Archivi tag: giovani comunisti Monza

Ricordiamo Peppino Impastato [9/05/2014, Monza]


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IN FONDO AL TUNNEL


Per Rifondazione, da qualche tempo, tira una brutta aria. Scontiamo una perdita di contatto con la nostra classe di riferimento, di cui possiamo incolpare solo noi stessi: la nostra grande incapacità è stata quella di mantenere un’interlocuzione con gli strati più deboli della popolazione, che ora sono facili da convertire a proposte non popolari, ma populiste. La mancanza di una posizione unitaria su alcune questioni fondamentali ci rende velleitari in molti contesti, non riusciamo ad affrontare l’avanzata del “pensiero debole” non solo tra i nostri nemici, ma anche tra i possibili alleati, convinti dell’inutilità della forma-partito. Le scissioni esterne ci hanno falcidiato, quelle interne bloccato: il correntismo pattizio ha incancrenito l’attività della dirigenza, costringendola a ripiegarsi su un fallimentare elettoralismo (sfido tutti a trovare un compagno che non si sia sentito dire “Rifondazione? Ah, esiste ancora?”). Un quadro che tutti conosciamo, nel quale andiamo a Congresso con ben 3 documenti contrapposti.
Ma proprio informandosi sul dibattito congressuale emerge un barlume di luce. Non un faro, intendiamoci, casomai una candela consumata. Ma nel buio totale, meglio di niente. Questa illuminazione fioca si ottiene informandosi sui risultati dei Congressi di Circolo sulle pagine Facebook, sui gruppi, sui siti, sui blog, sui giornali locali: non tanto dai risultati in sé, ma dal fatto stesso che questi risultati esistano. Circoli piccoli, di paesi minuscoli, nascosti chissà dove sull’Appennino o sui litorali, discutono, si confrontano e votano. Rifondazione, il più grande partito comunista d’Italia (mala tempora currunt), erede diretto del PCI e di Democrazia Proletaria, esiste ancora, su tutti i territori. Siamo pochi, stanchi, delusi, abbattuti, problematici. Ma vivi. Anche negli anfratti più sperduti d’Italia ci sono ancora comunisti, pronti a lottare e senza paura di avere un’identità forte, in un periodo di così grande relativismo. Nonostante le batoste elettorali, i fallimenti dirigenziali, gli errori e le cadute. La stanchezza e l’età. La mistificazione mediatica e ideologica. La damnatio memoriae. Le imponenti forze della reazione. Sapere che in paeselli di 1000 anime c’è un circolo che discute e si confronta significa sapere che non ce ne siamo mai andati, che ci siamo, che resisteremo. Che ci sarà sempre qualcuno a lottare per i diritti e la libertà.
Nessuno può dire come andrà il Congresso, quali saranno le figure deputate a guidare il partito dal 2014 in avanti. Ma chiunque si trovi in sella al cavallo imbizzarrito di Rifondazione, si ricordi di questo patrimonio materiale e culturale, che non può essere dissipato. Qui siamo, qui resteremo. E da qui ripartiremo.

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14 Novembre – SCIOPERO GENERALE EUROPEO


