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Potere al popolo – Anche la Brianza #accettalasfida


Potere al popolo: la Brianza accetta la sfida!

Anche Monza e Brianza accetta la sfida, e lancia un appello a tutte e tutti invitando a partecipare alla prima assemblea brianzola di Potere al Popolo che si terrà pochi giorni dopo l’assemblea nazionale e precisamente venerdì 22 dicembre alle 21.00 presso la sede PRC in via Orsini 4\A, Monza.

 La proposta di programma oggetto di discussione: https://poterealpopolo.org/programma/

 Dal manifesto di Potere al Popolo (estratto):

             Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio. Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità. Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati. Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli. […]

            Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia. […]

            Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…

            Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti […] Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni. […]

            Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità. Chi accetta la sfida?

  Contattipoterealpopolobrianza@gmail.it

349 8329161 (Angelo) – 333 1850407 (Marco)

facebook: @prcbrianza

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LA RIVOLUZIONE CURDA E IL FUTURO DEL MEDIO ORIENTE


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Appuntamento Venerdì 6 novembre ore 21.00

presso il circolo operai e contadini in Via Col di Lana 30 a Monza

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4° GIORNATA NAZIONALE “SFRATTI ZERO”


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10/10/2015 4° GIORNATA NAZIONALE ‪#‎SFRATTIZERO‬

A ‪#‎Monza‬ l’appuntamento è in Largo Mazzini dalle 9 alle 13, promosso da Unione Inquilini con l’adesione di PRC, Coordinamento Comitati Inquilini Alloggi Comunali e altri.

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DOCUMENTO DEL IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA


L’assemblea congressuale approva la relazione del Segretario Uscente Stefano Forleo e lo ringrazia per il lavoro svolto in questi difficili anni.

L’attuale fase politica durante la quale si svolge il nonoCongresso della Federazione Provinciale di Monza e Brianza del Partito della Rifondazione Comunista è caratterizzata dall’incedere dei guasti provocati dalle politiche recessive e antipopolari del governo delle larghe intese Letta e dei suoi predecessori: deindustrializzazione del territorio della Brianza che si sta trasformando in un deserto produttivo che riguarda anche le piccole e medie attività e ciò comporta una disoccupazione dilagante e nessuna prospettiva per un numero crescente di lavoratori e lavoratrici confinati nel precariato senza prospettive e futuro.
Le politiche recessive stanno strangolando le amministrazioni comunali che sono costrette a ridurre l’offerta di servizi sia alle persone che alle imprese.
Questo quadro di sfiducia e di illegalità diffusa è un terreno fecondo per le organizzazioni criminali e fasciste. In questa situazione potenti gruppi di potere proiettano sul territorio brianzolo il sistema spartitorio che spesso ha trovato protagonisti sia nel centro destra, che ha governato per un ventennio la regione, sia nel centrosinistra.
In questo insieme di contraddizioni prende corpo il senso della presenza e dell’utilità del PRC.
Il PRC uscirà da questa crisi se avrà la capacità di mettersi in discussione e di elaborare un progetto autonomo, rilanciando a sinistra un percorso comune di conflittualità che possa coinvolgere movimenti ed associazioni che in Brianza lottano contro le infrastrutture inutili (Pedemontana), contro le mafie, contro il consumo di suolo, a favore di un’economia sostenibile, per il diritto alla casa, allo studio e al lavoro.
Il ruolo dei comunisti, anche nel nostro territorio, è di portare alla luce i conflitti e le contraddizioni del nostro sistema politico ed economico; lottare contro gli sfratti per una giustizia sociale di classe, contrastare i fenomeni di precariato per una reale democrazia sul posto di lavoro, difendere il territorio e l’ambiente per intaccare il potere speculativo.
Il suolo brianzolo è al 54% edificato: più della metà. Ogni metro quadro di terreno libero va difeso, non solo per il benessere dei cittadini ma per contrastare la speculazione edilizia che imperversa sulla Provincia.

La presenza elettorale del PRC in Brianza deve essere orientata ad una coerente rappresentanza delle nostre istanze, finalizzata alla valorizzazione del nostro progetto politico ed al suo radicamento.

Perché il Partito della Rifondazione Comunista possa svolgere un ruolo di catalizzatore del conflitto sociale è indispensabile che teoria e pratica si sostengano vicendevolmente con un solido sforzo organizzativo alla base.
Per questo risulta indispensabile l’organizzazione di una Scuola di formazione politica permanente che si ponga l’obiettivo di affrontare i nodi teorici evidenziati dalla fase attuale con lo scopo di fornire ai militanti gli strumenti di comprensione e organizzazione del conflitto sociale.

