomento.

E poi ci sono le ragioni che hanno a che fare con le vite materiali delle persone, con la giustizia sociale, con la libertà di scelta, quella vera e non quella che spacciano per tale. Non è infatti un fatto di libera scelta mandare il proprio figlio o la propria figlia in una scuola privata cattolica, ma semplicemente una scelta obbligata se i posti sono finiti nella scuola pubblica. Sempre che la famiglia in questione sia in grado di pagare la retta e che, magari, sia favorevole all’educazione impartita nelle scuole cattoliche, che rappresentano la quasi totalità delle scuole private. E se non avesse soldi per poterlo fare? E se fosse una famiglia di religione musulmana, od ebraica o buddista? E se semplicemente non volesse iscrivere i propri figli ad una scuola privata? Ecco, in questi casi, che non sono pochi, non avrebbe alternative: o scuola privata o niente scuola.

Sembra una cosa davvero elementare, ed invece la battaglia che in questi mesi il comitato referendario ha dovuto sostenere è stata dura, molto più dura del previsto. Ci si è scontrati, pur trattandosi di una città fondata sul pubblico come Bologna, con elementi che, seppur pretestuosi, hanno fatto vacillare molti cittadini bolognesi, come ad esempio la favola del risparmio per il Comune o quella che a parità di finanziamenti le scuole private garantiscano più posti.

Tutto questo è falso, anzi è una bugia (“B come bugie” si legge sul sito del comitato), così come è falso dire che le scuole private sono aperte a tutti, perché lo sono solo per chi può permettersele ed è ancora più falso sostenere che la vittoria del quesito A significherebbe la chiusura delle scuole paritarie. Le scuole paritarie possono vivere benissimo anche senza i finanziamenti pubblici, al contrario di quelle pubbliche che vivono solo di quelli e sono davvero aperte a tutti perchè gratuite, come previsto dalla Costituzione.

Insomma la differenza tra A e B sta nel fatto che se vince la B la scuola pubblica viene sospinta verso il declino e quella privata ne uscirebbe rafforzata, a favore solo di alcune fasce sociali, mentre se vince la A si rafforza la scuola pubblica, quella di tutti e per tutti, e, ho molti motivi per crederlo, la scuola privata non subirebbe grossi danni.

Dunque domenica 26 maggio a Bologna facciamo vincere la Costituzione, la giustizia sociale, la libertà, tutte e tutti a votare A!

 

Anna Belligero

Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i

 

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Anche ReteScuole a Profumo….


Io, tullio , Emanuele e Domitilla siamo andati a osnago, entrati alla festa del PD , area dibattiti, ci siamo seduti zitti zitti. Intanto i giovani studenti hanno tentato di appendere all’esterno della festa uno striscione. La digos ha ripreso con la videocamera. Il servizio d’ordine del pd, l’ha tolto.

Profumo, il rettore del politecnico, il sen. Rusconi come moderatore, il responsabile scuola del pd Martina.
Nelle prime file platea di ultra sessantenni: presidi, rettori, deputati….ben vestiti.
Qualche insegnante qua e là.
Noi zitti zitti.

Applauso ( partito dalle prime file) quando Martina afferma che BISOGNA FINALMENTE AVVIARE UN SERIO INTERVENTO SUL MERITO e la strada che indica Profumo li vede d’accordo.

Parlano ma nn si capisce che stanno parlando di scuola e università, sembra un incontro della Confindustria.
Rusconi annuisce ossessivamente alle affermazioni di Profumo.

I ragazzi aprono uno striscione con scritto NO ALL’UNIVERSITÀ spa.
Allora anche noi ci spostiamo ai lati e tiriamo fuori la nostra bandiera gialla: “Vogliono distruggere la scuola pubblica. Io non ci sto!”
Silenzio
Rimaniamo fermi immobili girati verso il ministro. Da dietro la mia bandiera non vedo i ragazzi e le ragazze che vengono allontanati.
Silenzio
Dopo tre interventi richiesti al ministro, si apre un falso e manovrato dibattito : un rettore che inaugurerà un campus (?) a Lecco, una dirigente ossequiosa e servile, un non ben precisato personaggio che butta lì con moderazione e uso raffinato delle parole il problema dei finanziamenti inesistenti…

Emanuele chiede di parlare.
Tullio , da sotto la bandiera, alzando la voce lo sostiene.
Io rincalzo.

Rusconi afferma di essere lui il moderatore e che possiamo andare a parlare nelle nostre feste!(??)
Che se si apre il dibattito devono allora parlare tutti! Appunto, fateci parlare, siamo maestre e professori facciamo noi la scuola.
Niente.
alla festa democratica non c’è democrazia.

Vergogna!

Si parlavano tra loro.

Usciamo, esce anche il pubblico. L’assemblea è finita!
Un giornalista ci intervista. Vuole sapere che domande volevamo fare.
Qualcuno si avvicina per solidarizzare con noi.

Esco cerco la macchina del ministro, aspetto.
Arriva con la sua scorta, mi avvicino:” buona sera ministro. Le ho scrittto una lettera per raccontarle come stiamo vivendo nella scuola primaria. La legga”
Prende la lettera, mi dà la mano (!!!) , sorriso di convenienza, saluta.

Dovevamo farlo!

 

Martagatti – Retescuole

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