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PRESIDIO PER LA PRESENTAZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE DELLA MOZIONE MONZANTIFASCISTA


La nostra mozione contro l’agibilità politica delle organizzazioni neofasciste raggiunge un altro decisivo traguardo e approda, giovedì 7 Novembre, in Consiglio Comunale. 
Continueremo la nostra azione, in prima linea sin dagli albori del percorso di MonzAntifascista, ribadendo un semplice, forte e chiaro messaggio: Monza, in nome dei medesimi ideali che spinsero l’Italia migliore a schierarsi per la libertà, rifiuta ogni rigurgito fascista.

Saremo presenti al Consiglio Comunale di Monza, giovedì 7 Novembre, iniziando un presidio per le 18.15

Giovani Comunisti

 


GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA – RIVOLTIAMONZA

 

 

 

 

 

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10 OTTOBRE: GIORNATA NAZIONALE NO SFRATTI


10.10 unione inqu

Appuntamento Giovedì 10 Ottobre in via Italia a Monza dalle ore 10.00

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ANTIFASCISMO ITINERANTE


Apprendiamo con disgusto che il “festival boreale” (il raduno nazifascista mascherato da convention) avrà luogo a Cantù in uno spazio pubblico e con il patrocinio del comune. Come beffa finale è addirittura previsto che il sindaco di centro sinistra Claudio Bizzozero tenga un discorso introduttivo.

Il disprezzo che le autorità canturine, la provincia e la regione hanno dimostrato nei confronti della Costituzione è vergognoso.  Disprezzo che è stato dimostrato anche dalla questura che, ignorando la Legge Mancino e la XII disposizione finale della Costituzione italiana, garantisce spazi di manovra ai nostalgici del ventennio.

Come Giovani Comunisti ed antifascisti riteniamo che sia quantomeno doveroso impedire che vengano concessi spazi pubblici e non, a tutte quelle associazioni che, a viso aperto o di nascosto, continuano a sostenere la superiorità della razza e che si ostinano ad incitare all’odio razziale, etnico e religioso.

In questi giorni le forze antifasciste devono far sentire la propria voce in tutti i luoghi, da quelli istituzionali alle piazze e
la loro attenzione deve essere massima.

Per questo riteniamo che il presidio del giorno 12 a Como sia un evento positivo, ma non deve restare un evento isolato. E’ necessario che le forze antifasciste si facciano sentire la dove c’è più bisogno. Serve una grande mobilitazione generale a Cantù che si contrapponga al raduno nazifascista e faccia capire alle istituzioni e a questi gruppuscoli nostalgici del ventennio che l’Italia è antifascista e non concede nessuno spazio a chi non si riconosce nei valori fondanti della Costituzione.

 

Cantù non deve essere lasciata sola e nelle mani dei nazifascisti. 
Difendiamo Cantù, difendiamo la Costituzione.

 

ostenda-6_600Giovani Comunisti

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Chavez, amigo, el pueblo esta contigo!


Hugo Chavez

Il 9 Dicembre Hugo Chavez, Presidente del Venezuela, annuncia di dover affrontare un nuovo intervento a Cuba per combattere contro il tumore con cui convive da tempo.

La malattia di Chavez potrebbe degenerare a breve – come lui stesso ha ammesso – portando perciò, nel peggiore dei casi, alla nomina ad interim di Nicolas Maduro, oggi vice-presidente. Così prevede la Costituzione. Chavez inoltre ha dichiarato di augurarsi che Manduro si candidi alle prossime elezioni e sia eletto dal popolo venezuelano.

Il mandato di Chavez inizia nel 1998 quando il 56% degli elettori lo designano Presidente della Repubblica. Sopravvive nel 2002 ad un colpo di stato militare, organizzato dall’alta borghesia filo-statunitense, e vinto nel giro di tre giorni 3 giorni dalle forze militari rimaste fedeli alla Costituzione. Chavez viene rieletto nel 2006 con il 63% dei voti e conduce un’altra campagna elettorale vincente nel 2012 riuscendo a proseguire le politiche socialiste del proprio governo con più del 55% dei voti conquistati contro il liberale destroide Capriles, che partecipò al golpe del 2002. In totale ha vinto – in un quindicennio – 13 confronti elettorali, di cui alcuni erano referendum voluti sulla sua persona da parte dell’opposizione. Grazie alle modifiche costituzionali di Chavez, che in USA chiamano dittatore, è stata infatti istituita la revocabilità di ogni carica politica tramite referendum. Ma Chavez non è mai stato sfiduciato dal suo popolo.

