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25 aprile 2015


Muggiò Città@perta

Come si comportano nel mondo i nostri antifascisti (o presunti tali) e tutti gli altri che mai lo sono stati.

Il caso ucraino.

Rinchiusi, circondati, braccati. Stanati come si fa con le api, allontanandole col fumo e col fuoco dal proprio alveare. Peccato che l’alveare è un palazzo di 5 piani con le uscite sbarrate da un’orda di neofascisti e neonazisti ucraini, armati con spranghe e pistole.

incendio sindacato odessaCon l’incendio della Casa dei Sindacati ad Odessa la nuova Ucraina si macchia di un crimine efferato, non solo per la strage umana commessa – decine di morti, di tutte le età, donne e uomini, ardono vive – ma anche per la scelta del luogo da assaltare. Un luogo democratico, vivo, sede dei lavoratori, un luogo identico a quelle Case del Popolo bruciate dalle squadracce fasciste italiane nei decenni bui della storia italiana.

Il governo ucraino, nato dal golpe filoamericano ed europeista, formatosi…

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Islamisti “buoni” e islamisti “cattivi”


Cosa non torna nella vicenda delle due “cooperanti” italiane rapite in Siria.

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A 5 mesi dal rapimento si torna ad avere notizie delle due ragazze italiane rapite in Siria tramite un video pubblicato su Internet. Nel video Vanessa Marzullo e Greta Ramelli appaiono stanche ma in salute, vestite di una tunica nera che lascia scoperto il volto, chiedono che il Governo italiano e i suoi mediatori facciano di tutto per liberarle e affermano di essere in pericolo di vita.

Il video, pubblicato su Twitter dal giornalista arabo Zaid Benjamin, è stato considerato autentico dai servizi segreti italiani (ma definito “ambiguo” da Al Arabiya) e sembra confermare il fatto che sia in atto una negoziazione tra la Farnesina e i carcerieri delle due italiane. A tenere prigioniere le due ragazze è il fronte terrorista siriano al-Nusra parte dei ribelli siriani e braccio armato di Al-Qaida in Siria. Secondo il quotidiano giordano Assabeel le due prigioniere sarebbero state catturate dal gruppo Liwa Shuhada al-Islam nei dintorni di Aleppo e poi, secondo il quotidiano libanese Al Akhbar, vendute a vari gruppi di ribelli per poi arrivare nelle mani di al-Nusra.

Marzullo e Ramelli erano arrivate in Siria il 28 luglio 2014 ed erano state rapite il 31 agosto dai loro ospiti siriani, molte cose però non tornano in questa storia. Continua a leggere

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Ce vo’ coraggio


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Io vi avviso, tutti quanti. D’ora in poi sarà molto più difficile. Ci vorrà pelo sullo stomaco, ci vorrà ambizione, ci vorrà un pizzico di follia. Ci vorrà coraggio. È anche vero che in fondo queste sono le doti esaltate da modelli di imprenditoria aggressiva e di successo (alla Steve Jobs, per intenderci) che sono stati imposti come punti di riferimento per la realizzazione di ogni essere umano, quindi non sarà un problema. Ma sarà dura. Sarà dura affermare che il conflitto capitale-lavoro è roba vecchia, che le classi non esistono più, che chi non si rassegna alla concordia ordinum è anziano e immaturo, che il lavoro salariato è morto nel 1989. Dopo ieri, è molto più difficile. Come chiamate, voi, ideologi delle ideologie morte, quello che è avvenuto ieri a Roma? Incidente, fatalità, misunderstanding? Nella mia modesta opinione, io lo chiamo in un solo modo: lotta di classe.
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Comunicato Stampa manifestazione studentesca Monza 10/10/14


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Oggi, Venerdì 10 Ottobre, 500 studenti provenienti da tutta la provincia di Monza e Brianza sono scesi in piazza per rivendicare una scuola pubblica, gratuita e accessibile a tutti, contro le logiche di mercato di cui EXPO è l’esempio.

Il corteo è partito dall’Arengario, passando per la sede di Confindustria, simbolo di un’immagine di scuola soggiogata al mercato del lavoro, che determina quindi il percorso formativo di noi studenti secondo la concezione della scuola-azienda.

