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Foibe e confine orientale, solidarietà al gruppo di inchiesta Nicoletta Bourbaki


Invitiamo tutti i compagni a sostenere il gruppo di inchiesta Nicoletta Bourbaki (https://www.facebook.com/Nicoletta-Bourbaki-1126572304031205/), legato al collettivo Wu Ming e recentemente minacciato di querela per diffamazione da un senatore del PD e altre personalità. La loro unica colpa è quella di fare della seria indagine storiografica sul fenomeno mediatico delle foibe, portando alla luce, oltre a balle e frottole, anche pericolose connivenze tra la politica istituzionale e le organizzazioni neofasciste.

Giovani Comunisti Monza Brianza

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Giorno del ricordo (rimosso)


Anche quest’anno, ancora una volta, ci ritroviamo alla vigilia del 10 febbraio a dover sgomitare nell’ignoranza e nello sciovinismo nostrano per cercare di affermare e far conoscere una verità storica che, se prima era posta in secondo piano per vergogna, oggi è istituzionalmente distorta per ignobile opportunità politica. Ovviamente, stiamo parlando del famigerato “Giorno del ricordo”, brutta copia della più conosciuta Giornata della Memoria dalla quale cerca di prendere spunto per inculcare nella memoria nazionale l’inesistente “Shoah italiana”, infausta definizione coniata da Maurizio Gasparri.

Come già si ripete da anni, questa ricorrenza si fonda essenzialmente su due principali manipolazioni storiche: la cancellazione dalla memoria della politica colonialista, razzista e di annessione perpetrata dall’Italia fascista e la sopravvalutazione delle vittime italiane delle “foibe” (tecnica di condanna a morte ideata dai fascisti italiani), che conduce alla tesi che la guerra partigiana di liberazione jugoslava sia stata una pulizia etnica della popolazione italofona. Per confutare quest’ultima affermazione basterà ricordare i numerosissimi partigiani italiani nelle fila dell’esercito partigiano jugoslavo ed evidenziare la palese strumentalizzazione della questione razziale da parte dei fascisti, prima, e del governo italiano, poi.

BudicinBenussi Il busto dei due partigiani italiani Pino Budicin e Matteo Benussi a Rovinj, Croazia.

Innanzitutto, l’invasione nel 1941 dei territori sloveni, croati e montenegrini da parte delle truppe italiane fu compiuta con un’evidente motivazione colonialista e, per fare ciò, venne sfruttato il fattore razziale. Tuttavia, questa nuova colonia presentava caratteristiche differenti rispetto alle più famose colonie africane. La Venezia Giulia e la Dalmazia, infatti, erano terre di confine, permeabili, nelle quali era difficile distinguere l’italiano dallo slavo e, in molti casi, ciò risultava del tutto inutile a causa dei continui matrimoni misti che avvenivano da secoli. Non era presente un nemico facilmente individuabile come lo erano il negro abissino e l’arabo libico in Africa. Per questi motivi, le differenze di razza furono individuate nella differenziazione più ovvia e funzionale: lo schieramento politico. I fascisti italiani chiamarono slavo chiunque si ribellasse al proprio dominio e tutti i ribelli erano necessariamente considerati dei “partigiani comunisti”.

In senso opposto, la sovrapposizione tra schieramento politico e razza permise all’esercito occupante di potersi avvalere della collaborazione di gruppi slavi filo-fascisti e nazionalisti conservatori. L’italianizzazione dei nomi era utile per due motivi fondamentali da una parte serviva per l’umiliazione e l’eliminazione della presenza della componente slava, che nei territori occupati era quasi sempre maggioritaria, in secondo luogo permetteva ai fascisti slavi dei territori di confine di potersi integrare completamente nei ranghi degli invasori. La strumentalizzazione della fittizia questione razziale in termini politici permise, da una parte di individuare in qualsiasi persona insofferente all’occupazione un nemico “appartenente a una razza inferiore”, dall’altra di poter trovare alleati in chiunque sostenesse la presenza italiana in Jugoslavia. Gli Ustascia e i Cetnici, movimenti politco-militari croati e serbi, furono preziosi alleati dell’invasore. I primi, in particolare, furono finanziati e addestrati in Italia con il supporto di ufficiali del regio esercito fin dalla fine degli anni venti.

