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L’ODIO DELLE DESTRE NON SI FA ATTENDERE: SOLIDARIETA’ ANTIFASCISTA AL CONSIGLIERE GEROSA


Dopo la presentazione della mozione antifascista in Consiglio Comunale, le reazioni non si sono fatte attendere. Una carica istituzionale come il Presidente della Provincia Dario Allevi ha parlato di “rigurgiti di antifascismo” e di incitamento all’odio e alla violenza. Non poteva esserci risposta migliore alle sue parole che uno dei commenti al suo post su Facebook, in cui un esponente dell’estrema destra minacciava il consigliere comunale di SEL Alessandro Gerosa, presentatore della mozione, di violenza fisica. I Giovani Comunisti di Monza e Brianza esprimono la massima solidarietà ad Alessandro e si impegnano a proseguire la lotta antifascista sia in senso istituzionale (con la già citata mozione di cui siamo tra i principali promotori), sia in senso culturale, continuando a sensibilizzare la cittadinanza sul tema e a tenerla informata sull’inaccettabile rinforzamento delle destre nazifasciste.
Ora e sempre Resistenza!

Giovani Comunisti

GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA     
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PRESIDIO PER LA PRESENTAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE DELLA MOZIONE MONZANTIFASCISTA


La nostra mozione contro l’agibilità politica delle organizzazioni neofasciste raggiunge un altro decisivo traguardo e approda, giovedì 7 Novembre, in Consiglio Comunale. 
Continueremo la nostra azione, in prima linea sin dagli albori del percorso di MonzAntifascista, ribadendo un semplice, forte e chiaro messaggio: Monza, in nome dei medesimi ideali che spinsero l’Italia migliore a schierarsi per la libertà, rifiuta ogni rigurgito fascista.

Saremo presenti al Consiglio Comunale di Monza, giovedì 7 Novembre, iniziando un presidio per le 18.15

Giovani Comunisti

 


GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA – RIVOLTIAMONZA

 

 

 

 

 

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Zona Rossa – 28 maggio 2012 – Brescia


Il 28 maggio 2012 una manifestazione antagonista sfilava per Brescia con l’obiettivo di raggiungere piazza della Loggia, per commemorare la strage nera del 1974, e denunciarne il significato politico che ebbe nel corso degli anni di piombo. E’ ingenuo aspettarsi da uno stato che fu complice dello stragismo, il rispetto delle libertà democratiche di noi cittadini. L’accesso alla piazza fu infatti interdetto ai manifestanti. La democrazia molto parziale dei governi berlusconiani prima e dei governi delle larghe intese oggi, ci ha insegnato che le voci di opposizione (le ultime rimaste in un paese in cui il parlamento vota tutto all’unanimità, senza voci di dissenso) non devono raggiungere i luoghi in cui i messaggi lanciati possano assumere un significato simbolico di rilievo e penetrare la coscienza pubblica. Ogni manifestazione, da Genova in poi, ha la sua Zona Rossa. Il dissenso è relegato ai margini. Ogni tentativo di incidere realmente nella coscienza dei nostri concittadini è punito severamente, manganello in pugno e codice penale alla mano. Il 15 ottobre 2011, a Roma, a una folla oceanica contro i governi dell’austerità, incazzata per l’assenza di un lavoro e di un futuro,  fu negato l’avvicinamento ai luoghi di potere delle istituzioni politiche italiane. La storia poi è nota: i manifestanti rinchiusi in piazza San Giovanni, preda dei caroselli delle camionette nere dei Carabinieri e i compagni arrestati. Di recente anche noi monzesi abbiamo vissuto il nostro esempio: la città militarizzata per tenerci lontani dalla villa reale e per impedire di inquadrarci alle telecamere dei media nazionali, puntate sulle celebrazioni ufficiali per l’inaugurazione della sede legale di Expo2015 e per l’arrivo di Napolitano e Letta in città.
A Monza è andato tutto bene. A Brescia la Polizia caricò, quando ancora il corteo percorreva il tragitto autorizzato e poi ancora quando i compagni manifestarono quella che potremmo definire tenacia, dignità o libertà, rivendicando il proprio diritto a infrangere la zona rossa. Dalle manganellate della Polizia non è riconosciuto il diritto di difendersi. Ogni atto di difesa, a mani nude – uno spintone, un calcio contro lo scudo in plexiglas del proprio assalitore – è considerata violenza e resistenza a pubblico ufficiale.  La semplice presenza in piazza, uno slogan, una parola di sconcerto è definita concorso morale. E poi via il novero delle improbabili accuse appioppate insensatamente e indiscriminatamente, senza nemmeno considerare il principio della responsabilità personale, a tutti i compagni rimasti coinvolti nelle dinamiche: furto, danneggiamento, lancio di oggetti pericolosi e via discorrendo. Le pene richieste dal PM Cazziani per i compagni presenti in piazza a Brescia quel 28 maggio 2012 sono infondate e inverosimili: Alessio 5 anni, Mario 1 anno e 4 mesi, Ashid 8 mesi.
Venerdì 19 luglio questi tre compagni, che nel più ampio elenco degli imputati per i fatti di Brescia sono quelli che hanno scelto la strada del rito abbreviato, arriveranno a sentenza. A loro e a tutti gli altri compagni coinvolti dalla repressione giudiziaria, tra cui anche militanti e dirigenti locali del nostro partito,  vanno i nostri più accorati auguri e la nostra totale solidarietà.
Coloro che vogliono trasformare la democrazia italiana in una unica grossa zona rossa, coloro che vogliono minimizzare la possibilità per le masse di incidere sulle dinamiche politiche del paese e sul proprio futuro, coloro che oggi in Parlamento e al Governo stanno minacciando la Costituzione, coloro che sperano di cancellare dallo scenario politico i compagni che animano il dissenso e i partiti che lo organizzano, sappiano che ci troveranno sempre schierati a barricata, di trasverso sulla loro strada fatta di sfruttamento, botte, stragi e repressione.

