Archivi tag: rivolti a monza

CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DI ALCATEL-LUCENT


Contro l’ennesimo piano di licenziamenti e dismissioni

 

Rifondazione Comunista è con le ragioni e le giuste rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici di Alcatel-Lucent che chiedono il ritiro di tale pesante piano di dismissione e licenziamenti che comporta 5870 tagli per l’Europa e 586 esuberi per la sola Italia.

Alcatel-Lucent, multinazionale franco – americana presente in Italia con numerosi sedi e oltre 2000 dipendenti, ha annunciato, il giorno 8 Ottobre a Parigi, alla riunione plenaria dell’ECID, un taglio di 15.000 lavoratori e lavoratrici. Tutto questo entro la fine 2015.

I dati ed i numeri di questo ulteriore pesante piano di ristrutturazione e dismissione sono impressionanti.

5870 tagli annunciati per l’Europa, 586 esuberi per la sola Italia

«   L’azienda ha deciso di disinvestire massicciamente in Italia sia sulle attività di R&D, sia sulle attività e servizi di supporto ad essa correlate, sia sulle funzioni centrali. Le dimensioni dei tagli e delle cancellazioni di attività presentate per il nostro paese è enorme e senza precedenti e rappresenterebbe la volontà, da parte della multinazionale, di un completo abbandono e dismissione di Alcatel-Lucent dal nostro paese.   »

Rifondazione Comunista è con le ragioni e le giuste rivendicazioni dei lavoratori/lavoratrici di Alcatel-Lucent che chiedono il ritiro di tale pesante piano di dismissione e licenziamenti.

Rifondazione Comunista è attenta e partecipe nel sostenere tutte le lotte ed iniziative nel comune intento di difendere il lavoro, la dignità del lavoro, le competenze e le professionalità e la presenza industriale di  un settore strategico per il nostro paese.

  • L’intero territorio nazionale, in tutti i suoi comparti produttivi, si sta trasformando velocemente in un deserto produttivo. In Brianza sono 3.000 gli esodati truffati dalle scelte governative, 6.400 i posti di lavoro persi nel 2012 (per la prima volta in Brianza abbiamo un saldo negativo tra assunzioni e licenziamenti) 10.000 i lavoratori in cassa integrazione con il proprio posto di lavoro a rischio, raddoppio dei fallimenti.
  • La disoccupazione aumenta e chi mantiene il posto di lavoro spesso ha un reddito ridotto dal pesante ricorso alla cassa integrazione.
  • Nei prossimi mesi finiranno i soldi per gli ammortizzatori sociali e per molti lavoratori l’unica prospettiva è il licenziamento. Da parte del governo non viene intrapresa nessuna seria iniziativa di politica industriale.
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Rifondazione Comunista (Monza e Brianza)

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ANTIFASCISMO E’ DIFESA DELLA COSTITUZIONE


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FESTA DI TESSERAMENTO


FestaDItesseramentoVENERDI 7 GIUGNO ORE 19.00

VIA ORSINI 4A MONZA presso la sede di RIFONDAZIONE

FESTA DI TESSERAMENTO

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IL NOSTRO FUTURO – RIFLESSIONE A CURA DEI GC BRIANZOLI


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Le recenti elezioni regionali e nazionali deludono gli sforzi che il nostro Partito, pur in condizioni difficili, ha messo in campo con generosità. Il risultato elettorale si qualifica come una bocciatura senza appello. Il Partito risulta dunque “non pervenuto” nell’ambito della rappresentanza parlamentare.

1. Noi comunisti e il Parlamento

Il non superamento della soglia di sbarramento da parte della lista Rivoluzione Civile genera un contraccolpo psicologico assai duro per molti compagni. Nonostante ciò interroghiamoci: la reale cifra del nostro insuccesso politico è realmente rappresentato dalla distanza che intercorre tra il 2,2% conseguito e il tanto agognato 4%?

Il sentimento comune che si è progressivamente rafforzato farebbe propendere per un “si” deciso.