ICY-p6-800Addestramento militare degli Ustascia in Italia nei dintorni del loro accampamento, prima dell’attacco alla Jugoslavia.

La parte principale dell’operazione di manipolazione storica del “Giorno del ricordo” è la totale eliminazione da questo “ricordo” della storia jugoslava dal 1941 al 1945. Il periodo dell’occupazione coloniale italiana, infatti, viene completamente rimosso dalla storia. L’invasione di Slovenia, Croazia e Montenegro non è più considerata come tale, al contrario si considera la presenza dell’esercito italiano in quelle terre alla stregua di un retaggio di secoli di presenza di civili italofoni in Jugoslavia, come se semplici abitanti e truppe armate non presentassero sostanziali differenze di sorta. Sempre tramite la giustificazione dell’indiscutibile esistenza di una rilevante minoranza di italiani sull’altra costa adriatica si cerca di nascondere il tentativo sistematico di eliminazione della popolazione slava, della sua storia e della sua cultura.

L’occupazione italiana in Jugoslavia è stata caratterizzata fin dall’inizio dalla continua violazione dei più elementari diritti di guerra dell’esercito jugoslavo e dei diritti umani della popolazione: esecuzioni sommarie di civili, cattura e uccisione di ostaggi, torture a morte di prigionieri ed eliminazione fisica di interi villaggi e dei loro abitanti. Non mi soffermerò qui sul lunghissimo elenco di crimini e genocidi compiuti dai fascisti italiani e slavi, basterà ricordare che anche solo il sospetto di aver aiutato in qualsiasi modo la Resistenza partigiana era sufficiente per condannare a morte senza processo una persona e che gli ostaggi catturati e uccisi erano quasi sempre donne e bambini parenti di partigiani o abitanti di un villaggio in cui si sospettava fosse attiva la Resistenza.

L’altra grande rimozione di fondamentale importanza per la diffusione della retorica del “Giorno del ricordo” è l’esistenza, nel territorio della Croazia occupata, di campi di sterminio. Numerosi furono, durante il Ventennio, i campi di concentramento istituiti in Italia da parte del regime fascista. Nello stesso modo, simili campi furono creati nei territori occupati dall’esercito italiano durante la seconda guerra mondiale. I prigionieri jugoslavi venivano deportati in campi in Italia, Albania, Slovenia e appunto in Croazia. Tra i questi vi erano i famigerati campi di Arbe (Rab) e Gonars. I prigionieri erano uomini, donne e bambini slavi, arrestati con accuse riguardanti azioni di partecipazione alla Resistenza e opposizione politica.

29-9Il campo di sterminio di Arbe (Rab), Croazia.

Le condizioni di vita dei campi erano a dir poco disumane, le testimonianze dei sopravvissuti raccontano di estrema scarsità di cibo e acqua, mancanza di alloggi, di riscaldamento e di qualsiasi tipo di igiene. L’obbiettivo dichiarato degli alti ranghi dell’esercito occupante era di concentrare ed eliminare soggetti politicamente pericolosi e le loro famiglie. Gli internati erano scientemente trattati in modo da privarli della loro salute. La percentuale del numero di morti in questi campi fu altissima, i fascisti italiani non avevano alcun interesse nella loro sopravvivenza, la repressione politica diveniva pulizia etnica. I campi nei Balcani furono più di 200 e le stime riguardanti il numero di morti variano tra i 250.000 calcolati nei documenti ufficiali e i 600.000 stimati dal governo jugoslavo.