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza

Giovani Comunisti

Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, qualche link utile:

Nota Stampa – Radio Onda d’Urto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Umberto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Michele

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2 GIUGNO – FESTA DELLA REPUBBLICA, QUELLA VERA


Ieri (01.06.2013) i Giovani Comunisti erano in piazza a Monza, in via Buonarroti, per denunciare (vedi volantino) il servilismo degli ultimi governi delle larghe intese, Monti e Letta. Hanno imposto tagli alla spesa sociale minacciando la scuola e la sanità pubbliche, e soprattutto bloccando la ripresa economica del paese, con un’unica giustificazione “ce lo chiedono i mercati”. Intanto però hanno fatto lievitare le spese militari, perche “che lo chiede la NATO”. Hanno mantenuto i finanziamenti alle scuole private, perchè “lo chiede il Vaticano”. Eppure la Costituzione dice che la Repubblica si fonda sul lavoro e non sugli eserciti. Dice che la sovranità appartiene al popolo e non alla NATO, né alla BCE, né alle monarchie ecclesiastiche. Dice che l’Italia ripudia la guerra. Dice che la libertà d’impresa è posposta alle esigenze sociali dei lavoratori.
Noi non vogliamo più una politica così debole di fronte ai poteri forti da rinunciare all’applicazione della Costituzione.
La Repubblica che i vari Letta, Monti, Napolitano, Belusconi, i vari PD e PdL, la Lega e l’UDC hanno costruito non è la Repubblica della Costituzione. La loro è la Repubblica che sfila sotto gli sguardi dei più potenti con una parata militare. La nostra Repubblica è quella che nel referendum del giugno ’46 ha trionfato sulla Monarchia, foriera di rigurgiti fascisti, per regalarci la nostra bella e inattuata Costituzione. La loro Repubblica, la loro sfilata, il loro orgoglio nazionale è la maschera che nasconde un paese che soffre ogni giorno le difficoltà della crisi, che viene messo in cassaintegrazione, che viene licenziato, che non trova lavoro, che non riesce a pagarsi gli studi, che perde la casa. La Repubblica che noi vogliamo costruire avrà al centro l’uomo e il lavoro, nell’uguaglianza, nella giustizia sociale, nella libertà che sono dichiarate nella Costituzione e che nessun Governo Italiano ha mai voluto realizzare.