Vi è infatti chi, all’indomani del fallimento elettorale, pone in discussione, apertamente o in maniera più velata, la ragione ad esistere di un Partito Comunista in Italia. Ciò a fronte della sua, ormai pluriennale, incapacità a far eleggere rappresentanti.

Ivi sta per noi l’errore: la rappresentanza parlamentare non può e non deve essere l’obiettivo “finale” del nostro agire. I comunisti, in tutto il mondo, non si pongono l’obiettivo di eleggere deputati e senatori. Al contrario si pongono l’obiettivo del superamento della società capitalista e la presa del potere da parte della classe lavoratrice attraverso un laborioso processo di organizzazione della stessa. Pertanto il Parlamento si qualifica come strumento, in alcune fasi utile, ma mai indispensabile per il proseguire dell’attività politica. Per noi comunisti in Italia non può essere diversamente.

Tale considerazione è utile a sgomberare il campo dalle congetture di opportunisti che, lontani dalla prospettiva della carriera istituzionale, con profondo senso di smarrimento personale, gettano scompiglio tra le nostre fila. A costoro, che talvolta vanno cercando nuovi approdi, desideriamo dire che le nostre sezioni hanno bisogno come il pane di nuovi militanti per distribuire volantini e fare attività politica sui territori.

La nostra ragione di esistere, organizzarci e lottare è invece profondamente interconnessa alla natura stessa del capitalismo e alla sua incapacità ineluttabile di rispondere alle esigenze dei lavoratori: per questo motivo non verranno mai a mancare, finchè non cambieremo regime economico e sociale, i motivi per proseguire nei nostri intenti.

2. Le nostre debolezze

Se non verranno a mancare le motivazioni genetiche del nostro esistere, altrettanto non verranno a mancare le opportunità per raccogliere consenso, il quale si rifletterà, se lavoreremo bene, nelle elezioni a venire, con buona pace di quanti comunque ad ora ne sono particolarmente sensibili.
Perchè ciò accada è però necessario concentrare le nostre energie in tre direzioni:

a) Studiare la realtà economica e sociale che sta intorno a noi e capire in quali condizioni e con quali bisogni di cambiamento vive il salariato del ventunesimo secolo in Italia. E su tali esigenze basare l’elaborazione del nostro agire politico per un’uscita progressiva dal capitalismo. Per far ciò si rivela indispensabile una rinnovata formazione teorica del nostro corpo militante e un rinnovato processo di indagine. Il fatto stesso che il nostro Partito non abbia previsto minimamente le tendenze di opinione del corpo votante rivela la debolezza sia nelle chiavi di lettura sia nei rapporti con le masse. Altro elemento a riprova delle tesi sopra esposte è l’assenza di un programma ben definito del nostro Partito che possa essere, nei tratti fondamentali, facilmente comunicato ai lavoratori con cui ci interfacciamo; quest’ultima non è solo una debolezza comunicativa, altresì è indice di disattenzione all’elaborazione teorico-strategica.

b) Valorizzare la nostra comunità politica massimizzando l’efficienza e l’efficacia del suo agire nei territori. Perchè gli attivisti siano messi però nelle condizioni di lavorare con profitto serve una linea politica chiara che non sia schiava di volatili tatticismi, il cui solo fine sia rimettere piedi in Parlamento. Di qui l’esigenza del programma. Altrimenti, privi di una nostra agenda politica, non potremo che alimentare il codismo a movimenti che, dall’essere egemonizzati, finiranno per egemonizzarci, costringendoci a visioni parziali e spesso distorte, allontanandoci dai nostri obiettivi.

c) Superare le divisioni correntizie che troppo spesso hanno paralizzato l’attività politica, finendo per fungere da comitati di spartizione cencelliana degli organismi dirigenti, dopo aver perso la funzione di propulsori di un vivace dibattito interno. Gli organi collegiali devono riprendere il ruolo di spazio di riflessione ed elaborazione collettiva: per troppo tempo si sono trasformati in ratificatori di decisioni, sfortunatamente fallimentari, calate dall’alto.

