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Fermiamo l’aggressione israeliana, basta occupazione basta apartheid – PRESIDIO A MONZA 17 LUGLIO


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Presidio contro l’aggressione israeliana
Giovedì 17 luglio dalle 19.00 in Largo Mazzini, Monza

 

La Federazione della Brianza del Partito della Rifondazione Comunista aderisce con convinzione alla mobilitazione di Giovedì 17 luglio a Monza in solidarietà con il popolo palestinese ed è impegnata ad estendere la mobilitazione e a praticare la controinformazione permanente contro una stampa sempre più incapace di distinguere fra cause ed effetto, fra vittime e carnefici; si tace sulla rappresaglia contro la popolazione palestinese e sulla condizione di apartheid in cui da decenni i palestinesi sono costretti a vivere con la complicità di Italia e Unione Europea.

Massima e antica è dunque la nostra vicinanza al popolo palestinese colpito dall’ennesima criminale aggressione scatenata dallo stato di Israele.
Chiediamo il “cessate il fuoco”; perché si affermino i principi della pace e della convivenza. Partecipiamo e facciamo conoscere la campagna internazionale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro lo stato di Israele. Sosteniamo la pace, boicottiamo Israele. (www.bdsitalia.org)

La Segretaria del PRC di Monza e Brianza

Giovanna Capelli

 

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Brianza e Martesana antifasciste!


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Il giorno 14.06 i Giovani Comunisti di Monza e Brianza hanno partecipato al presidio e corteo antifascista che ha attraversato le città di Carugate e Brugherio, per contestare l’agibilità concessa dalle Istituzioni ai neonazisti del circuito Hammerskin.
Il concerto organizzato dai nazisti come raccolta fondi per il criminale partito greco Alba Dorata ha avuto infine luogo. Come ormai siamo abituati le Istituzioni hanno garantito il regolare svolgimento dell’iniziativa nonostante la natura anticostituzionale e illegale dei soggetti organizzatori. La prefettura non ha opposto divieti all’evento, nonostante i numerosi appelli di ANPI, sindaci e organizzazioni democratiche. La questura, con la fuorviante scusa di assicurare l’ordine pubblico, ha mantenuto la totale segretezza sul luogo di svolgimento dell’iniziativa, arrivando a nascondere al Sindaco di Brugherio che si sarebbe svolta nel suo Comune, così da impedire di fatto qualsiasi tipo di provvedimento da parte delle istituzioni locali.
Per l’antifascismo non si è tuttavia registrata una sconfitta. La risposta del territorio della Martesana e della Brianza non si è lasciata attendere. Il clima di attenzione già da qualche giorno era molto elevato. I giovani dell’Arci Area di Carugate, i partiti antifascisti, l’ANPI, vari esponenti della politica locale, attivisti delle liste civiche dei comuni limitrofi, giovani dei centri sociali: nessuno ha rinunciato a rimarcare la natura antifascista della nostra democrazia. I valori della Resistenza e della Costituzione si sono dimostrati affermati e radicati nella cultura dei giovani, che numerosi hanno partecipato al presidio, e nella Cittadinanza che ha ampiamente solidarizzato coi manifestanti.
La costante attività di monitoraggio e denuncia che le realtà antifasciste stanno svolgendo, mira a diffondere sempre di più tale coscienza antifascista e – non senza registrare i primi risultati – a erodere l’agibilità dei neofascisti, facendo crescere il senso critico e l’opposizione della Cittadinanza a questo genere di eventi. Le iniziative dei fascisti debbono organizzarsi in luoghi privati e in totale segretezza, protetti dai cordoni di Polizia, per sottrarsi alla diffusa indignazione e al ribrezzo che essi stessi ingenerano. Gli atteggiamenti più titubanti di quei “democratici” dimentichi della pericolosità politica delle organizzazione neofasciste, soprattutto in tempi di crisi economica e sociale, debbono sempre di più confrontarsi coi campanelli di allarme e le pressioni del popolo antifascista.

Occorre, senza indugi, mobilitarsi ed organizzarsi, assieme a tutti gli antifascisti, assieme a Rifondazione Comunista, contro questi e futuri atti intollerabili.

