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Saluto dei Giovani Comunisti Monza Brianza al Congresso dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Circolo Brianza “FABIO DI CELMO”


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Buonasera compagne e compagni, vi porto il saluto del Partito della Rifondazione Comunista di Monza e Brianza e dei Giovani Comunisti. Da qualche anno l’imperialismo statunitense ha rotto gli indugi ed è andato all’attacco di tutti i paesi in posizione strategica dal punto di vista economico-politico che ancora non sono sotto la sua influenza. Questo attacco ha portato a colpi di stato e tentativi di sovvertire governi stranieri, anche se eletti democraticamente. Gli esempi sono molti a partire dalle primavere arabe e subito dopo la Siria, l’Ucraina e il Venezuela socialista, già da tempo nel mirino degli USA. In questo contesto l’informazione borghese copre le responsabilità statunitensi e ci descrive rivolte e colpi di stato, spesso nazi-fascisti o di fondamentalismo islamico, come sollevazioni per la libertà e la democrazia. Le violenze vengono coperte e le uccisioni o l’uso di armi proibite viene sempre attribuito al regime considerato scomodo. Basti ricordare le armi chimiche di Assad, la copertura dei nazisti di Svoboda o la vergognosa manipolazione di immagini in Venezuela. L’ipocrisia dei benpensanti condanna la violenza solo in un senso e l’opinione pubblica non vede, o non vuol vedere, le responsabilità delle guerre civili e diventa complice, consapevole o meno, del progetto degli Stati Uniti contro paesi socialisti e altri che ancora non si piegano al loro giogo. Cuba rientra in questo contesto come il più antico e longevo baluardo di resistenza agli USA. Sotto attacco politico ed economico da oltre 50 anni, ha rappresentato e tuttora rappresenta il punto di rifermento delle rivoluzioni di ispirazione socialista e bolivariana del Sud America, come dimostra anche il recentissimo vertice della CELAC svoltosi proprio a l’Havana. In Italia 50 anni di disinformazione e di bloqueo hanno portato a un’immagine distorta e ideologizzata della situazione dell’isola, attaccata da quasi ogni organo di informazione nazionale con l’aiuto di dissidenti cubani al soldo del padrone nordamericano. Il nostro compito come comunisti è di riportare la verità riguardo a Cuba e difendere l’idea di un sistema economico e sociale diverso, anche rivendicando i risultati raggiunti dall’isola in tutti i settori, del sociale, medico, scolastico ecc. per migliorare la qualità della vita delle persone; il tutto nonostante l’embargo statunitense. Alla fine dello scorso anno, grazie all’attività della vostra associazione, tutte le organizzazioni comuniste del territorio sono riuscite ad attivarsi per organizzare un evento in difesa della rivoluzione cubana dai vili attacchi della controrivoluzionaria Yoani Sanchez, ospitata poco tempo prima in un teatro della nostra città. Noi Giovani Comunisti pensiamo che questo sia stato un evento importante per contrastare la disinformazione italiana che distorce l’immagine di Cuba. Inoltre speriamo che sia solo l’inizio di una fruttuosa collaborazione, con l’Associazione di amicizia Italia-Cuba e con i compagni degli altri partiti e associazioni, che oltre alla questione cubana possa allargarsi anche ad altri temi politici che tutti condividiamo e che possa aiutarci a mettere insieme le forze e unire le lotte, almeno a livello locale. Nella speranza di una continua collaborazione futura, vi porgiamo i migliori auguri per lo svolgimento del vostro congresso.

Hasta la victoria siempre.

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Il sindacato deve cambiare. Solidarietà a Giorgio Cremaschi


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Infuria il dibattito congressuale della CGIL, dentro e fuori le stanze dell’organizzazione.
Sotto la guida Camusso si prepara un terreno difficile da percorrere e si prepara un clima pesante e autoritario proprio nella fase di confronto.
La cacciata di Giorgio Cremaschi, promotore del documento alternativo “Il Sindacato è un’altra cosa”, dall’assemblea di Milano del 14 febbraio è lo specchio della crisi del Sindacato.
Le prese di posizione non concordate della Camusso e della Segreteria – a partire dalla recente firma sulle definizioni delle rappresentanze sindacali ma toccando anche la riforma dell’Art. 18 – sono sintomo di un Sindacato debole, non più rappresentativo (su 22 milioni di lavoratori italiani la CGIL conta 6 milioni di iscritti di cui però più della metà è composta da pensionati) e legato a doppio filo coi governi (ormai ereditari) delle larghe intese – responsabili del disastro sociale e politico – a marchio PD.