Le politiche di austerità sono una manovra di accerchiamento nei confronti dello stato sociale e dei diritti acquisiti da parte delle banche e delle istituzioni finanziarie e politiche europee. L’austerità determina stagnazione dell’economia, con conseguente destabilizzazione nelle quotazioni di mercato dei titoli di stato. La cura che ci propongono è? Rientro di bilancio, altra austerità e tassi di interesse più vantaggiosi per chi compra i titoli di stato. Le banche incassano e perpetuano il loro giuoco. Ma sul tabellone, sta volta, c’è anche la casella Imprevisto. E’ la numero 14.11.2012, data dello sciopero generale convocato in Italia, Portogallo, Spagna e Grecia contro le politiche di austerità. Le pedine si ribellano.
I governi nazionali sono esautorati del loro potere, dal momento che la loro agenda è dettata dalla BCE. Chi disobbedisce è punito con una ritorsione dei mercati e dell’Unione Europea. Le elezioni sono considerate un momento pericoloso, a cui si preferiscono governi tecnici e grandi coalizioni senza opposizione. Questo è lo scenario che viviamo oggi in Italia col governo Monti. Finora abbiamo accettato tutto, perché ci dicevano che era ineluttabile. Ma non sono superiori leggi dell’economia a imporci ineluttabilmente questo scenario. Sono le scelte politiche di una classe dirigente neoliberista e gli interessi economici dell’elite finanziaria che domina la società capitalista.
Le responsabilità di PD, UDC, PdL e di tutti i partiti fautori del montismo sono enormi. In due anni ci hanno resi ancor più precari, depredandoci delle tutele acquisite e delle conquiste: pensioni, articolo 18, contratto nazionale di lavoro, servizi pubblici locali. L’esito del referendum sull’acqua pubblica è stato sovvertito. Perché quello che chiedono i mercati importa più della volontà popolare. Ora sono sotto minaccia scuola e sanità. Tutto questo con la parziale connivenza della CGIL, che per non andare in rotta di collesione col PD, ha dovuto inghiottire in silenzio parecchi bocconi amari. Oggi ritroviamo i compagni del più grande sindacato italiano ancora in una posizione poco chiara, con un’adesione allo sciopero che c’è (non potevano essere la pecora nera dei sindacati europei), ma che si dimezza a quattro ore e che annacqua il valore conflittuale di questa giornata e il suo significato antiliberista e anticapitalista.
A noi questo non basta. Dobbiamo delegittimare chi ci governa. Vogliamo le dimissioni di Monti. Vogliamo un’alternativa politica ai partiti corresponsabili di questo scempio.
Finalmente i popoli più minacciati dai meccanismi speculativi si uniscono contro lo strapotere finanziario per influire su queste dinamiche. Una risposta di massa e internazionale è la solo risposta contro un attacco massivo e sovranazionale.
Un movimento organizzato che sappia proseguire la lotta con costanza e finalità è la sola possibilità di ridare voce alle esigenze di noi studenti e lavoratori e per riportare i nostri temi al centro del dibattito politico.
Per questo non smetteremo di profondere tutti i nostri sforzi nella costruzione di un movimento studentesco organizzato e nella compattazione del movimento dei lavoratori su posizioni radicali, con prospettive concrete e alternative. Per questo i Giovani Comunisti di Monza e Brianza parteciperanno alla giornata di mobilitazione, in seno al corteo milanese degli studenti e dei sindacati di base, insieme alla Rete della Conoscenza e alle altre realtà che aderiranno.
GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA – RIVOLTIAMONZA
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5 FIRME PER UN’ITALIA DIVERSA!


Se si muovono i cittadini, tutto si rimette in giuoco. Il futuro ce lo costruiamo noi.

Dopo la prima iniziativa pubblica di quest’anno l’attività politica di Rivoltiamonza aggiunge all’analisi la lotta civile, in una campagna che punta a ripristinare le tutele del mondo del lavoro e a riconquistare lo stato sociale. Nelle prossime settimane saremo in piazza per la raccolta firme dei referendum, promossa da IdV e Rifondazione, per ripristinare l’inderogabilità del contratto nazionale di lavoro (abrogazione articolo 8), l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori che il governo Monti ha modificato in maniera peggiorativa e per abolire infine le diarie dei parlamentari.

Sarà anche l’occasione di firmare la proposta di legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito, presente in quasi tutti i paesi civili e fondamentale per assicurare le condizioni di vita dei giovani, vittime della precarietà.
Rifondazione Comunista ha infine promosso autonomamente un ultimo referendum (in due quesiti) che punta all’abrogazione della Riforma Fornero, responsabile dell’innalzamento dell’età pensionabile. Per noi giovani, considerato il nostro futuro di disoccupazione e contratti precari, non sarebbe che una condanna a rinunciare definitivamente alla pensione.

I referendum si inseriscono in una visione politica più ampia, opposta a quella dei partiti neoliberisti che sostengono Monti (PD, PdL, UDC). Abolire le tutele dei lavoratori significa strozzare il futuro e le prospettive dei giovani e condannare l’economia a una fase di stagnazione. Queste politiche non mirano alla crescita e all’uscita dalla crisi, ma garantiscono alle banche la possibilità di speculare sui debiti e sui destini degli Stati, instaurando un meccanismo di perpetuazione delle manovre di austerità.