Giovani Comunisti Monza e Brianza

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NO alla delocalizzazione della Carrier di Villasanta


Solidarietà ai 212 lavoratori della Carrier di Villasanta e alla loro lotta. La multinazionale Carrier, nonostante i bilanci in attivo, vuole chiudere lo stabilimento brianzolo e delocalizzare in Repubblica Ceca e Francia. Con i lavoratori: difendiamo la Carrier, difendiamo il lavoro in Brianza.

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Rifondazione Comunista è con le ragioni e le giuste rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici della Carrier di villasanta che chiedono il ritiro di un pesante piano di dismissione e delocalizzazoione che, nonostante i bilanci in attivo, vuole chiudere lo stabilimento brianzolo e delocalizzare in Repubblica Ceca e Francia.

Una delocalizzazione questa che rappresenta una ulteriore pesante e drammatica distruzione di posti di lavoro, professionalità, competenze, presidi industriali siti produttivi nel nostro territorio e nel nostro paese.

La situazione è drammatica. Il nostro territorio si sta trasformado drammaticamente in un deserto produttivo ed industriale, casse integrazioni di ogni ordine e grado, esuberi. Dismissioni e delocalizzazioni di siti produttivi ed industrili. Esodati.

Rifondazione Comunista Federazione Monza e Brianza è attenta e partecipe nel sostenere tutte le lotte e le iniziative dei lavoratori/lavoratrici della Carrier di Villasanta, della propria RSU nel comune intento di difendere il lavoro, il sito industriale in Italia e le competenze.

Esprimiamo, con convinzione, tutta la nostra vicinanza e solidarietà ai 212 lavoratori e lavoratrici della Carrier di Villasanta ed alla loro lotta.

Con i lavoratori e le lavoratrici: NO alla delocalizzazione della Carrier di Villasanta, difendiamo il presidio industriale, il lavoro in Brianza. Il diritto al lavoro. La dignità del lavoro.

Rifondazione Comunista Federazione Monza e Brianza – Dipartimento Lavoro.
Monza 10 gennaio 2014
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DOCUMENTO DEL IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA


L’assemblea congressuale approva la relazione del Segretario Uscente Stefano Forleo e lo ringrazia per il lavoro svolto in questi difficili anni.

L’attuale fase politica durante la quale si svolge il nonoCongresso della Federazione Provinciale di Monza e Brianza del Partito della Rifondazione Comunista è caratterizzata dall’incedere dei guasti provocati dalle politiche recessive e antipopolari del governo delle larghe intese Letta e dei suoi predecessori: deindustrializzazione del territorio della Brianza che si sta trasformando in un deserto produttivo che riguarda anche le piccole e medie attività e ciò comporta una disoccupazione dilagante e nessuna prospettiva per un numero crescente di lavoratori e lavoratrici confinati nel precariato senza prospettive e futuro.
Le politiche recessive stanno strangolando le amministrazioni comunali che sono costrette a ridurre l’offerta di servizi sia alle persone che alle imprese.
Questo quadro di sfiducia e di illegalità diffusa è un terreno fecondo per le organizzazioni criminali e fasciste. In questa situazione potenti gruppi di potere proiettano sul territorio brianzolo il sistema spartitorio che spesso ha trovato protagonisti sia nel centro destra, che ha governato per un ventennio la regione, sia nel centrosinistra.
In questo insieme di contraddizioni prende corpo il senso della presenza e dell’utilità del PRC.
Il PRC uscirà da questa crisi se avrà la capacità di mettersi in discussione e di elaborare un progetto autonomo, rilanciando a sinistra un percorso comune di conflittualità che possa coinvolgere movimenti ed associazioni che in Brianza lottano contro le infrastrutture inutili (Pedemontana), contro le mafie, contro il consumo di suolo, a favore di un’economia sostenibile, per il diritto alla casa, allo studio e al lavoro.
Il ruolo dei comunisti, anche nel nostro territorio, è di portare alla luce i conflitti e le contraddizioni del nostro sistema politico ed economico; lottare contro gli sfratti per una giustizia sociale di classe, contrastare i fenomeni di precariato per una reale democrazia sul posto di lavoro, difendere il territorio e l’ambiente per intaccare il potere speculativo.
Il suolo brianzolo è al 54% edificato: più della metà. Ogni metro quadro di terreno libero va difeso, non solo per il benessere dei cittadini ma per contrastare la speculazione edilizia che imperversa sulla Provincia.