I Giovani Comunisti di Monza e Brianza esprimono la più sincera solidarietà a Cremaschi e ai compagni con lui presenti per i fatti di Milano dei giorni scorsi.
Solidarietà che si tramuta in sostegno per la loro lotta affinché il Sindacato torni ad essere quella grande e nobile macchina di difesa dei lavoratori: un Sindacato diverso da quello di servizi che si prefigura oggi e che può essere cambiato con questo Congresso sostenendo il documento alternativo.
Siamo altresì consci della difficile battaglia di quei compagni – in primis della FIOM – che, internamente (ma non si sa ancora per quanto), tentano di “sopravvivere” rivendicando il loro ruolo conflittuale.

Non è più tempo di rimandare la questione sociale: il Sindacato torni ad essere promotore di una visione del mondo del lavoro fatto di diritti e non di tagli ai “costi”; il Sindacato torni ad essere artefice di conflitto per rinegoziare le tutele ormai perse nel vortice del libero mercato.
A chiederlo non è un capannello di intellettuali, ma un’intera generazione di precari disillusi, che sogna ancora di poter lottare e che non trova interlocutori nello sfibrato tessuto della rappresentanza sindacale e sociale.

Giovani Comunisti Monza e Brianza

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DOCUMENTO DEL IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA


L’assemblea congressuale approva la relazione del Segretario Uscente Stefano Forleo e lo ringrazia per il lavoro svolto in questi difficili anni.

L’attuale fase politica durante la quale si svolge il nonoCongresso della Federazione Provinciale di Monza e Brianza del Partito della Rifondazione Comunista è caratterizzata dall’incedere dei guasti provocati dalle politiche recessive e antipopolari del governo delle larghe intese Letta e dei suoi predecessori: deindustrializzazione del territorio della Brianza che si sta trasformando in un deserto produttivo che riguarda anche le piccole e medie attività e ciò comporta una disoccupazione dilagante e nessuna prospettiva per un numero crescente di lavoratori e lavoratrici confinati nel precariato senza prospettive e futuro.
Le politiche recessive stanno strangolando le amministrazioni comunali che sono costrette a ridurre l’offerta di servizi sia alle persone che alle imprese.
Questo quadro di sfiducia e di illegalità diffusa è un terreno fecondo per le organizzazioni criminali e fasciste. In questa situazione potenti gruppi di potere proiettano sul territorio brianzolo il sistema spartitorio che spesso ha trovato protagonisti sia nel centro destra, che ha governato per un ventennio la regione, sia nel centrosinistra.
In questo insieme di contraddizioni prende corpo il senso della presenza e dell’utilità del PRC.
Il PRC uscirà da questa crisi se avrà la capacità di mettersi in discussione e di elaborare un progetto autonomo, rilanciando a sinistra un percorso comune di conflittualità che possa coinvolgere movimenti ed associazioni che in Brianza lottano contro le infrastrutture inutili (Pedemontana), contro le mafie, contro il consumo di suolo, a favore di un’economia sostenibile, per il diritto alla casa, allo studio e al lavoro.
Il ruolo dei comunisti, anche nel nostro territorio, è di portare alla luce i conflitti e le contraddizioni del nostro sistema politico ed economico; lottare contro gli sfratti per una giustizia sociale di classe, contrastare i fenomeni di precariato per una reale democrazia sul posto di lavoro, difendere il territorio e l’ambiente per intaccare il potere speculativo.
Il suolo brianzolo è al 54% edificato: più della metà. Ogni metro quadro di terreno libero va difeso, non solo per il benessere dei cittadini ma per contrastare la speculazione edilizia che imperversa sulla Provincia.

La presenza elettorale del PRC in Brianza deve essere orientata ad una coerente rappresentanza delle nostre istanze, finalizzata alla valorizzazione del nostro progetto politico ed al suo radicamento.