Maduro è l’attuale Vice-presidente e per anni ha ricoperto il ruolo di Ministro degli esteri; rappresenta per molti osservatori, anche occidentali, la realizzazione del sogno socialista: da umile autista di autobus e fondatore dei primi sindacati a uomo politico amato dalla gente per la sua semplicità e affabilità.

Cosa succederà?

I più critici preannunciano la fine di un’era dominata dal populismo personalista del Presidente e il ritorno di un apparato democratico. Questa è chiaramente la versione distorta e impacchetta dai media privati o filoamericani. La realtà dei fatti è ben diversa: il tessuto sociale ha beneficiato delle politiche sociali del governo a prescindere dal “personalismo” di Chavez. L’UNESCO assicura l’eliminazione dell’analfabetismo. Grazie alla nazionalizzazione delle risorse strategiche come petrolio e sabbie bituminose, sottratte all’avidità delle multinazionali e dell’imperialismo economico statunitense, si è potuto metter fine all’emarginazione dei quartieri e dei territori più poveri con imponenti programmi sociali, strutture sanitarie, scolastiche e abitative. La disoccupazione è scesa da 14,4% del 1999 al 7,6% del 2011, la povertà dal 23 all’8,5%, mentre il  il PIL pro capite è salito da 4100$ a 10810$.

I progressi non sono stati solo sul piano sociale, ma anche sul piano della democrazia. Sono stati istituiti organismi amministrativi locali di democrazia diretta, le Comuni. Nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, dell’aggregazione sociale e della gestione del territorio, dei quartieri e delle loro risorse sono state introdotte e sostenute forme di autogestione e autorganizzazione.

Il Partito Socialista Unito del Venzuela (PSUV), principale membro della coalizione pluripartitica della sinistra che attualmente governa il Venezuela, conta due milioni di iscritti. E’ presente in tutte le fabbriche, private o nazionalizzate, e negli uffici pubblici, dove iscritti e sostenitori hanno scelto liberamente di finanziare la campagna politica di quest’anno.

Stato, governo e partito sono strutture simbiotiche, con una forte adesione popolare che non potrà scomparire anche in mancanza di Chavez, benché questi col suo carisma sia stato l’uomo chiave della Rivoluzione Bolivariana.

Dietro quest’esperienza socialista, unica nel terzo millennio, così come dietro a tutte le esperienze di emancipazione collettiva, rimangono sempre i meriti e l’umanità degli individui. Confidiamo che Hugo Chavez mantenga nella sua battaglia contro la sorte e la natura, la stessa forza che ha usato contro le ingiustizie causate dall’uomo.

“Somos guerreros de la vida”

 

GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA – RivoltiaMonza   Giovani Comunisti

AGGIORNAMENTO al 18-12-12, per dovere di cronaca: Nonostante le condizioni di Chavez e la sua assenza dal territorio nazionale, vittoria Bolivariana alle regionali

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14 Novembre – Dissenso di massa, repressione di stato.


Il 14 novembre è stata una giornata straordinaria per il movimento studentesco e per l’opposizione sociale al governo Monti e alle politiche di austerità.  Gli studenti hanno preso massivamente coscienza di chi è responsabile di questa situazione politica, economica e sociale. Hanno messo sotto assedio i luoghi del potere politico, gli istituti bancari e palazzi di rappresentanza delle istituzioni europee senza fermarsi nemmeno di fronte agli schieramenti ingenti di forze dell’ordine schierate a tutela dell’ordine costituito.
Sulla consueta dialettica di piazza, si sono però instaurate delle gravi dinamiche repressive. Noi Giovani Comunisti che abbiamo aderito e partecipato alla giornata, ci sentiamo in dovere di fare alcune puntualizzazioni e attribuire alcune responsabilità politiche.