Sul piano territoriale, affinché la nostra azione sia mirata ed efficace, è utile che i circoli monitorino le situazioni di criticità sui propri territori e che intervengano su di esse dialogando con la federazione per rendere più omogeneo e visibile all’esterno l’agire politico del partito. La condivisione delle esperienze e l’elaborazione di una strategia comune è necessaria per permettere al Partito di essere incisivo all’interno delle lotte presenti e future. Non potendo più contare su un diffuso consenso popolare è necessario essere presenti nei luoghi del conflitto in maniera organica ma determinante.

Bisogna partire innanzitutto dalle lotte del mondo del lavoro: la precarietà si abbatte in primo luogo nelle pubbliche amministrazioni, evitando le esternalizzazioni e le privatizzazioni di settori strategici come acqua e rifiuti e più in generale i servizi pubblici quali trasporti, sanità, istruzione e cultura. Ogni Comune deve perseguire l’interesse collettivo, anche rimodulando i criteri di equità nella tassazione.

E’ necessario che il CPF torni ad essere il luogo di elaborazione politica per eccellenza e che il suo ruolo non sia ridotto a quello di “ente certificatore” delle proposte della segreteria.
Partendo da questa proposta e preso atto che nella provincia sono presenti molti compagni e compagne che potrebbero portare nuove energie all’interno del partito ma che al momento si trovano isolati, è opportuno che si formino dei dipartimenti tematici in seno al CPF che siano in grado di analizzare ed elaborare iniziative politiche territoriali.
Fondamentale sarà il supporto dei circoli, che potranno interagire con altri compagni estendendo lotte e inchieste del territorio ad un livello più ampio.

In tale contesto il ruolo dei delegati sindacali iscritti al PRC è utile al Partito nella misura in cui possono aiutare le compagne e i compagni nella comprensione delle contraddizioni sul territorio in modo da rendere tempestiva la presenza del partito all’interno delle lotte.

Pensando all’immediato futuro è necessario anche valutare le opportunità di autofinanziamento che consentano al partito di mantenersi in vita. A questo scopo sarebbe necessario rilanciare la festa provinciale di Partito senza trascurare le feste che negli anni passati hanno dimostrato di essere in attivo.

APPROVATO A MAGGIORANZA DAI DELEGATI E DALLE DELEGATEostenda-6_600

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IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA: CONTINUA LA NOSTRA LOTTA NEL TERRITORIO!


Rifondazione Monza Brianza con il suo Nono Congresso decide di concretizzare i numerosi proclami al proseguo della lotta e al rafforzamento del suo radicamento sociale. Per farlo sceglie la via del rinnovamento, rimanendo nel solco ideologico che la contraddistingue. Per tramutare le parole in fatti assegna un importante ruolo nella Federazione di Monza Brianza all’attiva e propositiva componente giovanile.
Noi, giovani e comunisti, persevereremo nella nostra azione percorrendo l’unica strada vittoriosa: quella delle lotte.

GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA

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L’ODIO DELLE DESTRE NON SI FA ATTENDERE: SOLIDARIETA’ ANTIFASCISTA AL CONSIGLIERE GEROSA


Dopo la presentazione della mozione antifascista in Consiglio Comunale, le reazioni non si sono fatte attendere. Una carica istituzionale come il Presidente della Provincia Dario Allevi ha parlato di “rigurgiti di antifascismo” e di incitamento all’odio e alla violenza. Non poteva esserci risposta migliore alle sue parole che uno dei commenti al suo post su Facebook, in cui un esponente dell’estrema destra minacciava il consigliere comunale di SEL Alessandro Gerosa, presentatore della mozione, di violenza fisica. I Giovani Comunisti di Monza e Brianza esprimono la massima solidarietà ad Alessandro e si impegnano a proseguire la lotta antifascista sia in senso istituzionale (con la già citata mozione di cui siamo tra i principali promotori), sia in senso culturale, continuando a sensibilizzare la cittadinanza sul tema e a tenerla informata sull’inaccettabile rinforzamento delle destre nazifasciste.
Ora e sempre Resistenza!

Giovani Comunisti

GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA     
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MONZA ANTIFASCISTA!