Insomma, la retorica da “italiani brava gente” riguardo alla nostra politica coloniale non regge e non ha mai potuto reggere. Ma, in quest’ottica di rimozione, tutto è possibile, perfino far legittimare dal Parlamento della Repubblica una commemorazione nata nella R.S.I., quello stato fantoccio della Germania nazista fondato nel Nord Italia occupato dai tedeschi. L’antesignano del nostro “Giorno del ricordo”, infatti, fu la “celebrazione dei […] Caduti nella lotta […] contro il comunismo partigiano” istituita il 30 gennaio del 1944 “per disposizione del Duce”. Leggendo l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 20 gennaio dello stesso anno, con l’annuncio dell’imminente commemorazione, si possono ritrovare le stesse letture, la stessa retorica e le stesse rimozioni che abbiamo analizzato in precedenza, operate più di 60 anni prima della legge della Repubblica che istituisce il “Giorno del ricordo”.

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La manipolazione storica e l’ignoranza deliberata degli avvenimenti hanno permesso, incredibilmente, la rilettura del colonialismo italiano in chiave vittimistica e pongono, coscientemente o meno, solide basi per una generale rilettura storica e politica del fascismo. Non sarà un caso che le associazioni più attive sul tema sono formazione neo-fasciste e neo-naziste. La tanto sottolineata sofferenza dei profughi istriani, gli anni vissuti in villaggi di case prefabbricate e la lunga attesa per vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana, dovrebbero essere pagati dal nostro Stato, non dalla Slovenia, che recentemente ha riconosciuto un indennizzo simbolico agli esuli. La vergogna per i crimini di guerra e le violazioni di qualsiasi elementare diritto umano nei territori dell’ex-Jugoslavia compiuti dal nostro esercito fascista durante l’occupazione coloniale dovrebbe prendere il sopravvento su qualsiasi futile richiesta di risarcimento inviata al governo di Ljubljana. Ma in Italia, si sa, siamo più bravi a fare le vittime che a prenderci le nostre responsabilità.

P.s. nonostante le ripetute richieste nel dopoguerra, nessuno degli oltre 800 criminali di guerra italiani ricercati in Jugoslavia furono estradati per essere processati, come era stato stabilito dagli Alleati nell’accordo di Mosca. Tutti i criminali fascisti godettero della protezione dello Stato italiano, degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, interessati più a sostenere un governo anti-comunista in Italia che a permettere che venisse fatta giustizia.

Questo breve articolo, in alcun modo esaustivo delle numerose problematiche riguardanti la storia del colonialismo italiano e la rilettura innocentista che ne viene fatta, vuole avere lo scopo di introdurre o stimolare l’interesse riguardo all’argomento trattato. Per chi volesse approfondire le varie questioni accennate si consigliano queste fonti liberamente accessibili:

Fascist Legacy, documentario sui crimini del fascismo nelle colonie italiane https://youtu.be/2IlB7IP4hys

Documenti riguardanti la questione delle foibe e il “Giorno del ricordo”, dal sito Dieci febbraio millenovecentoquarantasette http://www.diecifebbraio.info/documenti/


V.A.F.

 

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Autoassoluzione e vittimismo nella commemorazione del 10 febbraio


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Come ogni anno ci avviciniamo al 10 febbraio e come ogni anno, da un po’ di tempo a questa parte, ci avviciniamo assistendo a un’escalation di vittimismo nazionale istituzionalizzato che ci accompagna in un’acritica presa di posizione riguardo a tragici eventi di una guerra all’umanità portata in tutto il mondo dal nazifascismo a metà del secolo scorso.