3. Tattiche elettorali

La differenza tra essere comunisti ed essere settari può riscontrarsi sul piano delle alleanze. Di per sè non vi è nulla di sbagliato nel cercare sinergie con soggetti che, al par nostro, mettano in discussione il sistema capitalista. Cosa ben diversa è diventare organici a liste o aggregazioni che non si pongano l’obiettivo di superare il capitalismo stesso o che non pongano il tema del lavoro al centro del dibattito. Peraltro alleanze o accordi con settori “illuminati” della borghesia non possono che apparire sensati se non di fronte alla certezza di poter ottenere avanzamenti importanti per lavoratori e studenti: chiediamo quando ciò sia accaduto negli ultimi vent’anni.

4. Il futuro può essere nostro

A fronte pertanto dello scoramento generale vogliamo rassicurare i compagni e le compagne sul fatto che “nulla è perduto”. La nostra battaglia non si esaurisce all’interno del nostro cortile, ma coinvolge milioni e milioni di lavoratori che ogni giorno, in tutto il mondo, come noi, vincono e perdono battaglie, ma mai si arrendono.

I comunisti hanno affrontato momenti ben peggiori, stretti nella caccia all’uomo durante il ventennio fascista in Italia, così come in altre epoche e altri luoghi. Sapremo uscire da questo periodo di empasse e dare il nostro contributo alla causa della classe lavoratrice, non italiana, ma di tutto il mondo.

Peraltro l’acuirsi delle contraddizioni capitalistiche durante la crisi e la manifesta mobilità nell’opinione degli elettori disegnano un teatro in cui da subito si intravvede agibilità politica.

Buon lavoro compagni, si riparte!

I Giovani Comunisti di Monza e Brianza

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QUESTO NON È UN ADDIO COMPAGNO CHAVEZ!


Non vogliamo ricordarti come un capo di stato, un leader internazionale, un patriota nazionale, vogliamo ricordarti come un Compagno.

Compagno di sventure, come il tuo cancro che ti ha consumato fino ad oggi 5 marzo 2013, nonostante le migliori cure ricevute a Cuba.

Sventure come il golpe del 2002 da cui sei uscito vittorioso affossando il nemico del popolo, la borghesia finanziaria occidentale.

Ti ricorderemo in particolar modo come Compagno di viaggio in una vita di successi: ogni elezione ed ogni referendum vinto a larga maggioranza e con la piena partecipazione del popolo.

Successi riconosciuti in tutta l’America Latina, che ti sorride e ti ricorda in questo momento di tristezza; la rinascita del socialismo nel nostro secolo è avvenuta anche grazie alle tue scelte e alle azioni dei tanti militanti che da anni ti sostengono e ti acclamano.

“A coloro che mi augurano la morte, io auguro una lunga vita, perché possano vedere la Rivoluzione Bolivariana continuare ad avanzare di battaglia in battaglia e di vittoria in vittoria” questa frase lapidaria diventa un testamento politico, scolpito a chiare lettere per le lotte presenti e future.

Ci uniamo alla sofferenza della tua famiglia ma non ci piangeremo addosso: “ognuno di noi da solo non vale nulla” ci ricorda il Che; tu e la tua gente avete contribuito al risveglio di una coscienza di classe da troppi anni assopita e la perdita di un uomo non arresterà questo processo di rivoluzione.

Tutti gli oppressi del mondo dovranno riflettere sulle tue azioni, per comprendere appieno la forza del socialismo reale, la forza che il comunismo può sprigionare in un mondo condannato dal capitale e dalle sue crisi.

Auguriamo al tuo successore, Nicolas Maduro, di combattere, come ha combattuto sempre all’interno dei primi sindacati, a sostegno del popolo e dei lavoratori.

Simon Bolivar e la sua rivoluzione vivono, e con essi Hugo Chavez vegliano sui movimenti rivoluzionari di tutto il mondo.