I Giovani Comunisti di Monza e Brianza si sono resi promotori nel corso dell’estate di un percorso di ricostruzione di una rete antifascista monzese, con l’obiettivo duplice di lanciare una campagna di mobilitazione della cittadinanza e di attivare le istituzioni perché si facciano carico di un onere che a entrambe compete: limitare l’agibilità politica delle organizzazioni neofasciste in città e tutelare la nostra società e il nostro popolo, messo in difficoltà dalla crisi del capitalismo e dalle politiche neoliberiste degli attuali governi, dai rigurgiti di fascismo e di nazismo. Oggi come non mai è importante ribadire che la soluzione è la strada del protagonismo popolare, della lotta per i pari diritti universali e contro ogni soluzione populista e facilona che cerchi di ripercorrere ancora la strada della violenza sui più deboli, delle prevaricazioni e della guerra tra poveri.
Con questi scopi ci ritroverete, insieme a tutte le altre anime di questo percorso, in primis ANPI e ANED, nelle piazze di Monza e, con le nostre proposte, in Consiglio Comunale.

Giovani Comunisti – Monza e Brianza

 

 

Appello per Monza antifascista

 

La recrudescenza del fenomeno neofascista in atto in Europa è ormai giunta al culmine  con l’assassinio degli antifascisti Clément Méric a Parigi nel giugno di quest’anno, e di Pavlos Fyssas ad Atene in settembre per mano di un militante dell’organizzazione neonazista Alba Dorata, cresciuta nel contesto della grave crisi economica e sociale e grazie alle connivenze con settori della Polizia greca.

In Italia la ormai ventennale propaganda omofoba, xenofoba e razzista e la riabilitazione di figure legate al ventennio fascista con l’intitolazione di targhe, strade e monumenti ad opera di partiti che siedono nelle Istituzioni locali e nazionali, ha favorito il proliferare di organizzazioni di estrema destra, con l’inevitabile strascico di manifestazioni e provocazioni.

Solo in Lombardia dall’aprile di quest’anno si sono tenuti ben quattro eventi dichiaratamente fascisti. Ultimo in ordine di tempo il festival Boreal a Cantù in uno spazio pubblico inspiegabilmente concesso da un sindaco di area democratica a Forza Nuova, organizzazione che, dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 2010 n. 11, dovrebbe essere al bando nel nostro Paese!

A Monza sono presenti almeno tre associazioni di chiara ispirazione fascista. Lealtà Azione, stabilitasi in via Dante due anni fa, ha recentemente ospitato un’iniziativa con un veterano della Decima MAS che, al fianco dell’alleato nazista, compì eccidi di civili e partigiani tra il ’43 e il ’45. Forza Nuova, rappresentata in città da Leone Crociato, spesso in piazza con  banchetti contro gli immigrati (i volti dei suoi militanti nelle foto pubblicate sul loro blog, sono sempre  mascherati con il teschio simbolo delle SS. CasaPound, i cui militanti si autodefiniscono “fascisti del III° millennio”, presente a Monza dal 2008.

Come in passato questi gruppi strumentalizzano la crisi economica e sociale e il crescente disagio dei giovani e dei cittadini indicando il “nemico” da battere nell’immigrato, alimentando un clima di intolleranza e di conflitto tra poveri.

Le forze politiche e le associazioni  democratiche di Monza sono risolutamente impegnate a contrastare presenza e attività di queste organizzazioni e rivolgono questo appello alla città, alle donne e agli uomini della cultura, dell’arte e della politica affinché cada il muro dell’indifferenza, già fonte nel passato di pericolose derive.

Medesimo impegno può e deve assumere la nostra Amministrazione Comunale alla quale chiediamo, nel rispetto della nostra Costituzione conquistata – è bene ricordarlo – con il sacrificio di tanti partigiani e antifascisti caduti e deportati anche nella nostra città, di inserire nel regolamento per la concessione degli spazi pubblici, il requisito “ANTIFASCISTA”.

