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Ce vo’ coraggio


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Io vi avviso, tutti quanti. D’ora in poi sarà molto più difficile. Ci vorrà pelo sullo stomaco, ci vorrà ambizione, ci vorrà un pizzico di follia. Ci vorrà coraggio. È anche vero che in fondo queste sono le doti esaltate da modelli di imprenditoria aggressiva e di successo (alla Steve Jobs, per intenderci) che sono stati imposti come punti di riferimento per la realizzazione di ogni essere umano, quindi non sarà un problema. Ma sarà dura. Sarà dura affermare che il conflitto capitale-lavoro è roba vecchia, che le classi non esistono più, che chi non si rassegna alla concordia ordinum è anziano e immaturo, che il lavoro salariato è morto nel 1989. Dopo ieri, è molto più difficile. Come chiamate, voi, ideologi delle ideologie morte, quello che è avvenuto ieri a Roma? Incidente, fatalità, misunderstanding? Nella mia modesta opinione, io lo chiamo in un solo modo: lotta di classe.
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14 Novembre – Dissenso di massa, repressione di stato.


Il 14 novembre è stata una giornata straordinaria per il movimento studentesco e per l’opposizione sociale al governo Monti e alle politiche di austerità.  Gli studenti hanno preso massivamente coscienza di chi è responsabile di questa situazione politica, economica e sociale. Hanno messo sotto assedio i luoghi del potere politico, gli istituti bancari e palazzi di rappresentanza delle istituzioni europee senza fermarsi nemmeno di fronte agli schieramenti ingenti di forze dell’ordine schierate a tutela dell’ordine costituito.
Sulla consueta dialettica di piazza, si sono però instaurate delle gravi dinamiche repressive. Noi Giovani Comunisti che abbiamo aderito e partecipato alla giornata, ci sentiamo in dovere di fare alcune puntualizzazioni e attribuire alcune responsabilità politiche.

Sappiamo bene che questo governo non è abituato al dibattito parlamentare con l’opposizione, dal momento che in parlamento l’opposizione non esiste e i partiti rappresentati in quell’assemblea in ultima istanza votano sempre compattamente i provvedimenti del Governo. 
Non ha nemmeno consuetudine con un confronto di tipo elettorale, visto che nasce senza alcuna legittimazione democratica per volontà dei mercati finanziari, delle istituzioni economiche europee e di tre partiti, PdL, PD e UDC, il cui consenso complessivo non supera ormai più di un terzo della popolazione italiana, come dimostrato dalla percentuale di astensionismo alle recenti elezioni siciliane.
Queste premesse già delineano un quadro di democrazia non propriamente compiuta. Non ci aspettavamo dunque che il governo ascoltasse la voce degli studenti contrari alle politiche di austerità e alla destrutturazione della scuola pubblica e dello stato sociale. E’ un peccato però che una delle poche voci dissenso che riescono a imporsi con forza in un dibattito politico uniforme e povero di contenuti, sia declassata a problema di ordine pubblico. Un modo come un altro per non parlare dei problemi sollevati. La prova di questo intento è il fatto che pochissimo tempo dopo quei cortei il PD festeggia insieme agli altri partiti del montismo, un massiccio finanziamento alle scuole private di  223 milioni, mentre sulle scuole pubbliche si fa austerità.

Vorremmo chiudere qui il comunicato, ma purtroppo il 14 novembre Monti, i suoi ministri e i suoi supporters non si sono accontentati di ignorare il dissenso e di descriverlo come un rumoroso brusio, ma hanno espresso l’intento di reprimerlo e azzittirlo con la violenza e l’intimidazione. Manganelli accaniti su persone rimaste isolate, inermi e già stese a terra, lacrimogeni sparati su tratti di corteo del tutto pacifici ad altezza uomo o – peggio – dall’alto, identificazioni arbitrarie, arresti con accuse irragionevoli, “visite a casa” di vari apparati statali per terrorizzare i genitori, mirano unicamente a spegnere nella paura di ritorsioni fisiche e penali personali, il protagonismo studentesco collettivo.
Dei tanti fatti accaduti vogliamo stigmatizzarne uno emblematico.
Se dalle finestre di una sede istituzionale, com’è il ministero della giustizia, sono sparati lacrimogeni sugli studenti inermi che sfilano pacificamente nelle strade sottostanti, questa si manifesta non come sede di un potere democratico, ma la sede di un potere autistico e violento che teme il dissenso. (Vedi video)
La responsabilità della Ministra della Giustizia, Paola Severino, presente in sede ministeriale al momento dei fatti, e della Ministra dell’Interno Anna  Maria Cancellieri, responsabile della gestione dell’ordine pubblico, della Polizia di Stato, èin virtù di questo episodio,ancora più manifesta.
In virtù dell’accaduto invitiamo gli studenti a non demoralizzarsi. Parteciperemo alla loro mobilitazione in maniera ancora più convinta e compatta. E come noi tanti altri giovani indignati dall’arroganza del potere e incazzati per la loro condizione sociale.

GIOVANI COMUNISTI MB – RivoltiaMonza

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