Perché il Partito della Rifondazione Comunista possa svolgere un ruolo di catalizzatore del conflitto sociale è indispensabile che teoria e pratica si sostengano vicendevolmente con un solido sforzo organizzativo alla base.
Per questo risulta indispensabile l’organizzazione di una Scuola di formazione politica permanente che si ponga l’obiettivo di affrontare i nodi teorici evidenziati dalla fase attuale con lo scopo di fornire ai militanti gli strumenti di comprensione e organizzazione del conflitto sociale.

Sul piano territoriale, affinché la nostra azione sia mirata ed efficace, è utile che i circoli monitorino le situazioni di criticità sui propri territori e che intervengano su di esse dialogando con la federazione per rendere più omogeneo e visibile all’esterno l’agire politico del partito. La condivisione delle esperienze e l’elaborazione di una strategia comune è necessaria per permettere al Partito di essere incisivo all’interno delle lotte presenti e future. Non potendo più contare su un diffuso consenso popolare è necessario essere presenti nei luoghi del conflitto in maniera organica ma determinante.

Bisogna partire innanzitutto dalle lotte del mondo del lavoro: la precarietà si abbatte in primo luogo nelle pubbliche amministrazioni, evitando le esternalizzazioni e le privatizzazioni di settori strategici come acqua e rifiuti e più in generale i servizi pubblici quali trasporti, sanità, istruzione e cultura. Ogni Comune deve perseguire l’interesse collettivo, anche rimodulando i criteri di equità nella tassazione.

E’ necessario che il CPF torni ad essere il luogo di elaborazione politica per eccellenza e che il suo ruolo non sia ridotto a quello di “ente certificatore” delle proposte della segreteria.
Partendo da questa proposta e preso atto che nella provincia sono presenti molti compagni e compagne che potrebbero portare nuove energie all’interno del partito ma che al momento si trovano isolati, è opportuno che si formino dei dipartimenti tematici in seno al CPF che siano in grado di analizzare ed elaborare iniziative politiche territoriali.
Fondamentale sarà il supporto dei circoli, che potranno interagire con altri compagni estendendo lotte e inchieste del territorio ad un livello più ampio.

In tale contesto il ruolo dei delegati sindacali iscritti al PRC è utile al Partito nella misura in cui possono aiutare le compagne e i compagni nella comprensione delle contraddizioni sul territorio in modo da rendere tempestiva la presenza del partito all’interno delle lotte.

Pensando all’immediato futuro è necessario anche valutare le opportunità di autofinanziamento che consentano al partito di mantenersi in vita. A questo scopo sarebbe necessario rilanciare la festa provinciale di Partito senza trascurare le feste che negli anni passati hanno dimostrato di essere in attivo.

APPROVATO A MAGGIORANZA DAI DELEGATI E DALLE DELEGATEostenda-6_600

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IX CONGRESSO DI RIFONDAZIONE MONZA BRIANZA: CONTINUA LA NOSTRA LOTTA NEL TERRITORIO!


Rifondazione Monza Brianza con il suo Nono Congresso decide di concretizzare i numerosi proclami al proseguo della lotta e al rafforzamento del suo radicamento sociale. Per farlo sceglie la via del rinnovamento, rimanendo nel solco ideologico che la contraddistingue. Per tramutare le parole in fatti assegna un importante ruolo nella Federazione di Monza Brianza all’attiva e propositiva componente giovanile.
Noi, giovani e comunisti, persevereremo nella nostra azione percorrendo l’unica strada vittoriosa: quella delle lotte.

GIOVANI COMUNISTI MONZA BRIANZA

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Zona Rossa – 28 maggio 2012 – Brescia