La manifestazione si è poi spostata davanti all’ISA e alla Villa Reale, dove abbiamo protestato contro l’utilizzo dei fondi pubblici con i quali è stata ristrutturata una parte della Villa che ospiterà gli uffici di EXPO 2015. Questo spreco di fondi è l’esempio più eclatante di come le Amministrazioni ritengano il Grande Evento una priorità e la Scuola Pubblica una spesa. Abbiamo infatti calato un striscione dalla Villa Reale per ribadire la nostra contrarietà a EXPO 2015, in quanto evento che porterà alla regione e allo Stato solamente debito, cemento, precarietà e mafia.

Dopo un sit-in davanti alla Villa, il corteo è ripartito verso la sede della Provincia (Via Tommaso Grossi), responsabile in questi anni di un mancato investimento verso settori pubblici come l’edilizia scolastica e i trasporti. Questi ultimi, infatti, sono parte delle numerose spese che ogni studente deve sostenere annualmente per accedere ai luoghi di formazione.
Siamo successivamente giunti davanti al Provveditorato. Qui abbiamo espresso un forte dissenso verso la proposta di legge del Governo riguardante la scuola, che mira fortemente a una privatizzazione dei Saperi, tramite contributi regionali alle scuole paritarie e finanziamenti alle scuole da parte di privati. Questo rientra perfettamente nella logica di una scuola-azienda che fornisce manodopera gratuita agli imprenditori, mascherandola come un’opportunità per l’individuo. L’esempio più palese sono i vergognosi lavori-non-lavori dei volontari EXPO.

Un’ultima tappa del corteo è stata l’Ufficio Scolastico Provinciale, dove abbiamo distribuito libri ai cittadini, dimostrando simbolicamente la nostra idea di istruzione: pubblica, senza costi e realmente accessibile a tutti.
La manifestazione si è infine conclusa in Arengario, con interventi da parte delle studentesse e degli studenti che hanno partecipato all’evento.

Unione degli Studenti Monza
Unione degli Studenti Vimercate
Collettivo Compost
Giovani Comunisti Monza Brianza
Student* ISA – Monza
Student* Porta – Monza
Student* Zucchi – Monza
Student* Einstein – Vimercate
Student* Banfi – Vimercate

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No pasarán! Giovani Comunisti a sostegno della carovana antifascista della Banda Bassotti e della Resistenza nel Donbass


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I nostri più sentiti ringraziamenti a tutti i compagni e le compagne che, partecipando numerosi all’evento da noi organizzato, hanno reso possibile continuare a dare un reale sostegno alla carovana antifascista della Banda Bassotti e alla Resistenza nel Donbass.
Ora e sempre Resistenza!

Di seguito un nostro contributo letto durante la serata: Continua a leggere

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Renzi e la scuola buona per i padroni


di Arianna Ussi – docente precaria, Direzione nazionale PRC
Renzi-GianniniDopo gli annunci roboanti di fine agosto, il premier Matteo Renzi ed il suo governo hanno partorito La buona scuola: 136 pagine intrise di populismo e paternalismo che delineano le linee guida di un nuovo modello di scuola pubblica, stravolgendone completamente l’impianto costituzionale.

Pur muovendosi nel solco tracciato dai governi precedenti, la novità introdotta da Renzi consiste nel presentare un testo organico, e pertanto più pericoloso, all’interno del quale trovano posto tutte le più nefaste proposte contro cui, in questi anni, il movimento in difesa della scuola statale si è battuto.

Il linguaggio giovanilistico, manageriale, “vincente” come una squadra di calcio in lizza per la champions league, descrive un nuovo paradigma di scuola pubblica che potremmo definire“marchionnizzato”.

La propaganda del governo ha abilmente concentrato tutta l’attenzione mediatica sulla stabilizzazione dei precari. Renzi, incalzato dalle sanzioni dell’UE, millanta 150.000 assunzioni, lo svuotamento della graduatorie ad esaurimento e la definitiva risoluzione della “piaga” del precariato. Ad ora, però, tutto tace sulla copertura finanziaria di 3 miliardi di euro necessaria a tale operazione. Ed essendo il governo Renzi un esecutore delle politiche di austerità volute dalla troika, sembra legittimo dubitare sulle effettive intenzioni del governo.