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Giovani Comunisti – Monza e Brianza

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ELEZIONI IN ECUADOR


Nel 2013 l’America Latina si risveglierà sotto i riflettori internazionali a seguito delle molteplici scadenze elettorali e le conseguenti elezioni.

È il caso dell’Ecuador, paese ispanofono sulla costa pacifica con circa 15 milioni di abitanti, che porterà alle urne i propri cittadini per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Rafael Correa, il Presidente vincitore alle elezioni 2007 e riconfermato dal voto popolare nel 2009, ha deciso di ricandidarsi, sostenuto dall’Alleanza Pais, il gruppo socialista che attualmente governa il paese.

Correa punta su una propaganda elettorale mirata alla classe lavoratrice con un riguardo d’eccezione per l’ambiente e la mobilità sostenibile.

Sono frequenti i video che lo ritraggo in sella ad una bicicletta e in tenuta sportiva, pedalando per le strade del paese e parlando con i suoi – molti – elettori, ribadendo in più riprese che lui è solo un uomo di passaggio, mentre il vero potere è detenuto dal suo popolo.

L’utilizzo della bicicletta è un tema caro al Presidente, che ha intitolato il proprio blog “Economia in bici”; un tema polivalente che lo avvicinerà alla gente comune così come agli indigeni e agli ecologisti internazionali.

Ovviamente il programma di Correa, oltre ad essere un inno alla green economy, è anche un perfetto manifesto socialista (non a caso Correa ha sempre rivendicato una forte amicizia personale con Hugo Chavez, pur senza sposare la causa bolivariana).

Correa e Chavez sono accomunati entrambi dall’aver affrontato un colpo di stato, inoltre le loro nazioni aderiscono  all’ALBA: l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, nata per contrastare l’egemonia capitalista statunitense, al cui interno figurano anche Cuba e Bolivia.

L’attuale Presidente dell’Ecuador si è sempre posto alternativo al modello occidentale, sfidanto le grandi oligarchie di potere: l’FMI, dichiarando illegittimo il debito di stato, gli Stati Uniti, negando il permesso per la costruzione dell’ennesima base militare, il Regno Unito, con l’affaire Assange, la Chiesa, con la riforma costituzionale laica per i diritti civili.

Queste e altre misure spingono noi Giovani Comunisti a sostenere l’operato di Correa, con l’augurio di vittoria alle prossime elezioni e l’auspicio per la reale costruzione di un socialismo – da lui stesso definito – del XXI secolo.

“Continueremo a combattere la battaglia per eliminare ogni forma di sfruttamento della manodopera in accordo con le nostre idee socialiste: la supremazia del lavoro umano sul capitale” (Correa, aprile 2009).

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LETTERA DI SOLIDARIETA’ AL PRESIDENTE CHAVEZ


Alla Sezione Italiana della Joventud del Partido Socialista Unido de Venezuela
Al Presidente e al popolo Venezuelano,
Ai solidali e ai lavoratori d’Italia,
 