Il 28 maggio 2012 una manifestazione antagonista sfilava per Brescia con l’obiettivo di raggiungere piazza della Loggia, per commemorare la strage nera del 1974, e denunciarne il significato politico che ebbe nel corso degli anni di piombo. E’ ingenuo aspettarsi da uno stato che fu complice dello stragismo, il rispetto delle libertà democratiche di noi cittadini. L’accesso alla piazza fu infatti interdetto ai manifestanti. La democrazia molto parziale dei governi berlusconiani prima e dei governi delle larghe intese oggi, ci ha insegnato che le voci di opposizione (le ultime rimaste in un paese in cui il parlamento vota tutto all’unanimità, senza voci di dissenso) non devono raggiungere i luoghi in cui i messaggi lanciati possano assumere un significato simbolico di rilievo e penetrare la coscienza pubblica. Ogni manifestazione, da Genova in poi, ha la sua Zona Rossa. Il dissenso è relegato ai margini. Ogni tentativo di incidere realmente nella coscienza dei nostri concittadini è punito severamente, manganello in pugno e codice penale alla mano. Il 15 ottobre 2011, a Roma, a una folla oceanica contro i governi dell’austerità, incazzata per l’assenza di un lavoro e di un futuro,  fu negato l’avvicinamento ai luoghi di potere delle istituzioni politiche italiane. La storia poi è nota: i manifestanti rinchiusi in piazza San Giovanni, preda dei caroselli delle camionette nere dei Carabinieri e i compagni arrestati. Di recente anche noi monzesi abbiamo vissuto il nostro esempio: la città militarizzata per tenerci lontani dalla villa reale e per impedire di inquadrarci alle telecamere dei media nazionali, puntate sulle celebrazioni ufficiali per l’inaugurazione della sede legale di Expo2015 e per l’arrivo di Napolitano e Letta in città.
A Monza è andato tutto bene. A Brescia la Polizia caricò, quando ancora il corteo percorreva il tragitto autorizzato e poi ancora quando i compagni manifestarono quella che potremmo definire tenacia, dignità o libertà, rivendicando il proprio diritto a infrangere la zona rossa. Dalle manganellate della Polizia non è riconosciuto il diritto di difendersi. Ogni atto di difesa, a mani nude – uno spintone, un calcio contro lo scudo in plexiglas del proprio assalitore – è considerata violenza e resistenza a pubblico ufficiale.  La semplice presenza in piazza, uno slogan, una parola di sconcerto è definita concorso morale. E poi via il novero delle improbabili accuse appioppate insensatamente e indiscriminatamente, senza nemmeno considerare il principio della responsabilità personale, a tutti i compagni rimasti coinvolti nelle dinamiche: furto, danneggiamento, lancio di oggetti pericolosi e via discorrendo. Le pene richieste dal PM Cazziani per i compagni presenti in piazza a Brescia quel 28 maggio 2012 sono infondate e inverosimili: Alessio 5 anni, Mario 1 anno e 4 mesi, Ashid 8 mesi.
Venerdì 19 luglio questi tre compagni, che nel più ampio elenco degli imputati per i fatti di Brescia sono quelli che hanno scelto la strada del rito abbreviato, arriveranno a sentenza. A loro e a tutti gli altri compagni coinvolti dalla repressione giudiziaria, tra cui anche militanti e dirigenti locali del nostro partito,  vanno i nostri più accorati auguri e la nostra totale solidarietà.
Coloro che vogliono trasformare la democrazia italiana in una unica grossa zona rossa, coloro che vogliono minimizzare la possibilità per le masse di incidere sulle dinamiche politiche del paese e sul proprio futuro, coloro che oggi in Parlamento e al Governo stanno minacciando la Costituzione, coloro che sperano di cancellare dallo scenario politico i compagni che animano il dissenso e i partiti che lo organizzano, sappiano che ci troveranno sempre schierati a barricata, di trasverso sulla loro strada fatta di sfruttamento, botte, stragi e repressione.

Giovani Comunisti Monza e Brianza – RivoltiaMonza

Giovani Comunisti

Per chi fosse interessato ad approfondire la questione, qualche link utile:

Nota Stampa – Radio Onda d’Urto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Umberto
Intervento di conferenza Stampa del compagno Michele

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CAMPAGNA ELETTORALE


RIFONDAZIONE COMUNISTA SOSTIENE

INGR LOGO QUARTO STATO1E7okA4Simbolo_etico

PROSSIMI APPUNTAMENTI 

DOMENICA 3 FEBBRAIO dalle ore 9.00 A  MUGGIO’  in PIAZZA GARIBALDI
SABATO 9 FEBBRAIO  dalle ore 14.00 A DESIO in VIA GARIBALDI
VENERDI’ 15 FEBBRAIO  APERITIVO dalle ore 19.00 A MUGGIO’ in VIA GALVANI 12
SABATO 16 FEBBRAIO dalle ore 14.00 A SEREGNO in PIAZZA VITTORIO VENETO
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PER UNA “RIVOLUZIONE CIVILE”


La nascita del movimento “Rivoluzione Civile” che vede Ingroia candidato premier segna una svolta nel panorama politico italiano.