Sappiamo bene che questo governo non è abituato al dibattito parlamentare con l’opposizione, dal momento che in parlamento l’opposizione non esiste e i partiti rappresentati in quell’assemblea in ultima istanza votano sempre compattamente i provvedimenti del Governo. 
Non ha nemmeno consuetudine con un confronto di tipo elettorale, visto che nasce senza alcuna legittimazione democratica per volontà dei mercati finanziari, delle istituzioni economiche europee e di tre partiti, PdL, PD e UDC, il cui consenso complessivo non supera ormai più di un terzo della popolazione italiana, come dimostrato dalla percentuale di astensionismo alle recenti elezioni siciliane.
Queste premesse già delineano un quadro di democrazia non propriamente compiuta. Non ci aspettavamo dunque che il governo ascoltasse la voce degli studenti contrari alle politiche di austerità e alla destrutturazione della scuola pubblica e dello stato sociale. E’ un peccato però che una delle poche voci dissenso che riescono a imporsi con forza in un dibattito politico uniforme e povero di contenuti, sia declassata a problema di ordine pubblico. Un modo come un altro per non parlare dei problemi sollevati. La prova di questo intento è il fatto che pochissimo tempo dopo quei cortei il PD festeggia insieme agli altri partiti del montismo, un massiccio finanziamento alle scuole private di  223 milioni, mentre sulle scuole pubbliche si fa austerità.

Vorremmo chiudere qui il comunicato, ma purtroppo il 14 novembre Monti, i suoi ministri e i suoi supporters non si sono accontentati di ignorare il dissenso e di descriverlo come un rumoroso brusio, ma hanno espresso l’intento di reprimerlo e azzittirlo con la violenza e l’intimidazione. Manganelli accaniti su persone rimaste isolate, inermi e già stese a terra, lacrimogeni sparati su tratti di corteo del tutto pacifici ad altezza uomo o – peggio – dall’alto, identificazioni arbitrarie, arresti con accuse irragionevoli, “visite a casa” di vari apparati statali per terrorizzare i genitori, mirano unicamente a spegnere nella paura di ritorsioni fisiche e penali personali, il protagonismo studentesco collettivo.
Dei tanti fatti accaduti vogliamo stigmatizzarne uno emblematico.
Se dalle finestre di una sede istituzionale, com’è il ministero della giustizia, sono sparati lacrimogeni sugli studenti inermi che sfilano pacificamente nelle strade sottostanti, questa si manifesta non come sede di un potere democratico, ma la sede di un potere autistico e violento che teme il dissenso. (Vedi video)
La responsabilità della Ministra della Giustizia, Paola Severino, presente in sede ministeriale al momento dei fatti, e della Ministra dell’Interno Anna  Maria Cancellieri, responsabile della gestione dell’ordine pubblico, della Polizia di Stato, èin virtù di questo episodio,ancora più manifesta.
In virtù dell’accaduto invitiamo gli studenti a non demoralizzarsi. Parteciperemo alla loro mobilitazione in maniera ancora più convinta e compatta. E come noi tanti altri giovani indignati dall’arroganza del potere e incazzati per la loro condizione sociale.

GIOVANI COMUNISTI MB – RivoltiaMonza

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14 Novembre – SCIOPERO GENERALE EUROPEO