Lo scorso ottobre il popolo venezuelano è stato chiamato al voto per le elezioni presidenziali ed ha scelto di proseguire il cammino della rivoluzione bolivariana guidata dal PSUV, dal Grande Polo Patriottico e del presidente Hugo Chavez. Il 10 gennaio Chavez assumerà nuovamente le funzioni di presidente. L’opposizione capitalista e filoamericana del Venezuela punta a destabilizzare il paese e il governo – democraticamente eletto – attraverso uno sciopero nazionale. Condannando pienamente quest’iniziativa, riteniamo di non commentare ulteriormente l’indegna strumentalizzazione operata sulle condizioni di salute del Comandante Chavez da parte di un’opposizione senza scrupoli e senza più risorse. Dichiariamo invece una nostra convinzione, profondamente legittimata da numerosi precedenti nella storia Venezuelana: il popolo del Venezuela è ormai convintamente instradato sulla strada del socialismo il debole consenso delle opposizioni liberali determinerà il fallimento di ogni azione controrivoluzionaria. E’ fallito il tentato colpo di stato del 2002. E’ fallito l’intento del referendum popolare sulla destituzione di Chavez del 2004. Sono falliti gli altri “scioperi” e le serrate padronali. L’opposizione ha perso innumerevoli confronti elettorali, da ultima la corsa per la Presidenza dello Stato di Miranda, nonostante l’assenza sul territorio nazionale del Comandante Chavez e il silenzio del suo passionale carisma. L’opposizione infatti è sconfitta quotidianamente di fronte ai successi sociali della Rivoluzione Bolivariana, alla sanità portata nei quartieri e nelle foreste, all’istruzione, ai diritti del lavoro, alla crescente occupazione, alla fruttuosa gestione pubblica delle risorse  territoriali e del sistema produttivo, alla drastica riduzione della povertà, all’investitura del popolo come unico detentore del Potere.
Portiamo nuovamente il nostro sostegno al governo venezuelano, condannando ogni tentativo di controrivoluzione che l’imperialismo e il capitale cercheranno di opporre alla più importante esperienza socialista del XXI secolo. Ci uniamo infine idealmente alla grande manifestazione annunciata per il 10 gennaio a sostegno del Presidente.

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Giovani Comunisti Monza e Brianza – Partito della Rifondazione Comunista

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PER UNA “RIVOLUZIONE CIVILE”


La nascita del movimento “Rivoluzione Civile” che vede Ingroia candidato premier segna una svolta nel panorama politico italiano.

“Rivoluzione Civile” non è il quarto polo ma è l’unica e vera alternativa ai primi “tre poli”: PD, PDL e UDC. Oggi fingono di litigare tra loro, ma per un anno hanno sostenuto il governo Monti e votato la riforma dell’articolo 18, il Fiscal compact, la riforma Fornero, l’aumento dell’IVA, l’introduzione dell’IMU e molte altre misure che di fatto hanno penalizzato la fascia più povera della popolazione e che hanno avviato la fase di destrutturazione dello stato sociale.

“Rivoluzione Civile” è il punto di arrivo di un percorso lungo e complicato che ha saputo coniugare la richiesta di unità delle forze di sinistra, la volontà di costruire un’alternativa alle politiche economiche del governo Monti, la ricerca di una rappresentanza da parte della società civile.

Tra i principali artefici di “Rivoluzione Civile” ci sono Rifondazione Comunista e l’appello di #CambiareSiPuò, formato da intellettuali ed esponenti di vari percorsi di lotta, tra cui esponenti FIOM e rappresentanti del mondo del lavoro, esponenti dei comitati referendari per l’acqua pubblica, esponenti del pacifismo, dell’ambientalismo e dell’economia etica, nonchè da numerosi esponenti e militanti di Rifondazione. Cambiare si può ha fornito e confermato, con una consultazione telematica tra tutti gli aderenti, il suo contributo per la campagna elettorale, mettendo a disposizione tutte le sue competenze e le sue capacità organizzative.

Il programma elaborato da #CambiareSiPuò e poi recepito da “Rivoluzione Civile” è marcatamente di sinistra e in netta discontinuità con le scelte operate dal governo Monti.

Alla richiesta di austerità si risponde con la volontà di rilanciare l’economia puntando sul rispetto dell’ambiente, sulla vita delle persone, sui diritti dei lavoratori e sulla salute dei cittadini.

Alla volontà di sottomettere la politica economica Europea ai mercati si risponde con la richiesta di un’Unione Europea indipendente dai poteri forti.

Nel programma non mancano inoltre i riferimenti alla mafia e alla corruzione, alla laicità dello stato e ad una richiesta di maggiore democrazia nei luoghi di lavoro, trasparenza nella gestione della cosa pubblica, lotta alla precarietà, NO alle grandi opere, alla TAV, alle missioni militari.