“Rivoluzione Civile” non è il quarto polo ma è l’unica e vera alternativa ai primi “tre poli”: PD, PDL e UDC. Oggi fingono di litigare tra loro, ma per un anno hanno sostenuto il governo Monti e votato la riforma dell’articolo 18, il Fiscal compact, la riforma Fornero, l’aumento dell’IVA, l’introduzione dell’IMU e molte altre misure che di fatto hanno penalizzato la fascia più povera della popolazione e che hanno avviato la fase di destrutturazione dello stato sociale.

“Rivoluzione Civile” è il punto di arrivo di un percorso lungo e complicato che ha saputo coniugare la richiesta di unità delle forze di sinistra, la volontà di costruire un’alternativa alle politiche economiche del governo Monti, la ricerca di una rappresentanza da parte della società civile.

Tra i principali artefici di “Rivoluzione Civile” ci sono Rifondazione Comunista e l’appello di #CambiareSiPuò, formato da intellettuali ed esponenti di vari percorsi di lotta, tra cui esponenti FIOM e rappresentanti del mondo del lavoro, esponenti dei comitati referendari per l’acqua pubblica, esponenti del pacifismo, dell’ambientalismo e dell’economia etica, nonchè da numerosi esponenti e militanti di Rifondazione. Cambiare si può ha fornito e confermato, con una consultazione telematica tra tutti gli aderenti, il suo contributo per la campagna elettorale, mettendo a disposizione tutte le sue competenze e le sue capacità organizzative.

Il programma elaborato da #CambiareSiPuò e poi recepito da “Rivoluzione Civile” è marcatamente di sinistra e in netta discontinuità con le scelte operate dal governo Monti.

Alla richiesta di austerità si risponde con la volontà di rilanciare l’economia puntando sul rispetto dell’ambiente, sulla vita delle persone, sui diritti dei lavoratori e sulla salute dei cittadini.

Alla volontà di sottomettere la politica economica Europea ai mercati si risponde con la richiesta di un’Unione Europea indipendente dai poteri forti.

Nel programma non mancano inoltre i riferimenti alla mafia e alla corruzione, alla laicità dello stato e ad una richiesta di maggiore democrazia nei luoghi di lavoro, trasparenza nella gestione della cosa pubblica, lotta alla precarietà, NO alle grandi opere, alla TAV, alle missioni militari.

Tutti temi che hanno caratterizzato le lotte di Rifondazione Comunista in questi ultimi anni. Ricordiamo le campagne per l’acqua pubblica e il no al nucleare fino ad arrivare alla recente raccolta firme per il ripristino dell’articolo 18 e l’abolizione della riforma Fornero. Ricordiamo l’impegno costante dei militanti nella lotta alla mafia, all’interno del movimento NoTav fino alle Brigate di Solidarietà Attive che hanno aiutato i terremotati e gli alluvionati.

I partiti che appoggiano il progetto di “Rivoluzione Civile” hanno scelto di non presentare i propri simboli, per confluire in una lista unica composta esponenti che si sono contraddistinti nell’analisi culturale e sociale, nella progettualità e nella costruzione del un cambiamento, nelle lotte per il lavoro, l’ambiente, la pace e i diritti, nella lotta senza quartiere alla mafia, indipendente dal fatto che il loro operato fosse stato portato avanti all’interno di un partito o nella società civile e nei movimenti.

“Rivoluzione Civile” è quindi il punto di arrivo di un progetto unitario, fortemente voluto da Rifondazione, che si pone come obbiettivo quello di uscire da questa crisi a Sinistra.

Finalmente il nostro appello all’unità è stato raccolto da uno spettro eterogeneo e plurale di soggetti fortemente coesi negli intenti.

Ora non resta che portare a termine la nostra “Rivoluzione Civile”!

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