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Il nostro saluto al compagno Gabriel Garcia Marquez


All’età di 87 anni ci ha lasciato il maestro Gabriel Garcìa Marquez: con lui se ne va una delle ultime vere voci libere del mondo e una delle massime espressioni del romanzo nel ‘900, il miglior descrittore della realtà del Sud America e della sua incredibile dialettica tra realtà storica e dimensione mitica.

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Nella sua opera l’America Latina è sempre una terra mitologica, onirica, ai confini dello spazio e del tempo, eppure perfettamente calata nella storia: una realtà parallela che ha preso il nome di “realismo magico”. E così, se il paese di Macondo vive in una sua dimensione fantastica, gli eventi narrati aderiscono strettamente all’incomprensibile complessità delle vicende della sua terra. Sfruttati e sfruttatori, rivoluzionari e reazionari: come non intuire, nelle pieghe di ogni sua creazione il forte respiro della tensione storica? Marquez fu un protagonista del suo tempo e dietro all’apparenza dell’immaginifico era sempre presente l’engagement sartriano, non solo in letteratura, ma anche nella realtà: le sue prese di posizione politiche furono sempre nette e chiare. Fu amico personale di Fidel Castro, fin da prima del ’59, convinto sostenitore della rivoluzione cubana e frequentatore dell’isola; fu un attento osservatore, come reporter sul campo, dell’esperienza socialista cilena e della sua tragica fine; insieme all’omonimo matematico e a Jean-Paul Sartre, fece parte del Tribunale Russel incaricato di esaminare le violazioni di diritti umani in Cile; fu sempre attivo per la ricerca della pace e contro le ingerenze USA nella sua Colombia; negli ultimi anni si interessò al chavismo e alle vie al socialismo del XXI secolo. Sempre, insomma dalla parte delle rivoluzioni popolari e delle elementari spinte di riscatto umano che animano i protagonisti dei suoi libri.

Il primo evidente riferimento è quello a uno dei protagonisti del romanzo che gli valse il premio Nobel nell’82, Cent’anni di solitudine: il colonnelllo Aureliano Buendìa, che “promosse 32 sollevazioni armate e le perse tutte”, eccellente esempio di rivoluzionario romantico, il modello a cui Marquez si ispirò nel delineare tutte le sue figure ideali di uomini politici. Dai disillusi eroi di guerra protagonisti di Nessuno scrive al colonnello e L’autunno del patriarca, al calco di Simón Bolívar che domina Il generale nel suo labirinto: tutte figure alle prese con gli inganni, i dolori, le insidie del potere. E tutti, comunque, legati all’irreale realtà dell’America Latina, spesso accompagnati da forti e determinanti figure femminili, unico punto fermo e sicuro davanti alla contradditorietà del mondo. Dipingendo un affresco magicamente iperrealista della storia sudamericana da Simón Bolívar fino a Hugo Chavez, Gabo “ha proposto una rifondazione mitica dell’America Latina come terra del possibile” (Rosalba Campra, Rinascita).

“Desidero che il mondo sia socialista, e credo che prima o poi lo sarà.”

Gabriel Garcia Marquez

Giovani Comunisti Monza e Brianza

 

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QUESTO NON È UN ADDIO COMPAGNO CHAVEZ!


Non vogliamo ricordarti come un capo di stato, un leader internazionale, un patriota nazionale, vogliamo ricordarti come un Compagno.

Compagno di sventure, come il tuo cancro che ti ha consumato fino ad oggi 5 marzo 2013, nonostante le migliori cure ricevute a Cuba.

Sventure come il golpe del 2002 da cui sei uscito vittorioso affossando il nemico del popolo, la borghesia finanziaria occidentale.

Ti ricorderemo in particolar modo come Compagno di viaggio in una vita di successi: ogni elezione ed ogni referendum vinto a larga maggioranza e con la piena partecipazione del popolo.

Successi riconosciuti in tutta l’America Latina, che ti sorride e ti ricorda in questo momento di tristezza; la rinascita del socialismo nel nostro secolo è avvenuta anche grazie alle tue scelte e alle azioni dei tanti militanti che da anni ti sostengono e ti acclamano.

“A coloro che mi augurano la morte, io auguro una lunga vita, perché possano vedere la Rivoluzione Bolivariana continuare ad avanzare di battaglia in battaglia e di vittoria in vittoria” questa frase lapidaria diventa un testamento politico, scolpito a chiare lettere per le lotte presenti e future.

Ci uniamo alla sofferenza della tua famiglia ma non ci piangeremo addosso: “ognuno di noi da solo non vale nulla” ci ricorda il Che; tu e la tua gente avete contribuito al risveglio di una coscienza di classe da troppi anni assopita e la perdita di un uomo non arresterà questo processo di rivoluzione.

Tutti gli oppressi del mondo dovranno riflettere sulle tue azioni, per comprendere appieno la forza del socialismo reale, la forza che il comunismo può sprigionare in un mondo condannato dal capitale e dalle sue crisi.

