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I BUONI MAESTRI – Comunicato stampa


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Nella giornata del 13 novembre, gli studenti del collettivo Jan Palach, provenienti dall’istituto Zucchi, assieme ai Giovani Comunisti (PRC), all’Unione degli Studenti (UDS) e ad altri studenti della provincia monzese, hanno indetto una manifestazione per esprimere il proprio dissenso nei confronti del maxi-emendamento “Buona Scuola”. Con l’intento di promuovere una concreta alternativa all’ormai fragile sistema scolastico, gli studenti hanno organizzato una serie di lezioni tenute da giovani liceali e universitari quali approfondimenti di discipline già trattate, oppure mai affrontate in sede scolastica; l’iniziativa mirava ad incoraggiare la discussione, il dibattito e l’affinamento di capacità critiche riguardo temi di attualità che raramente vengono portati all’interno delle aule.

In seguito ad un’introduzione riguardante le gravi mancanze e le problematiche della riforma, sono state cinque le relazioni offerte ai partecipanti, che si sono svolte coprendo l’intero arco della mattinata: la questione del popolo kurdo (cenni di geopolitica, approfondimento sul confederalismo democratico, l’HDP e il PKK), il gender (discussione sulle diverse elaborazioni della diversità sessuale), la globalizzazione e il TTIP (problematicità del concetto di globalizzazione, il fenomeno della modernizzazione, il TTIP come trattato segreto fra UE e USA), il copyleft e il diritto d’autore (dibattito sul significato odierno del diritto d’autore e dei costi comportati da tale diritto), questioni di filosofia morale: le scelte che tutti dobbiamo (problematicità e quotidianità delle categorie morali).

L’intera manifestazione si è svolta a Monza, in largo Mazzini, in un luogo pubblico, in un’atmosfera di partecipazione e condivisione, che ha stimolato gli studenti presenti, al pari della cittadinanza che si trovava nelle vie centrali della città. Non a caso: il messaggio portato in piazza era rivolto non solo a studenti, professori, personale scolastico e genitori, ma alla cittadinanza tutta, ugualmente coinvolta nelle recenti riforme.

Collettivo “Jan Palach” – liceo Zucchi (Monza)
Giovani Comunisti Monza e Brianza – PRC
Unione degli Studenti – Monza e Brianza

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Renzi e la scuola buona per i padroni


di Arianna Ussi – docente precaria, Direzione nazionale PRC
Renzi-GianniniDopo gli annunci roboanti di fine agosto, il premier Matteo Renzi ed il suo governo hanno partorito La buona scuola: 136 pagine intrise di populismo e paternalismo che delineano le linee guida di un nuovo modello di scuola pubblica, stravolgendone completamente l’impianto costituzionale.

Pur muovendosi nel solco tracciato dai governi precedenti, la novità introdotta da Renzi consiste nel presentare un testo organico, e pertanto più pericoloso, all’interno del quale trovano posto tutte le più nefaste proposte contro cui, in questi anni, il movimento in difesa della scuola statale si è battuto.

Il linguaggio giovanilistico, manageriale, “vincente” come una squadra di calcio in lizza per la champions league, descrive un nuovo paradigma di scuola pubblica che potremmo definire“marchionnizzato”.

La propaganda del governo ha abilmente concentrato tutta l’attenzione mediatica sulla stabilizzazione dei precari. Renzi, incalzato dalle sanzioni dell’UE, millanta 150.000 assunzioni, lo svuotamento della graduatorie ad esaurimento e la definitiva risoluzione della “piaga” del precariato. Ad ora, però, tutto tace sulla copertura finanziaria di 3 miliardi di euro necessaria a tale operazione. Ed essendo il governo Renzi un esecutore delle politiche di austerità volute dalla troika, sembra legittimo dubitare sulle effettive intenzioni del governo.

Facendo leva sulla frustrazione e sulle esigenze materiali dei lavoratori, che pagano a caro prezzo le conseguenze della crisi e di un precariato sempre più mortificante, il governo ha annunciato in pompa magna un piano di assunzioni che, probabilmente, non verrà mai attuato, chiedendo in cambio ai docenti la definitiva rinuncia ai propri diritti e alla stessa libertà di insegnamento e il totale asservimento alle logiche del mercato e del profitto. Com’è accaduto alla FIAT di Pomigliano, e in molte altre fabbriche del paese, si chiede ai lavoratoridi piegarsi alle logiche del capitale, barattando i diritti con il lavoro. Il testo di Renzi  lo definisce un “patto”, ma in realtà si tratta di un vero e proprio ricatto, come quello di Marchionne. Continua a leggere

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