Le politiche di austerità sono una manovra di accerchiamento nei confronti dello stato sociale e dei diritti acquisiti da parte delle banche e delle istituzioni finanziarie e politiche europee. L’austerità determina stagnazione dell’economia, con conseguente destabilizzazione nelle quotazioni di mercato dei titoli di stato. La cura che ci propongono è? Rientro di bilancio, altra austerità e tassi di interesse più vantaggiosi per chi compra i titoli di stato. Le banche incassano e perpetuano il loro giuoco. Ma sul tabellone, sta volta, c’è anche la casella Imprevisto. E’ la numero 14.11.2012, data dello sciopero generale convocato in Italia, Portogallo, Spagna e Grecia contro le politiche di austerità. Le pedine si ribellano.
I governi nazionali sono esautorati del loro potere, dal momento che la loro agenda è dettata dalla BCE. Chi disobbedisce è punito con una ritorsione dei mercati e dell’Unione Europea. Le elezioni sono considerate un momento pericoloso, a cui si preferiscono governi tecnici e grandi coalizioni senza opposizione. Questo è lo scenario che viviamo oggi in Italia col governo Monti. Finora abbiamo accettato tutto, perché ci dicevano che era ineluttabile. Ma non sono superiori leggi dell’economia a imporci ineluttabilmente questo scenario. Sono le scelte politiche di una classe dirigente neoliberista e gli interessi economici dell’elite finanziaria che domina la società capitalista.
Le responsabilità di PD, UDC, PdL e di tutti i partiti fautori del montismo sono enormi. In due anni ci hanno resi ancor più precari, depredandoci delle tutele acquisite e delle conquiste: pensioni, articolo 18, contratto nazionale di lavoro, servizi pubblici locali. L’esito del referendum sull’acqua pubblica è stato sovvertito. Perché quello che chiedono i mercati importa più della volontà popolare. Ora sono sotto minaccia scuola e sanità. Tutto questo con la parziale connivenza della CGIL, che per non andare in rotta di collesione col PD, ha dovuto inghiottire in silenzio parecchi bocconi amari. Oggi ritroviamo i compagni del più grande sindacato italiano ancora in una posizione poco chiara, con un’adesione allo sciopero che c’è (non potevano essere la pecora nera dei sindacati europei), ma che si dimezza a quattro ore e che annacqua il valore conflittuale di questa giornata e il suo significato antiliberista e anticapitalista.
A noi questo non basta. Dobbiamo delegittimare chi ci governa. Vogliamo le dimissioni di Monti. Vogliamo un’alternativa politica ai partiti corresponsabili di questo scempio.
Finalmente i popoli più minacciati dai meccanismi speculativi si uniscono contro lo strapotere finanziario per influire su queste dinamiche. Una risposta di massa e internazionale è la solo risposta contro un attacco massivo e sovranazionale.
Un movimento organizzato che sappia proseguire la lotta con costanza e finalità è la sola possibilità di ridare voce alle esigenze di noi studenti e lavoratori e per riportare i nostri temi al centro del dibattito politico.
Per questo non smetteremo di profondere tutti i nostri sforzi nella costruzione di un movimento studentesco organizzato e nella compattazione del movimento dei lavoratori su posizioni radicali, con prospettive concrete e alternative. Per questo i Giovani Comunisti di Monza e Brianza parteciperanno alla giornata di mobilitazione, in seno al corteo milanese degli studenti e dei sindacati di base, insieme alla Rete della Conoscenza e alle altre realtà che aderiranno.
GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA – RIVOLTIAMONZA
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Calendario dei banchetti firme per i Referendum


Qui di seguito il calendario dei banchetti firme per i Referendum sui diritti e le tutele dei lavoratori e contro le diarie dei parlamentari, tenuti dai Giovani Comunisti – di Monza e Brianza.

Troverete i moduli firme per i referendum anche ai banchetti organizzati da Rifondazione Comunista  e Italia dei Valori sul restante territorio provinciale. 
Informazioni dettagliate sul sito di BrianzaPopolare .
In alternativa  potrete firmare presso il Palazzo Municipale del vostro Comune di residenza o, se siete metalmeccanici, rivolgendovi al vostro delegato FIOM.

ATTENZIONE! I BANCHETTI POTREBBERO ESSERE RIMANDATI IN CASO DI PIOGGIA INTENSA!

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LA STORIA NON E’ FINITA


In un periodo storico di grande fiducia nelle capacità di sviluppo del sistema del capitale, Francis Fukuyama, aveva affascinato molti con un annuncio incredibile e altisonante: “La fine della storia”. Era tempo per una supremazia indiscussa del modello di democrazia borghese occidentale, ad economia di mercato, segnata da dominio economico, finanziario e politico degli Stati Uniti d’America.

Molti anni prima, Marx diceva che la storia non si ferma mai, perché le forze che la animano, gli uomini che la vivono, agiscono perpetuamente per tirare la storia dalla propria parte.

Negli anni ’90, Fukuyama pareva proprio aver ragione. Le speranze di un mondo diverso si spegnevano col finire del secolo. I miti del cambiamento crollavano insieme alle democrazie popolari. Il capitalismo trionfava sotto l’insegna dell’ideologia liberista.

Qualcosa però sta cambiando.
La vittoria indiscussa del liberismo economico ha creato una società globale plasmata sulle esigenze della finanza e della corposa elite economica che gestisce la produzione e i flussi di merci. Ma questo mondo oggi non sta in piedi. Grandi banche sono fallite, parecchi stati sono sull’orlo della bancarotta, la stabilità della vecchia Europa è messa a rischio, la leadership statunitense è messa pesantemente in discussione dalle economie emergenti come Cina, Brasile, India e dal percorso politico socialista, anticapitalista e antimperialista intrapreso dalle “vecchie colonie degli USA” ovvero i paesi sudamericani confederati nell’ALBA.