Questa data in ricordo delle “vittime delle foibe” fu istituita nel 2004 con il benestare del cosiddetto centrosinistra in un clima di “riconciliazione nazionale” avviato simbolicamente in parlamento, nel lontano 1996, da un discorso di Luciano Violante nel quale riabilitava i “ragazzi di Salò” (sic! http://archiviostorico.corriere.it/1996/maggio/13/Bravo_Violante_noi_che_eravamo_co_0_9605135314.shtml). Negli ultimi anni questa presa di posizione anti-slava ha raggiunto un livello tale da assurgere a motivo di una quasi rottura diplomatica con i paesi della ex-Jugoslavia quando l’ormai ex-presidente della Repubblica Napolitano, in un discorso al Quirinale il 10 febbraio 2007, parlò di <<un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo […] e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”>>. Tutto il discorso vide una durissima replica punto per punto da parte dell’allora Presidente della Repubblica di Croazia Stjepe Mesić che accusò Napolitano di <<aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico>>. La crisi diplomatica fu prontamente sedata, come non vedere tuttavia nelle dichiarazioni della più alta carica dello Stato italiano l’apoteosi di questo revisionismo autoassolutorio e vittimistico, prodotto di punta creato dalla riconciliazione nazionale?Parma100209
Ma a parte le fantasiose ricostruzioni riguardanti il numero delle vittime italiane finite nelle foibe, l’errore più grande di questa revisione nazionale della storia è presentare gli avvenimenti della fine della guerra come avulsi dal contesto in cui ebbero luogo. Si fa partire la storia da un punto a noi favorevole per oscurare tutti gli avvenimenti precedenti e le atrocità commesse dagli italiani, in chiave autoassolutoria, e si rivendica, in chiave vittimistica, giustizia storica per le vittime della “Shoah italiana” (Maurizio Gasparri, aprile 2008). Questa giornata da quando è stata istituzionalizzata ha creato imbarazzo e ricevuto critiche, anche da parte di studiosi e opinionisti moderati, sia italiani che dei paesi dell’ex-Jugoslavia; da aperte accuse di razzismo e revisionismo storico, ad auspici che si ricordassero sia le vittime delle violenze jugoslave che quelle delle violenze italiane; è in ogni caso evidente, da qualsiasi parte si voglia analizzare la questione, la totale mancanza di volontà delle autorità italiane di ricercare una verità storica.cartolina-invito-mostra-Testa-per-dente-2012
Nonostante nel testo di legge sia dichiarato che le istituzioni debbano favorire “la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti” ciò avviene solo nel momento in cui ci si attenga al seminato dettato dalla nuova ricostruzione storica. Gli studi, anche autorevoli, che smentiscono le tesi dei riconciliatori italiani non sono considerate valide. L’esempio più lampante di questo atteggiamento è l’assoluto disinteresse, anzi quasi boicottaggio, dimostrato verso uno studio congiunto di una commissione di studiosi italiani e sloveni che in 7 anni (dal 1993 al 2000) ha cercato di fornire una ricostruzione condivisa dei fatti (relazione finale pubblicata in AA.VV., Dall’impero austro-ungarico alle foibe. Conflitti nell’area alto-adriatica, Torino, Bollati Boringhieri, 2009, pp.243-274). Questa ricerca imparziale, nonostante si fosse formata su iniziativa dei rispettivi ministeri degli Esteri, in Italia non ebbe alcuna presentazione pubblica, nè da parte delle istituzioni, nè in alcun ambito accademico; fu del tutto ignorata a livello nazionale (ci fu qualche attenzione solo da parte della stampa locale).