Tutti temi che hanno caratterizzato le lotte di Rifondazione Comunista in questi ultimi anni. Ricordiamo le campagne per l’acqua pubblica e il no al nucleare fino ad arrivare alla recente raccolta firme per il ripristino dell’articolo 18 e l’abolizione della riforma Fornero. Ricordiamo l’impegno costante dei militanti nella lotta alla mafia, all’interno del movimento NoTav fino alle Brigate di Solidarietà Attive che hanno aiutato i terremotati e gli alluvionati.

I partiti che appoggiano il progetto di “Rivoluzione Civile” hanno scelto di non presentare i propri simboli, per confluire in una lista unica composta esponenti che si sono contraddistinti nell’analisi culturale e sociale, nella progettualità e nella costruzione del un cambiamento, nelle lotte per il lavoro, l’ambiente, la pace e i diritti, nella lotta senza quartiere alla mafia, indipendente dal fatto che il loro operato fosse stato portato avanti all’interno di un partito o nella società civile e nei movimenti.

“Rivoluzione Civile” è quindi il punto di arrivo di un progetto unitario, fortemente voluto da Rifondazione, che si pone come obbiettivo quello di uscire da questa crisi a Sinistra.

Finalmente il nostro appello all’unità è stato raccolto da uno spettro eterogeneo e plurale di soggetti fortemente coesi negli intenti.

Ora non resta che portare a termine la nostra “Rivoluzione Civile”!

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PER UN ALTRA LOMBARDIA


Dopo 20 anni di malgoverno lombardo guidato dalla cricca ciellina che ha supportato Formigoni finalmente si presenta una vera possibilità di cambiamento.

Il primo passo verso un’altra Lombardia è stato fatto sabato 15 dicembre quando tutte le forze del centro sinistra unite hanno dato la possibilità ai cittadini lombardi di scegliere il candidato che guiderà la coalizione alle prossime elezioni regionali.

Da parte nostra, come RivoltiaMonza, in linea con le scelte del Partito della Rifondazione Comunista, abbiamo sostenuto fin da subito Andrea Di Stefano e i 35000 voti raccolti in tutta la Lombardia indicano che il cammino intrapreso è quello giusto.

Sebbene il candidato centrista, sostenuto dagli apparati di PD e SEL, Ambrosoli, sarà il futuro leader della coalizione “del Patto Civico”, il buon risultato ottenuto da Di Stefano tra il popolo del centrosinistra mostra che quando a sinistra del PD c’è un’alternativa chiara e credibile, espressa da un candidato con un alto livello di formazione economica e politica e capace di analizzare e incidere sulla realtà, è possibile ottenere dei risultati significativi e raccogliere su contenuti radicali i consensi altrimenti ceduti a un centrosinistra moderato e poco incisivo.

La lista di Di Stefano si farà carico non solo della sconfitta delle destre supportando il candidato presidente del centrosinistra Ambrosoli, ma soprattutto delle istanze di rinnovamento che rientrano nella tradizione di sinistra e che, dopo vent’anni di dittatura formigoniana, rappresentano la sola garanzia di cambiamento vero.

Il programma di Andrea Di Stefano segue una linea che in questi anni Rifondazione Comunista ha contribuito a costruire e sviluppare. Una linea che si propone di migliorare la qualità di vita dei cittadini pensando ad essi non come singolarità ma come parte integrante della comunità.

Per questo motivo tra i temi toccati c’è la richiesta di porre un freno al consumo di territorio; l’efficienza energetica; la mobilità sostenibile tramite un trasporto pubblico, economico e di qualità; politiche di redistribuzione del reddito e di supporto al sistema produttivo; l’abolizione del ”buono scuola” formigoniano, ch’è una forma mascherata di finanziamento alle scuole private, per garantire invece realmente il diritto universale a un’istruzione pubblica anche attraverso forme di reddito indiretto (ad esempio riducendo il costo dei trasposti per i giovani); una revisione del sistema sanitario che deve essere sottratto alle smanie speculative dei privati e alla gestione corrotta degli uomini di CL.