Monza, settembre 2013

A.N.P.I.  – Associazione Nazionale Partigiani Italiani – Sezione “Gianni Citterio” – Monza – www.anpimonza.it

A.N.E.D. – Associazione Nazionale Ex Deportati politici nei campi nazisti – Sezione Monza Sesto San Giovanni – www.deportati.it

per adesioni : anpi.monza@gmail.com

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2 GIUGNO – FESTA DELLA REPUBBLICA, QUELLA VERA


Ieri (01.06.2013) i Giovani Comunisti erano in piazza a Monza, in via Buonarroti, per denunciare (vedi volantino) il servilismo degli ultimi governi delle larghe intese, Monti e Letta. Hanno imposto tagli alla spesa sociale minacciando la scuola e la sanità pubbliche, e soprattutto bloccando la ripresa economica del paese, con un’unica giustificazione “ce lo chiedono i mercati”. Intanto però hanno fatto lievitare le spese militari, perche “che lo chiede la NATO”. Hanno mantenuto i finanziamenti alle scuole private, perchè “lo chiede il Vaticano”. Eppure la Costituzione dice che la Repubblica si fonda sul lavoro e non sugli eserciti. Dice che la sovranità appartiene al popolo e non alla NATO, né alla BCE, né alle monarchie ecclesiastiche. Dice che l’Italia ripudia la guerra. Dice che la libertà d’impresa è posposta alle esigenze sociali dei lavoratori.
Noi non vogliamo più una politica così debole di fronte ai poteri forti da rinunciare all’applicazione della Costituzione.
La Repubblica che i vari Letta, Monti, Napolitano, Belusconi, i vari PD e PdL, la Lega e l’UDC hanno costruito non è la Repubblica della Costituzione. La loro è la Repubblica che sfila sotto gli sguardi dei più potenti con una parata militare. La nostra Repubblica è quella che nel referendum del giugno ’46 ha trionfato sulla Monarchia, foriera di rigurgiti fascisti, per regalarci la nostra bella e inattuata Costituzione. La loro Repubblica, la loro sfilata, il loro orgoglio nazionale è la maschera che nasconde un paese che soffre ogni giorno le difficoltà della crisi, che viene messo in cassaintegrazione, che viene licenziato, che non trova lavoro, che non riesce a pagarsi gli studi, che perde la casa. La Repubblica che noi vogliamo costruire avrà al centro l’uomo e il lavoro, nell’uguaglianza, nella giustizia sociale, nella libertà che sono dichiarate nella Costituzione e che nessun Governo Italiano ha mai voluto realizzare.

Banchetto Via Foscolo 1 Giugno 2013

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza Giovani Comunisti

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IL NOSTRO FUTURO – RIFLESSIONE A CURA DEI GC BRIANZOLI


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Le recenti elezioni regionali e nazionali deludono gli sforzi che il nostro Partito, pur in condizioni difficili, ha messo in campo con generosità. Il risultato elettorale si qualifica come una bocciatura senza appello. Il Partito risulta dunque “non pervenuto” nell’ambito della rappresentanza parlamentare.

1. Noi comunisti e il Parlamento

Il non superamento della soglia di sbarramento da parte della lista Rivoluzione Civile genera un contraccolpo psicologico assai duro per molti compagni. Nonostante ciò interroghiamoci: la reale cifra del nostro insuccesso politico è realmente rappresentato dalla distanza che intercorre tra il 2,2% conseguito e il tanto agognato 4%?

Il sentimento comune che si è progressivamente rafforzato farebbe propendere per un “si” deciso.

Vi è infatti chi, all’indomani del fallimento elettorale, pone in discussione, apertamente o in maniera più velata, la ragione ad esistere di un Partito Comunista in Italia. Ciò a fronte della sua, ormai pluriennale, incapacità a far eleggere rappresentanti.

Ivi sta per noi l’errore: la rappresentanza parlamentare non può e non deve essere l’obiettivo “finale” del nostro agire. I comunisti, in tutto il mondo, non si pongono l’obiettivo di eleggere deputati e senatori. Al contrario si pongono l’obiettivo del superamento della società capitalista e la presa del potere da parte della classe lavoratrice attraverso un laborioso processo di organizzazione della stessa. Pertanto il Parlamento si qualifica come strumento, in alcune fasi utile, ma mai indispensabile per il proseguire dell’attività politica. Per noi comunisti in Italia non può essere diversamente.

Tale considerazione è utile a sgomberare il campo dalle congetture di opportunisti che, lontani dalla prospettiva della carriera istituzionale, con profondo senso di smarrimento personale, gettano scompiglio tra le nostre fila. A costoro, che talvolta vanno cercando nuovi approdi, desideriamo dire che le nostre sezioni hanno bisogno come il pane di nuovi militanti per distribuire volantini e fare attività politica sui territori.