Gli organismi di governo dell’esistente, la BCE, l’FMI, il G8, l’Unione Europea, vogliono riprendere il controllo e lanciano diktat agli stati. Tracciano linea guida per le politiche nazionali, schiacciando i governi eletti sotto la costante minaccia di abbandonare il loro paese al proprio destino di crisi. I popoli e gli stati che decidono politiche alternative sono out. La democrazia borghese perde di significato, poiché le scelte politiche sono sovradeterminate: la socialdemocrazia si piega alle esigenze del liberismo e tutti i partiti borghesi si trovano a dire le stesse cose, ad approvare le stesse ricette. Chi ci ha portato in questa situazione di crisi, pur di riprenderne il controllo, sta giocando al raddoppio, perpetrando le stesse politiche del passato con vigore ancor più distruttivo verso i diritti dei lavoratori, verso la democrazia, verso le sovranità dei popoli.

Ma qualcuno risponde che al raddoppio non ci sta e qualcuno addirittura che il capitalismo lo vuole lasciare. E’ il 27% di greci che hanno votato la coalizione di partiti comunisti SYRIZA. E’ il popolo venezuelano col suo percorso rivoluzionario bolivariano. E’ il 10% dei francesi che hanno scelto il programma radicale di Melenchon. Sono i popoli spagnoli e greci che scendono in piazza a sfidare le forze della repressione per affermare il proprio diritto a governare l’esistente. Sono gli italiani ingolfati nell’antipolitica e nella veemenza futile di Grillo, che delegittimando la politica intera, altro non chiedono che una democrazia reale e diretta. Sono anche le ombre nere e minacciose che si stanno alzando in Europa per offrire un’alternativa finta, una via di sfogo alle richieste popolari, che sa di vecchio, di reazione, di continuità.

Sono tanti i germogli di un mondo che vuole cambiare. Che cerca nuove strade e nuove vie per costruire una realtà capace di coniugare uguaglianza e libertà. In Italia pare che nonostante gli sforzi di tanti compagni, di tanti uomini e donne in lotta, i germogli non vogliano spuntare. Siamo a un punto zero in cui non c’è risposta ai diktat sovranazionali, alle controriforme del governo Monti, allo svilimento e alle modifiche della Costituzione. In due anni abbiamo perduto i contratti nazionali di lavoro, l’articolo 18, la possibilità per i giovani di avere una pensione, le recenti vittorie referendarie e quindi popolari in tema di tutela del patrimonio pubblico, la possibilità di fare politiche sociali per via degli “obblighi di bilancio”. Eppure tutto tace: le piazze sono vuote.

All’Italia manca qualcosa che i Giovani Comunisti di Monza e Brianza vogliono, quest’anno, contribuire a costruire. Mancano due cose. Una è la controinformazione, l’analisi compiuta delle dinamiche storiche in atto, la consapevolezza diffusa di cosa ci aspetta continuando su questa china. L’altra è un progetto definito verso cui dirigere le forze di chi vuol cambiare l’esistente e con cui quietare i timori di chi si aggrappa a questa realtà per quanto questa continui a deteriorarsi, a causa della giusta paura dell’ignoto, del baratro e del fallimento.

Dietro al progetto serve un organizzazione, che Rifondazione Comunista nel suo complesso deve costruire all’interno del panorama politico, del sindacato, del movimento studentesco. Nel frattempo dobbiamo riflettere e informare.
Per questo motivo lanciamo  una compagna di iniziative di analisi e controinformazione:

“La storia non è finita”

Vi aspettiamo al primo appuntamento, “Black Dawns”, Venerdì 12 Ottobre dalle ore 20.00, presso il Circolo Libertà di Viale Libertà 33. Una serata sulle minacce in tempo di crisi e di dominio liberista per l’attuale assetto istituzionale, per la democrazia come la abbiamo conosciuta fino ad ora, per la Costituzione dei partigiani.
GIOVANI COMUNISTI di MONZA e BRIANZA – RivoltiaMonza

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