Banchetto Via Foscolo 1 Giugno 2013

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza Giovani Comunisti

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“Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i Palestinesi sono ebrei di Israele.” *



Quella che si sta consumando in questi giorni nel territorio della striscia di Gaza non è una guerra, bensì il compimento di un progetto cominciato molto tempo fa da parte di un popolo per eliminarne un altro, una pulizia etnica. Il tutto con l’appoggio da parte degli Stati Uniti e l’assordante silenzio dell’Unione Europea.

I mezzi di informazione nazionale ci forniscono notizie “al contrario” su come si sta difendendo l’ “unica democrazia in medioriente” contro i soliti terroristi arabi. Emblematico è il nome stesso dell’operazione del governo israeliano “Pilastro di difesa” o “Colonna di nuvole” riferimeto biblico all’esodo degli ebrei dall’Egitto.

Questa “difesa” di Israele è un attacco con esercito, carri armati e bombardieri contro territori internazionalmente riconosciuti palestinesi e abitati da semplici civili. Hamas, l’unica organizzazione in palestina ora in grado di rispondere agli attacchi, ha reagito con vari lanci di missili rudimentali e imprecisi verso Tel Aviv e Gerusalemme. I media occidentali usano l’esile difesa messa in atto da Hamas per far passare inosservato l’avanzamento (che va avanti da decenni) dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Non parlano della continua strage di civili, della distruzione di interi villaggi antichissimi, della disparità delle forze in campo: il bilancio delle vittime negli ultimi giorni è di ormai oltre 100 palestinesi e 5 israeliani. Il popolo palestinese è disarmato contro uno tra i più potenti e letali eserciti del mondo.
Israele sta occupando territori palestinesi al prezzo della morte di centinaia di civili, e, pur di nascondere la propria politica imperialista, ha il coraggio di sostenere che si sta difendendo dallo stesso popolo che sta cacciando dalla propria terra.

Noi Giovani Comunisti non possiamo che condannare e denunciare questo genocidio. Non possiamo che sostenere ed essere vicini a tutto il popolo palestinese, schiacciato da ogni parte su un territorio sempre più piccolo e isolato; a tutti i palestinesi costretti già da tempo a fuggire all’estero; a tutti gli attivisti internazionali che operano sul territorio palestinese; a tutti gli israeliani, che come i compagni del partito comunista israeliano, l’Hadash, mettono a rischio la propria incolumità per lottare insieme agli stessi palestinesi contro le stragi, le ingiustizie e le politiche imperialiste.

“C’è un esercito che usa armi sofisticatissime per bombardare e distruggere campi pieni di rifugiati, scuole, appartamenti, moschee e interi quartieri residenziali; per attaccare una popolazione di civili disarmati (…) e la chiamano guerra. Non è una guerra, è un omicidio.” (Noam Chomsky)

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza

INFORMATI E TIENITI AGGIORNATO CON LA DIRETTA DEGLI AVVENIMENTI DI NENA NEWS (segui link)!

* cit. Primo Levi

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5 FIRME PER UN’ITALIA DIVERSA!


Se si muovono i cittadini, tutto si rimette in giuoco. Il futuro ce lo costruiamo noi.

Dopo la prima iniziativa pubblica di quest’anno l’attività politica di Rivoltiamonza aggiunge all’analisi la lotta civile, in una campagna che punta a ripristinare le tutele del mondo del lavoro e a riconquistare lo stato sociale. Nelle prossime settimane saremo in piazza per la raccolta firme dei referendum, promossa da IdV e Rifondazione, per ripristinare l’inderogabilità del contratto nazionale di lavoro (abrogazione articolo 8), l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori che il governo Monti ha modificato in maniera peggiorativa e per abolire infine le diarie dei parlamentari.

Sarà anche l’occasione di firmare la proposta di legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito, presente in quasi tutti i paesi civili e fondamentale per assicurare le condizioni di vita dei giovani, vittime della precarietà.
Rifondazione Comunista ha infine promosso autonomamente un ultimo referendum (in due quesiti) che punta all’abrogazione della Riforma Fornero, responsabile dell’innalzamento dell’età pensionabile. Per noi giovani, considerato il nostro futuro di disoccupazione e contratti precari, non sarebbe che una condanna a rinunciare definitivamente alla pensione.

