Archivi tag: omicidio

Le nostre vite valgono più dei vostri profitti


GCPiacenza1709

Lo spezzone GC alla manifestazione di Piacenza.

Negli ultimi tre giorni pesano sui nostri cuori tre morti bianche e l’omicidio padronale di Adb El Salam Ahmed El Danf.
Le cronache ci hanno ormai abituato agli incidenti letali sui luoghi di lavoro e non siamo più disposti a tollerare risparmio e negligenza in tema di sicurezza. Ma la morte di Abd El Salam non è un incidente come gli altri, non è incuria, né fatalità. Non è solo mancanza di rispetto per il valore delle vite dei lavoratori. Abd El Salam è morto mentre lottava per i propri diritti, perché i padroni non potevano perdere nemmeno un euro del loro profitto.
Il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti di Monza e Brianza hanno aderito alla manifestazione del 17.09.2016 a fianco dei lavoratori della logistica. La loro rabbia è risuonata per le strade di Piacenza, nel clima di silenzio che i media vogliono imporre sulla questione. Ma sappiamo che questo silenzio è soltanto paura che la rabbia si organizzi.
Questo capitalismo omicida va fermato. Il paese si deve bloccare. Sciopero generale subito!

Partito della Rifondazione Comunista di Monza e Brianza
Giovani Comunisti di Monza e Brianza

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Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte


Oggi è stata emessa la sentenza del processo per la morte di Stefano Cucchi. Pensiamo che le parole della sorella Ilaria non necessitino di ulteriori commenti.

Chiedo scusa a nome di Stefano per il danno che la sua permanenza al Pertini e la sua morte hanno procurato al buon nome del dott. De Marchis e della dott.ssa Di Carlo. Chiedo scusa per il disturbo arrecato.
Infondo era un tossicodipendente, e non dimentichiamo che era lì perché aveva commesso un reato.
Cosa valeva la sua vita rispetto alla carriera e l’onorabilità di persone che ‘salvano la vita alla gente’?
E mi rendo conto sempre di più che la vita di mio fratello non era considerata tra quelle da salvare.
Stefano non ha più voce per dire che lavorava, che andava in palestra. Che le sue vene non erano massacrate dalla droga, della quale non c’era traccia dopo la sua morte…
E che immaginava un futuro come tutti noi.
Lui non c’è più. Quindi tanto vale che i loro avvocati lo massacrino pure da morto. Se si tratta di salvaguardare coloro che quasi sempre salvano la vita alla gente. Sempre che ‘la gente’ non sia un detenuto in attesa di giudizio tossicodipendente.
E cosa importa il dolore di un padre e di una madre, che per quella vita avrebbero dato l’anima, pur senza mai farne un santo, nel vederlo calpestato e spogliato di quello che era?
Diciamo che non è stato curato perché come tutti i tossicodipendenti non era collaborativo.
E dimentichiamo il giuramento d’Ippocrate.
Tanto era un tossicodipendente.
Ma si. Mettiamoci una pietra sopra e salviamo il salvabile. Tanto se l’è cercata.
E diffondiamo la sua foto nei centri di recupero. Così tutti sapranno che di droga si muore in quel modo, come ha avuto la brillante idea di affermare uno degli avvocati dei poveri medici.

Ilaria Cucchi

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