Facendo leva sulla frustrazione e sulle esigenze materiali dei lavoratori, che pagano a caro prezzo le conseguenze della crisi e di un precariato sempre più mortificante, il governo ha annunciato in pompa magna un piano di assunzioni che, probabilmente, non verrà mai attuato, chiedendo in cambio ai docenti la definitiva rinuncia ai propri diritti e alla stessa libertà di insegnamento e il totale asservimento alle logiche del mercato e del profitto. Com’è accaduto alla FIAT di Pomigliano, e in molte altre fabbriche del paese, si chiede ai lavoratoridi piegarsi alle logiche del capitale, barattando i diritti con il lavoro. Il testo di Renzi  lo definisce un “patto”, ma in realtà si tratta di un vero e proprio ricatto, come quello di Marchionne. Continua a leggere

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Organizzare il consenso


di Marco Nebuloni, Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

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Il voto del 25 maggio ci deve costringere ad un’analisi scrupolosa, scevra di ogni infatuazione elettoralistica. Il superamento, per un soffio, dello sbarramento del 4% è un risultato cui è difficile dare paternità: l’unità della sinistra? L’apparato dei Partiti? La forza mediatica degli intellettuali postideologici? L’astensione record?

Intanto il bacino elettorale de L’Altra Europa con Tsipras è di fatto quello dei due Partiti di riferimento, SEL e PRC, che sommano i loro consensi (in continua erosione ormai da una decina d’anni) in un amalgama inedito e in una fase politica critica. A conferma di questa valutazione i paralleli risultati delle comunali e delle regionali: quasi ovunque SEL presente con proprie liste in coalizioni di centrosinistra e il PRC in liste civiche alternative di sinistra, raccolgono consensi che sommati ricalcano all’incirca le percentuali delle europee nei rispettivi contesti.

Un successo che deve dunque molto alle coincidenze, e che risulta francamente irripetibile. Di sicuro il simbolo e il programma non sono replicabili, certamente anche la collocazione di alternativa al centrosinistra (sintomatiche le dichiarazioni divergenti di due esponenti della Lista alla chiusura delle urne, da un lato Barbara Spinelli che rivendica l’adesione dei 3 eletti al GUE/NGL, dall’altro Nichi Vendola che ribadisce l’interlocuzione interessata col PSE e in particolare col PD), persino le candidature difficilmente si adatterebbero, ad esempio, ad una competizione elettorale nazionale, e il programma? Già conosciamo le legittime perplessità del PdCI riguardo la politica estera della Lista, come PRC abbiamo molto ceduto sul fronte della critica all’Europa e all’Euro e molto ancora ci sarebbe da discutere sulle politiche economiche e del lavoro.

Insomma, dalla Lista Tsipras è molto difficile far scaturire un processo di unità della sinistra, mancando del tutto i presupposti minimi organizzativi e programmatici. Continua a leggere

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Italicum: una legge per pochi, un disastro per il Paese


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La nuova legge elettorale proposta da Renzi è la realizzazione delle prospettive istituzionali di Berlusconi: meno democrazia, bipolarismo senza dialettica, alternanza svuotata di contenuti.

Lo sbarramento all’8% consegna il Parlamento nelle mani di quei partiti già responsabili delle disastrose manovre degli ultimi anni. Non sarà rappresentata la volontà degli italiani ma solo le idee di PD, Forza Italia e 5 Stelle.
Il premio di maggioranza del 52-60% dei seggi legittima il governo di partiti di minoranza. Questa è la fine di ogni dialettica politica e apre a scenari molto pericolosi.

Di fatto i due partiti principali si alterneranno i ruoli di governo ed opposizione, in assenza di posizioni realmente critiche e alternative. Si riproporranno le politiche recessive dei governi delle larghe intese, fatte prima da PD, poi dal PdL.

Preoccupa che Renzi abbia scelto come interlocutore Berlusconi, ormai condannato in via definitiva, rendendolo nuovamente protagonista dello scenario politico. 
Il PD ha scelto Forza Italia. Berlusconi ha scelto Renzi.

Tu scegli qualcosa d’altro. Preparati a votare per un’alternativa!

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