I referendum si inseriscono in una visione politica più ampia, opposta a quella dei partiti neoliberisti che sostengono Monti (PD, PdL, UDC). Abolire le tutele dei lavoratori significa strozzare il futuro e le prospettive dei giovani e condannare l’economia a una fase di stagnazione. Queste politiche non mirano alla crescita e all’uscita dalla crisi, ma garantiscono alle banche la possibilità di speculare sui debiti e sui destini degli Stati, instaurando un meccanismo di perpetuazione delle manovre di austerità.

Viene rinfacciato a un intero popolo il fatto di aver vissuto al di sopra delle proprie capacità e si sostiene che il vero freno all’economia siano l’alto costo del lavoro e i diritti dei lavoratori.

E’ vero, ci sono persone che hanno spolpato fino all’osso il bilancio dello Stato, ma questi sono soltanto coloro che evadono il fisco accumulando ingenti ricchezze all’estero, che guadagnano con una sola transizione finanziaria quanto un cittadino comune in una vita di lavoro, che hanno fatto di tutto per impedire una reale redistribuzione delle ricchezze e del potere, che strizzano l’occhio alla ‘ndrangheta, che preferiscono gli F35 agli ospedali e all’istruzione.

Contro questa prospettiva di devastazione, noi proponiamo un protagonismo popolare che attraverso i referendum e la lotta sociale rimetta al centro del dibattito politico le esigenze dei cittadini e dei lavoratori e che partendo da questo presupposto  sviluppi modelli di economia e società alternativi, il cui destino non sia più appeso ai ricatti delle banche, della finanza e di organismi sovranazionali non democratici.

Questo è il nostro progetto politico. Non c’è più tempo da perdere per primarie in cui si sceglie solo il nome di chi dovrà attuare il programma imposto dalla troika e dalla BCE.

E’ ora di cambiare!  Firma anche tu!

GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA – RivoltiaMonza 

 

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LA STORIA NON E’ FINITA


In un periodo storico di grande fiducia nelle capacità di sviluppo del sistema del capitale, Francis Fukuyama, aveva affascinato molti con un annuncio incredibile e altisonante: “La fine della storia”. Era tempo per una supremazia indiscussa del modello di democrazia borghese occidentale, ad economia di mercato, segnata da dominio economico, finanziario e politico degli Stati Uniti d’America.

Molti anni prima, Marx diceva che la storia non si ferma mai, perché le forze che la animano, gli uomini che la vivono, agiscono perpetuamente per tirare la storia dalla propria parte.

Negli anni ’90, Fukuyama pareva proprio aver ragione. Le speranze di un mondo diverso si spegnevano col finire del secolo. I miti del cambiamento crollavano insieme alle democrazie popolari. Il capitalismo trionfava sotto l’insegna dell’ideologia liberista.

Qualcosa però sta cambiando.
La vittoria indiscussa del liberismo economico ha creato una società globale plasmata sulle esigenze della finanza e della corposa elite economica che gestisce la produzione e i flussi di merci. Ma questo mondo oggi non sta in piedi. Grandi banche sono fallite, parecchi stati sono sull’orlo della bancarotta, la stabilità della vecchia Europa è messa a rischio, la leadership statunitense è messa pesantemente in discussione dalle economie emergenti come Cina, Brasile, India e dal percorso politico socialista, anticapitalista e antimperialista intrapreso dalle “vecchie colonie degli USA” ovvero i paesi sudamericani confederati nell’ALBA.

Gli organismi di governo dell’esistente, la BCE, l’FMI, il G8, l’Unione Europea, vogliono riprendere il controllo e lanciano diktat agli stati. Tracciano linea guida per le politiche nazionali, schiacciando i governi eletti sotto la costante minaccia di abbandonare il loro paese al proprio destino di crisi. I popoli e gli stati che decidono politiche alternative sono out. La democrazia borghese perde di significato, poiché le scelte politiche sono sovradeterminate: la socialdemocrazia si piega alle esigenze del liberismo e tutti i partiti borghesi si trovano a dire le stesse cose, ad approvare le stesse ricette. Chi ci ha portato in questa situazione di crisi, pur di riprenderne il controllo, sta giocando al raddoppio, perpetrando le stesse politiche del passato con vigore ancor più distruttivo verso i diritti dei lavoratori, verso la democrazia, verso le sovranità dei popoli.