Viene rinfacciato a un intero popolo il fatto di aver vissuto al di sopra delle proprie capacità e si sostiene che il vero freno all’economia siano l’alto costo del lavoro e i diritti dei lavoratori.

E’ vero, ci sono persone che hanno spolpato fino all’osso il bilancio dello Stato, ma questi sono soltanto coloro che evadono il fisco accumulando ingenti ricchezze all’estero, che guadagnano con una sola transizione finanziaria quanto un cittadino comune in una vita di lavoro, che hanno fatto di tutto per impedire una reale redistribuzione delle ricchezze e del potere, che strizzano l’occhio alla ‘ndrangheta, che preferiscono gli F35 agli ospedali e all’istruzione.

Contro questa prospettiva di devastazione, noi proponiamo un protagonismo popolare che attraverso i referendum e la lotta sociale rimetta al centro del dibattito politico le esigenze dei cittadini e dei lavoratori e che partendo da questo presupposto  sviluppi modelli di economia e società alternativi, il cui destino non sia più appeso ai ricatti delle banche, della finanza e di organismi sovranazionali non democratici.

Questo è il nostro progetto politico. Non c’è più tempo da perdere per primarie in cui si sceglie solo il nome di chi dovrà attuare il programma imposto dalla troika e dalla BCE.

E’ ora di cambiare!  Firma anche tu!

GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA – RivoltiaMonza 

 

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Anche ReteScuole a Profumo….


Io, tullio , Emanuele e Domitilla siamo andati a osnago, entrati alla festa del PD , area dibattiti, ci siamo seduti zitti zitti. Intanto i giovani studenti hanno tentato di appendere all’esterno della festa uno striscione. La digos ha ripreso con la videocamera. Il servizio d’ordine del pd, l’ha tolto.

Profumo, il rettore del politecnico, il sen. Rusconi come moderatore, il responsabile scuola del pd Martina.
Nelle prime file platea di ultra sessantenni: presidi, rettori, deputati….ben vestiti.
Qualche insegnante qua e là.
Noi zitti zitti.

Applauso ( partito dalle prime file) quando Martina afferma che BISOGNA FINALMENTE AVVIARE UN SERIO INTERVENTO SUL MERITO e la strada che indica Profumo li vede d’accordo.

Parlano ma nn si capisce che stanno parlando di scuola e università, sembra un incontro della Confindustria.
Rusconi annuisce ossessivamente alle affermazioni di Profumo.

I ragazzi aprono uno striscione con scritto NO ALL’UNIVERSITÀ spa.
Allora anche noi ci spostiamo ai lati e tiriamo fuori la nostra bandiera gialla: “Vogliono distruggere la scuola pubblica. Io non ci sto!”
Silenzio
Rimaniamo fermi immobili girati verso il ministro. Da dietro la mia bandiera non vedo i ragazzi e le ragazze che vengono allontanati.
Silenzio
Dopo tre interventi richiesti al ministro, si apre un falso e manovrato dibattito : un rettore che inaugurerà un campus (?) a Lecco, una dirigente ossequiosa e servile, un non ben precisato personaggio che butta lì con moderazione e uso raffinato delle parole il problema dei finanziamenti inesistenti…

Emanuele chiede di parlare.
Tullio , da sotto la bandiera, alzando la voce lo sostiene.
Io rincalzo.

Rusconi afferma di essere lui il moderatore e che possiamo andare a parlare nelle nostre feste!(??)
Che se si apre il dibattito devono allora parlare tutti! Appunto, fateci parlare, siamo maestre e professori facciamo noi la scuola.
Niente.
alla festa democratica non c’è democrazia.

Vergogna!

Si parlavano tra loro.

Usciamo, esce anche il pubblico. L’assemblea è finita!
Un giornalista ci intervista. Vuole sapere che domande volevamo fare.
Qualcuno si avvicina per solidarizzare con noi.

Esco cerco la macchina del ministro, aspetto.
Arriva con la sua scorta, mi avvicino:” buona sera ministro. Le ho scrittto una lettera per raccontarle come stiamo vivendo nella scuola primaria. La legga”
Prende la lettera, mi dà la mano (!!!) , sorriso di convenienza, saluta.

Dovevamo farlo!

 

Martagatti – Retescuole

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