La presenza elettorale del PRC in Brianza deve essere orientata ad una coerente rappresentanza delle nostre istanze, finalizzata alla valorizzazione del nostro progetto politico ed al suo radicamento.

Perché il Partito della Rifondazione Comunista possa svolgere un ruolo di catalizzatore del conflitto sociale è indispensabile che teoria e pratica si sostengano vicendevolmente con un solido sforzo organizzativo alla base.
Per questo risulta indispensabile l’organizzazione di una Scuola di formazione politica permanente che si ponga l’obiettivo di affrontare i nodi teorici evidenziati dalla fase attuale con lo scopo di fornire ai militanti gli strumenti di comprensione e organizzazione del conflitto sociale.

Sul piano territoriale, affinché la nostra azione sia mirata ed efficace, è utile che i circoli monitorino le situazioni di criticità sui propri territori e che intervengano su di esse dialogando con la federazione per rendere più omogeneo e visibile all’esterno l’agire politico del partito. La condivisione delle esperienze e l’elaborazione di una strategia comune è necessaria per permettere al Partito di essere incisivo all’interno delle lotte presenti e future. Non potendo più contare su un diffuso consenso popolare è necessario essere presenti nei luoghi del conflitto in maniera organica ma determinante.

Bisogna partire innanzitutto dalle lotte del mondo del lavoro: la precarietà si abbatte in primo luogo nelle pubbliche amministrazioni, evitando le esternalizzazioni e le privatizzazioni di settori strategici come acqua e rifiuti e più in generale i servizi pubblici quali trasporti, sanità, istruzione e cultura. Ogni Comune deve perseguire l’interesse collettivo, anche rimodulando i criteri di equità nella tassazione.

E’ necessario che il CPF torni ad essere il luogo di elaborazione politica per eccellenza e che il suo ruolo non sia ridotto a quello di “ente certificatore” delle proposte della segreteria.
Partendo da questa proposta e preso atto che nella provincia sono presenti molti compagni e compagne che potrebbero portare nuove energie all’interno del partito ma che al momento si trovano isolati, è opportuno che si formino dei dipartimenti tematici in seno al CPF che siano in grado di analizzare ed elaborare iniziative politiche territoriali.
Fondamentale sarà il supporto dei circoli, che potranno interagire con altri compagni estendendo lotte e inchieste del territorio ad un livello più ampio.

In tale contesto il ruolo dei delegati sindacali iscritti al PRC è utile al Partito nella misura in cui possono aiutare le compagne e i compagni nella comprensione delle contraddizioni sul territorio in modo da rendere tempestiva la presenza del partito all’interno delle lotte.

Pensando all’immediato futuro è necessario anche valutare le opportunità di autofinanziamento che consentano al partito di mantenersi in vita. A questo scopo sarebbe necessario rilanciare la festa provinciale di Partito senza trascurare le feste che negli anni passati hanno dimostrato di essere in attivo.

APPROVATO A MAGGIORANZA DAI DELEGATI E DALLE DELEGATEostenda-6_600

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IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA: CONTINUA LA NOSTRA LOTTA NEL TERRITORIO!


Rifondazione Monza Brianza con il suo Nono Congresso decide di concretizzare i numerosi proclami al proseguo della lotta e al rafforzamento del suo radicamento sociale. Per farlo sceglie la via del rinnovamento, rimanendo nel solco ideologico che la contraddistingue. Per tramutare le parole in fatti assegna un importante ruolo nella Federazione di Monza Brianza all’attiva e propositiva componente giovanile.
Noi, giovani e comunisti, persevereremo nella nostra azione percorrendo l’unica strada vittoriosa: quella delle lotte.

GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA

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Zona Rossa – 28 maggio 2012 – Brescia


Il 28 maggio 2012 una manifestazione antagonista sfilava per Brescia con l’obiettivo di raggiungere piazza della Loggia, per commemorare la strage nera del 1974, e denunciarne il significato politico che ebbe nel corso degli anni di piombo. E’ ingenuo aspettarsi da uno stato che fu complice dello stragismo, il rispetto delle libertà democratiche di noi cittadini. L’accesso alla piazza fu infatti interdetto ai manifestanti. La democrazia molto parziale dei governi berlusconiani prima e dei governi delle larghe intese oggi, ci ha insegnato che le voci di opposizione (le ultime rimaste in un paese in cui il parlamento vota tutto all’unanimità, senza voci di dissenso) non devono raggiungere i luoghi in cui i messaggi lanciati possano assumere un significato simbolico di rilievo e penetrare la coscienza pubblica. Ogni manifestazione, da Genova in poi, ha la sua Zona Rossa. Il dissenso è relegato ai margini. Ogni tentativo di incidere realmente nella coscienza dei nostri concittadini è punito severamente, manganello in pugno e codice penale alla mano. Il 15 ottobre 2011, a Roma, a una folla oceanica contro i governi dell’austerità, incazzata per l’assenza di un lavoro e di un futuro,  fu negato l’avvicinamento ai luoghi di potere delle istituzioni politiche italiane. La storia poi è nota: i manifestanti rinchiusi in piazza San Giovanni, preda dei caroselli delle camionette nere dei Carabinieri e i compagni arrestati. Di recente anche noi monzesi abbiamo vissuto il nostro esempio: la città militarizzata per tenerci lontani dalla villa reale e per impedire di inquadrarci alle telecamere dei media nazionali, puntate sulle celebrazioni ufficiali per l’inaugurazione della sede legale di Expo2015 e per l’arrivo di Napolitano e Letta in città.
A Monza è andato tutto bene. A Brescia la Polizia caricò, quando ancora il corteo percorreva il tragitto autorizzato e poi ancora quando i compagni manifestarono quella che potremmo definire tenacia, dignità o libertà, rivendicando il proprio diritto a infrangere la zona rossa. Dalle manganellate della Polizia non è riconosciuto il diritto di difendersi. Ogni atto di difesa, a mani nude – uno spintone, un calcio contro lo scudo in plexiglas del proprio assalitore – è considerata violenza e resistenza a pubblico ufficiale.  La semplice presenza in piazza, uno slogan, una parola di sconcerto è definita concorso morale. E poi via il novero delle improbabili accuse appioppate insensatamente e indiscriminatamente, senza nemmeno considerare il principio della responsabilità personale, a tutti i compagni rimasti coinvolti nelle dinamiche: furto, danneggiamento, lancio di oggetti pericolosi e via discorrendo. Le pene richieste dal PM Cazziani per i compagni presenti in piazza a Brescia quel 28 maggio 2012 sono infondate e inverosimili: Alessio 5 anni, Mario 1 anno e 4 mesi, Ashid 8 mesi.
Venerdì 19 luglio questi tre compagni, che nel più ampio elenco degli imputati per i fatti di Brescia sono quelli che hanno scelto la strada del rito abbreviato, arriveranno a sentenza. A loro e a tutti gli altri compagni coinvolti dalla repressione giudiziaria, tra cui anche militanti e dirigenti locali del nostro partito,  vanno i nostri più accorati auguri e la nostra totale solidarietà.
Coloro che vogliono trasformare la democrazia italiana in una unica grossa zona rossa, coloro che vogliono minimizzare la possibilità per le masse di incidere sulle dinamiche politiche del paese e sul proprio futuro, coloro che oggi in Parlamento e al Governo stanno minacciando la Costituzione, coloro che sperano di cancellare dallo scenario politico i compagni che animano il dissenso e i partiti che lo organizzano, sappiano che ci troveranno sempre schierati a barricata, di trasverso sulla loro strada fatta di sfruttamento, botte, stragi e repressione.

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza

Giovani Comunisti

Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, qualche link utile:

Nota Stampa – Radio Onda d’Urto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Umberto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Michele

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