Auguriamo al tuo successore, Nicolas Maduro, di combattere, come ha combattuto sempre all’interno dei primi sindacati, a sostegno del popolo e dei lavoratori.

Simon Bolivar e la sua rivoluzione vivono, e con essi Hugo Chavez vegliano sui movimenti rivoluzionari di tutto il mondo.

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Giovani Comunisti – Monza e Brianza

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Chavez, amigo, el pueblo esta contigo!


Hugo Chavez

Il 9 Dicembre Hugo Chavez, Presidente del Venezuela, annuncia di dover affrontare un nuovo intervento a Cuba per combattere contro il tumore con cui convive da tempo.

La malattia di Chavez potrebbe degenerare a breve – come lui stesso ha ammesso – portando perciò, nel peggiore dei casi, alla nomina ad interim di Nicolas Maduro, oggi vice-presidente. Così prevede la Costituzione. Chavez inoltre ha dichiarato di augurarsi che Manduro si candidi alle prossime elezioni e sia eletto dal popolo venezuelano.

Il mandato di Chavez inizia nel 1998 quando il 56% degli elettori lo designano Presidente della Repubblica. Sopravvive nel 2002 ad un colpo di stato militare, organizzato dall’alta borghesia filo-statunitense, e vinto nel giro di tre giorni 3 giorni dalle forze militari rimaste fedeli alla Costituzione. Chavez viene rieletto nel 2006 con il 63% dei voti e conduce un’altra campagna elettorale vincente nel 2012 riuscendo a proseguire le politiche socialiste del proprio governo con più del 55% dei voti conquistati contro il liberale destroide Capriles, che partecipò al golpe del 2002. In totale ha vinto – in un quindicennio – 13 confronti elettorali, di cui alcuni erano referendum voluti sulla sua persona da parte dell’opposizione. Grazie alle modifiche costituzionali di Chavez, che in USA chiamano dittatore, è stata infatti istituita la revocabilità di ogni carica politica tramite referendum. Ma Chavez non è mai stato sfiduciato dal suo popolo.

Maduro è l’attuale Vice-presidente e per anni ha ricoperto il ruolo di Ministro degli esteri; rappresenta per molti osservatori, anche occidentali, la realizzazione del sogno socialista: da umile autista di autobus e fondatore dei primi sindacati a uomo politico amato dalla gente per la sua semplicità e affabilità.

Cosa succederà?

I più critici preannunciano la fine di un’era dominata dal populismo personalista del Presidente e il ritorno di un apparato democratico. Questa è chiaramente la versione distorta e impacchetta dai media privati o filoamericani. La realtà dei fatti è ben diversa: il tessuto sociale ha beneficiato delle politiche sociali del governo a prescindere dal “personalismo” di Chavez. L’UNESCO assicura l’eliminazione dell’analfabetismo. Grazie alla nazionalizzazione delle risorse strategiche come petrolio e sabbie bituminose, sottratte all’avidità delle multinazionali e dell’imperialismo economico statunitense, si è potuto metter fine all’emarginazione dei quartieri e dei territori più poveri con imponenti programmi sociali, strutture sanitarie, scolastiche e abitative. La disoccupazione è scesa da 14,4% del 1999 al 7,6% del 2011, la povertà dal 23 all’8,5%, mentre il  il PIL pro capite è salito da 4100$ a 10810$.

I progressi non sono stati solo sul piano sociale, ma anche sul piano della democrazia. Sono stati istituiti organismi amministrativi locali di democrazia diretta, le Comuni. Nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, dell’aggregazione sociale e della gestione del territorio, dei quartieri e delle loro risorse sono state introdotte e sostenute forme di autogestione e autorganizzazione.

Il Partito Socialista Unito del Venzuela (PSUV), principale membro della coalizione pluripartitica della sinistra che attualmente governa il Venezuela, conta due milioni di iscritti. E’ presente in tutte le fabbriche, private o nazionalizzate, e negli uffici pubblici, dove iscritti e sostenitori hanno scelto liberamente di finanziare la campagna politica di quest’anno.

Stato, governo e partito sono strutture simbiotiche, con una forte adesione popolare che non potrà scomparire anche in mancanza di Chavez, benché questi col suo carisma sia stato l’uomo chiave della Rivoluzione Bolivariana.

Dietro quest’esperienza socialista, unica nel terzo millennio, così come dietro a tutte le esperienze di emancipazione collettiva, rimangono sempre i meriti e l’umanità degli individui. Confidiamo che Hugo Chavez mantenga nella sua battaglia contro la sorte e la natura, la stessa forza che ha usato contro le ingiustizie causate dall’uomo.

“Somos guerreros de la vida”

 

GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA – RivoltiaMonza   Giovani Comunisti

AGGIORNAMENTO al 18-12-12, per dovere di cronaca: Nonostante le condizioni di Chavez e la sua assenza dal territorio nazionale, vittoria Bolivariana alle regionali

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