La nostra ragione di esistere, organizzarci e lottare è invece profondamente interconnessa alla natura stessa del capitalismo e alla sua incapacità ineluttabile di rispondere alle esigenze dei lavoratori: per questo motivo non verranno mai a mancare, finchè non cambieremo regime economico e sociale, i motivi per proseguire nei nostri intenti.

2. Le nostre debolezze

Se non verranno a mancare le motivazioni genetiche del nostro esistere, altrettanto non verranno a mancare le opportunità per raccogliere consenso, il quale si rifletterà, se lavoreremo bene, nelle elezioni a venire, con buona pace di quanti comunque ad ora ne sono particolarmente sensibili.
Perchè ciò accada è però necessario concentrare le nostre energie in tre direzioni:

a) Studiare la realtà economica e sociale che sta intorno a noi e capire in quali condizioni e con quali bisogni di cambiamento vive il salariato del ventunesimo secolo in Italia. E su tali esigenze basare l’elaborazione del nostro agire politico per un’uscita progressiva dal capitalismo. Per far ciò si rivela indispensabile una rinnovata formazione teorica del nostro corpo militante e un rinnovato processo di indagine. Il fatto stesso che il nostro Partito non abbia previsto minimamente le tendenze di opinione del corpo votante rivela la debolezza sia nelle chiavi di lettura sia nei rapporti con le masse. Altro elemento a riprova delle tesi sopra esposte è l’assenza di un programma ben definito del nostro Partito che possa essere, nei tratti fondamentali, facilmente comunicato ai lavoratori con cui ci interfacciamo; quest’ultima non è solo una debolezza comunicativa, altresì è indice di disattenzione all’elaborazione teorico-strategica.

b) Valorizzare la nostra comunità politica massimizzando l’efficienza e l’efficacia del suo agire nei territori. Perchè gli attivisti siano messi però nelle condizioni di lavorare con profitto serve una linea politica chiara che non sia schiava di volatili tatticismi, il cui solo fine sia rimettere piedi in Parlamento. Di qui l’esigenza del programma. Altrimenti, privi di una nostra agenda politica, non potremo che alimentare il codismo a movimenti che, dall’essere egemonizzati, finiranno per egemonizzarci, costringendoci a visioni parziali e spesso distorte, allontanandoci dai nostri obiettivi.

c) Superare le divisioni correntizie che troppo spesso hanno paralizzato l’attività politica, finendo per fungere da comitati di spartizione cencelliana degli organismi dirigenti, dopo aver perso la funzione di propulsori di un vivace dibattito interno. Gli organi collegiali devono riprendere il ruolo di spazio di riflessione ed elaborazione collettiva: per troppo tempo si sono trasformati in ratificatori di decisioni, sfortunatamente fallimentari, calate dall’alto.

3. Tattiche elettorali

La differenza tra essere comunisti ed essere settari può riscontrarsi sul piano delle alleanze. Di per sè non vi è nulla di sbagliato nel cercare sinergie con soggetti che, al par nostro, mettano in discussione il sistema capitalista. Cosa ben diversa è diventare organici a liste o aggregazioni che non si pongano l’obiettivo di superare il capitalismo stesso o che non pongano il tema del lavoro al centro del dibattito. Peraltro alleanze o accordi con settori “illuminati” della borghesia non possono che apparire sensati se non di fronte alla certezza di poter ottenere avanzamenti importanti per lavoratori e studenti: chiediamo quando ciò sia accaduto negli ultimi vent’anni.

4. Il futuro può essere nostro

A fronte pertanto dello scoramento generale vogliamo rassicurare i compagni e le compagne sul fatto che “nulla è perduto”. La nostra battaglia non si esaurisce all’interno del nostro cortile, ma coinvolge milioni e milioni di lavoratori che ogni giorno, in tutto il mondo, come noi, vincono e perdono battaglie, ma mai si arrendono.

I comunisti hanno affrontato momenti ben peggiori, stretti nella caccia all’uomo durante il ventennio fascista in Italia, così come in altre epoche e altri luoghi. Sapremo uscire da questo periodo di empasse e dare il nostro contributo alla causa della classe lavoratrice, non italiana, ma di tutto il mondo.

Peraltro l’acuirsi delle contraddizioni capitalistiche durante la crisi e la manifesta mobilità nell’opinione degli elettori disegnano un teatro in cui da subito si intravvede agibilità politica.

Buon lavoro compagni, si riparte!

I Giovani Comunisti di Monza e Brianza

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