Ma qualcuno risponde che al raddoppio non ci sta e qualcuno addirittura che il capitalismo lo vuole lasciare. E’ il 27% di greci che hanno votato la coalizione di partiti comunisti SYRIZA. E’ il popolo venezuelano col suo percorso rivoluzionario bolivariano. E’ il 10% dei francesi che hanno scelto il programma radicale di Melenchon. Sono i popoli spagnoli e greci che scendono in piazza a sfidare le forze della repressione per affermare il proprio diritto a governare l’esistente. Sono gli italiani ingolfati nell’antipolitica e nella veemenza futile di Grillo, che delegittimando la politica intera, altro non chiedono che una democrazia reale e diretta. Sono anche le ombre nere e minacciose che si stanno alzando in Europa per offrire un’alternativa finta, una via di sfogo alle richieste popolari, che sa di vecchio, di reazione, di continuità.

Sono tanti i germogli di un mondo che vuole cambiare. Che cerca nuove strade e nuove vie per costruire una realtà capace di coniugare uguaglianza e libertà. In Italia pare che nonostante gli sforzi di tanti compagni, di tanti uomini e donne in lotta, i germogli non vogliano spuntare. Siamo a un punto zero in cui non c’è risposta ai diktat sovranazionali, alle controriforme del governo Monti, allo svilimento e alle modifiche della Costituzione. In due anni abbiamo perduto i contratti nazionali di lavoro, l’articolo 18, la possibilità per i giovani di avere una pensione, le recenti vittorie referendarie e quindi popolari in tema di tutela del patrimonio pubblico, la possibilità di fare politiche sociali per via degli “obblighi di bilancio”. Eppure tutto tace: le piazze sono vuote.

All’Italia manca qualcosa che i Giovani Comunisti di Monza e Brianza vogliono, quest’anno, contribuire a costruire. Mancano due cose. Una è la controinformazione, l’analisi compiuta delle dinamiche storiche in atto, la consapevolezza diffusa di cosa ci aspetta continuando su questa china. L’altra è un progetto definito verso cui dirigere le forze di chi vuol cambiare l’esistente e con cui quietare i timori di chi si aggrappa a questa realtà per quanto questa continui a deteriorarsi, a causa della giusta paura dell’ignoto, del baratro e del fallimento.

Dietro al progetto serve un organizzazione, che Rifondazione Comunista nel suo complesso deve costruire all’interno del panorama politico, del sindacato, del movimento studentesco. Nel frattempo dobbiamo riflettere e informare.
Per questo motivo lanciamo  una compagna di iniziative di analisi e controinformazione:

“La storia non è finita”

Vi aspettiamo al primo appuntamento, “Black Dawns”, Venerdì 12 Ottobre dalle ore 20.00, presso il Circolo Libertà di Viale Libertà 33. Una serata sulle minacce in tempo di crisi e di dominio liberista per l’attuale assetto istituzionale, per la democrazia come la abbiamo conosciuta fino ad ora, per la Costituzione dei partigiani.
GIOVANI COMUNISTI di MONZA e BRIANZA – RivoltiaMonza

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SCUOLA E UNIVERSITA’ PUBBLICHE! PROFUMO NON CI MERITI!


Questa sera una ventina di studenti dei Giovani Comunisti di Lecco e Monza e dell’Unione degli Studenti di Vimercate sono intervenuti pacificamente alla Festa Democratica di Osnago in occasione della presenza del Ministro Profumo.

Abbiamo mostrato alcuni striscioni e distribuito dei volantini in cui si spiegava chiaramente l’operato di questo Governo, in perfetta continuità con quello precedente: privatizzazione e smantellamento dell’istruzione di massa, pubblica, gratuita e laica. Le forze dell’ordine ci hanno allontanato per identificarci e non abbiamo potuto proseguire il nostro intervento all’interno del dibattito e, dunque, non siamo riusciti a porre pubblicamente domande e critiche al Ministro.

L’inversione di tendenza, decantata del ministro Profumo, rispetto ai tagli e alle privatizzazioni dell’istruzione pubblica è strumentale e non veritiera. Da quando il Governo Monti si è insediato non è stato percepito nessun cambiamento rispetto ai precedenti governi, in particolare dal punto di vista di finanziamenti per scuole, università, edilizia scolastica e diritto allo studio.

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