2Questa memoria selettiva permette di eliminare dalla storia la brutale occupazione italiana dei Balcani, fatta di leggi razziali, repressione e campi di concentramento, per l'”italianizzazione” di territori di confine a popolazione mista o a maggioranza slavofona, e fatta di infoibamenti di slavi e italiani antifascisti. Non mi dilungherò sulle violenze fasciste in Jugoslavia, come non mi dilungherò sugli avvenimenti post-bellici, ma la ricostruzione delle autorità italiane permette di assolversi da terribli crimini razziali anti-slavi e da un’occupazione territoriale che nulla ha da invidiare alle occupazioni naziste. (Per approfondire http://www.criminidiguerra.it/).
E la Germania non ha mai cercato nessun revisionismo storico per riabilitare le vittime tedesche provocate dal collasso del fronte orientale. (Gli unici a fare tentativi in questo senso sono piccoli gruppi politici apertamente neo-nazisti)

La strumentalizzazione del tema delle foibe e dell’esodo, una volta appanaggio solo dell’estrema destra neofascista, è stata presa in carico dalla quasi totalità dell’arco costituzionale. E se non sorprende che partiti come Forza Italia, Nuovo CentroDestra o la Lega si accodino ai loro alleati più a destra, ci si potrebbe chiedere come mai nel tempo (dalla Margherita al PD) questo argomento sia diventato appannaggio anche del centro-sinistra. A mio modo di vedere l’origine di questo interessamento è da cercare nelle tesi di riconciliazione nazionale, proposte ormai da quasi vent’anni, riguardo a qualsiasi situazione che è possibile far rientrare nella teoria degli opposti estremismi. Condannare allo stesso modo diversi tipi di estremismi per mettersi nel mezzo, per presentarsi come ragionevoli, per collocarsi nel “giusto”. Questa teoria punta a riunire sotto un unico grande ombrello (big tent) le opinioni di tutti i cittadini, che, una volta riconciliati, sono tutti possibili elettori dello stesso partito. Ma nell’ambito di “opposti estremismi” di nazioni diverse (fascisti e titini), cosa c’è di più facile se non fomentare l’odio contro l’altro e, tramite una memoria selettiva e una rilettura della storia, autoassolversi rendendo tutto il popolo italiano vittima della “furia slava”?
Un passaggio assolutamente necessario per il nuovo PD-Partito Nazione di Renzi.

Noi in quanto marxisti non possiamo che condannare una tale mancanza di analisi e di ricerca che strumentalizza ciò che è accaduto, e in quanto comunisti non possiamo non ricordare che la Seconda Guerra Mondiale fu una lotta contro l’orrore nazi-fascista e allo stesso modo non possiamo non ricordare l’eroica resistenza dei partigiani jugoslavi che liberarono i Balcani e l’Italia orientale dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi, ai quali Mussolini aveva lasciato Trieste. Una riconciliazione in Italia è necessaria, ma questa non è la riconciliazione con i fascisti è la riconciliazione con i paesi della ex-Jugoslavia, per non dimenticare che il fascismo è SEMPRE barbarie.

V. A. F.

 

Fonte principale per le dichiarazioni: Antonio Violante e Alessandro Vitale, L’Europa alle frontiere dell’Unione. Questioni di Geografia storica e di Relazioni internazionali delle periferia continentali, Milano, Ed. UNICOPLI, 2010.

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Comunicato stampa del PRC Muggiò circa il presidio antifascista del 16 febbraio


ora e sempre resistenza

CONTRO OGNI REVISIONISMO, ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Domenica 16 febbraio 2014 Muggiò ha celebrato il Giorno del Ricordo.

L’Amministrazione comunale, in gran completo e al seguito del Sindaco Zanantoni, ha organizzato la celebrazione allestendo una mostra e invitando a parlare l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

Tra gli inviti spicca colei che ha chiuso la giornata con la lettura di una preghiera: Francesca Montagni Marchiori, dell’Ass. Battaglione Bersaglieri Volontari “Benito Mussolini” di nostalgica memoria.

Rifondazione Comunista ha indetto una presenza antifascista contro l’infausta scelta dell’Amministrazione di dare spazio a con chi – con un’operazione di revisionismo – strumentalizza la giornata a scopi personali e politici, dando rilievo istituzionale a chi fiancheggia ideali combattuti dai nostri Partigiani e vietati dalla Costituzione Repubblicana. Continua a leggere

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