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Democratici?


berlusconi-e-renziMa nessuno si è accorto del fatto che il nome Italicum richiama la strage di Bologna e la stagione delle bombe? Ok, non è il problema principale, ma il nominalismo ha la sua importanza. Comunque la nuova legge elettorale, approvata dalla strana coppia Pd-FI, ha questo infausto nome per indicare il suo scopo: garantire governabilità. Questo termine ormai diventato dogmatico nella dialettica politica italiana, ma risulta particolarmente odioso: i peggiori regimi totalitari, le più sanguinarie dittature, le più crudeli oppressioni politiche, si basavano tutte su una perfetta governabilità, e sul fatto che in un paese ci fosse una solida maggioranza politica in grado di fucilare gli scontenti. La legge Acerbo (A.K.A. “congegno infernale”), approvata dal parlamento nel 1923, assicurò un’enorme governabilità del paese da parte del Partito Nazionale Fascista: vogliamo riproporla? Pensateci: mai più Governi che cadono, mai più maggioranze traballanti, mai più larghe intese. Se si ammette che la governabilità è un valore in sé, allora si legittimano le peggiori porcate, purché diano un solido indirizzo politico. L’opinione dei cittadini? Sarà per la prossima volta, le presenti circostanze non consentono di ascoltarla.

E certo, per garantire la governabilità bisogna ridurre le voci critiche. A lungo, stamattina, ho sperato che l’8% come soglia di sbarramento fosse uno scherzo. Come si fa a definire democratica una robaccia del genere? Riduce il Parlamento a un bivacco di manipoli (dove l’ho già sentita questa?), annulla di fatto il peso delle opposizioni parlamentari, che si ridurranno ai soli 5 stelle, spinge i partiti a entrare in enormi coalizioni di prodiana memoria, per elemosinare un 5% e il relativo pugnetto di parlamentari. Una forza politica che accumuli il 7,5% non è minoritaria all’interno del paese, non può rimanere fuori dalle istituzioni. Quasi un voto su 10 non avrebbe rappresentanza (applicato alle elezioni del 2013, Italicum avrebbe dato rappresentanza al 53.2% dei cittadini). Di sicuro tutto ciò lascerà mani libere ai partiti maggiori, che si uniranno sui grandi temi per avversare un’opposizione svuotata e monocolore, escludendo dai processi decisionali ogni forza che rifiuti lo schema delle alleanze e dei compromessi.

Una considerazione, per chiudere. È paradossale che una legge del genere venga salutata come strumento per traghettare l’Italia verso la Terza Repubblica. Il puzzo di democristianità di Italicum dà la nausea. Una legge scritta a tavolino dagli esponenti dei due grandi partiti rivali, ma talmente rivali, che poi sul grande tema si sono messi perfettamente d’accordo. Il tentativo di ricostruire un sistema di grandi alleanze parlamentari forzate, che magari litighino, ma poi come le correnti della DC, siano unite nel fronteggiare il grande nemico all’opposizione. Sul cambiamento della qualità di quel nemico non vanno spese parole, più utile ricordare che, almeno, ai tempi c’era il proporzionale puro. Lo scudo crociato ritorna, temprato dalle larghe intese, e più cattivo che mai.

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ANNAMARIA CANCELLIERI: UNA SCELTA DI CLASSE


Chissà cosa sarebbe successo se Stefano Cucchi o Aldo Bianzino avessero avuto il numero di cellulare del Ministro della Giustizia. Chissà cosa succederebbe se quel numero lo avessero tutti i detenuti nelle patrie galere. Chissà cosa succederà quando Annamaria Cancellieri riferirà al Senato sul proprio operato. Staremo a vedere. Nel frattempo, però, siamo costretti  ad assistere all’ennesima prevaricazione di classe da parte di un’esponente delle larghe intese.
I fatti sono presto esposti: il Guardasigilli ha ricevuto il 17 luglio scorso una telefonata privata da Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, il presidente onorario del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai, sotto accusa per falso in bilancio aggravato. Nella conversazione, la Fragni rivelava le pessime condizioni di carcerazione della figlia Giulia (condannata per lo stesso reato del padre a 2 anni e 8 mesi), a quanto pare denutrita: il Ministro, con impeccabile spirito umanitario, si è immediatamente mosso, sensibilizzando sul tema i due vice-capi dipartimento del Dap (amministrazione giudiziaria). Guarda caso, la Ligresti è stata scarcerata. “Senza che ci fossero pressioni”, spergiurano ipocritamente i suoi legali.
Commettendo un vero e proprio crimine di classe, il Governo delle larghe intese è dunque intervenuto per prevaricare addirittura le leggi borghesi e liberare dal giogo carcerario la rampolla di una delle più potenti famiglie d’Italia. Ha un bel dire la Cancellieri, quando sostiene che era suo dovere intervenire: lo sarebbe per ogni caso di denutrizione, sporcizia, sovraffollamento, possibile autolesionismo delle carceri italiane. Sappiamo benissimo che questi casi sono tutt’altro che rari, ma evidentemente non è una priorità la sistemazione di un sistema detentivo condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea, quello che proibisce i trattamenti inumani e degradanti (8 gennaio 2013). Le prigioni possono continuare a essere luoghi di disperazione, tortura e disumanità: l’importante è, a quanto pare, che i ricchi ne possano rimanere fuori, qualsiasi cosa succeda.
Si noti qui anche il fallimento delle teorie liberali: nel capitalismo, anche se de iure le leggi e le carceri sono uguali per tutti, de facto le cose non stanno affatto così; chiunque possa permettersi, grazie al proprio privilegiato status socioeconomico, migliori avvocati, agganci politici, o addirittura il numero privato di un Ministro, alla fine parte decisamente avvantaggiato.
Come Giovani Comunisti, noi non ci limitiamo, come “l’ala dura” (pazze risate) del Pd, a chiedere chiarezza, né tantomeno, come Grillo e i suoi accoliti, a desiderare le dimissioni della Cancellieri. Queste sono il minimo. Noi auspichiamo che l’intero Governo delle larghe intese, classista e neoliberista, lasci la guida del Paese, dopo aver mostrato la propria inadeguatezza ed essersi proposto come sommo garante degli interessi della borghesia più reazionaria e conservatrice. Continueremo a lottare, inoltre, perché le immonde condizioni carcerarie migliorino, e per un sistema giudiziario che davvero giudichi senza  distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ben consapevoli che questo è possibile solo fuori dal sistema capitalista.

 

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