La formazione delle liste ha seguito un percorso inclusivo tra le realtà di sinistra e la società civile. Salutiamo con entusiasmo la candidatura nella provincia di Monza e Brianza nella lista di Andrea Di Stefano del compagno Marcello Silva, espressione del circolo RivoltiaMonza che ci impegniamo fin da ora a sostenere.

Il 24 e 25 febbraio sarà l’occasione per interrompere una maledizione che dura da vent’anni.

L’alternativa finalmente c’è e si vede.

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OCCUPARE IL PRESENTE, COSTRUIRE IL FUTURO: FRISI OCCUPATO


“Un’alternativa è possibile!” ci dicono gli studenti del Frisi con le parole del loro comunicato, che pubblichiamo qui di seguito, e con l’azione, la recente occupazione della loro scuola. E’ confortante vedere che la maggioranza degli studenti sia impegnata non solo nell’analisi e nell’approfondimento politico culturale, ma anche nella denuncia degli effetti distruttivi delle politiche di questo governo, voluto e sostenuto da centrodestra e centrosinistra, da PD e PdL, sul diritto allo studio, sulla qualità dell’istruzione, sulla realtà materiale che gli studenti vivono ogni giorno nella loro scuola. Il merito di quanto è stato costruito il 13 dicembre dagli studenti del Collettivo Politico Frisi è duplice: da un lato la forza delle loro denunce, cioè la volontà di incidere seriamente sulla realtà, dall’altro la qualità della loro proposta. La forza si è manifestata con un’azione collettiva, rappresentativa e rivendicata dalla maggior parte del corpo studentesco, pronta a sfidare in nome di un obiettivo comune e dell’interesse di tutti le norme, i dubbi, le paure che chi ci governa (a ogni livello: dai presidi ai presidenti) non esita a scuotere minacciosamente in faccia a chi cerca di cambiare le cose. La qualità della proposta ha saputo inoltre sfatare i pregiudizi sulle “occupazioni” restituendo a questa pratica un forte significato politico e ha dimostrato che la nostra generazione è ancora munifica di elaborazione, di idee, di proposte e di volontà di realizzarle, nella speranza di poter fare meglio di chi ci ha – disastrosamente – preceduto.

I Giovani Comunisti di Monza non possono che appoggiare azioni di questo genere, condividendone appieno le rivendicazioni, le finalità e i modi di azione. Ringraziamo i compagni del Frisi e i compagni dello Zucchi, che hanno acceso per primi la scintilla delle occupazioni studentesche monzesi. Speriamo che questa scintilla non smetta di attecchire. Invitiamo anzi tutti gli studenti e in primis coloro che militano nei collettivi studenteschi e i Giovani Comunisti che frequentano le scuole a proseguire il lavoro intrapreso, a rilanciare le loro rivendicazioni e a lavorare per generalizzare il conflitto. Infatti chi oggi parla di austerità e spending review per farsi vanto di aver salvato l’Italia dal fallimento, non solo sta distruggendo la scuola pubblica, ma sta smantellando l’intero stato sociale. Non solo sta cancellando i diritti degli studenti, ma anche quelli dei lavoratori. Non solo sta negando la possibilità per la gente comune di accedere ai livelli più alti dell’istruzione, ma anche ai servizi basilari del trasporto pubblico e del servizio sanitario nazionale. Gli effetti di queste politiche sono la recessione economica, il nostro impoverimento, il peggioramento reale della qualità della nostra vita. Chiamano tutto questo “sacrifici”, perchè a noi tutto questo sembri ineluttabile, eppure dopo oltre un anno di queste politiche non si vede un miglioramento reale delle condizioni dell’economia, del debito pubblico, del bilancio. La ricchezza sottrattaci la stanno infatti impiegando per pagare interessi sempre più ampi alle banche, sotto la minaccia costante dello spread e dei reting. Contro un attacco frontale che agisce compattamente su tanti aspetti della nostra esistenza, serve una risposta compatta che rivendichi la priorità dell’interesse comune in ogni ambito della sfera pubblica e del dibattito politico e che sappia unire i corpi sociali attivi ciascuno nella propria lotta. Contiamo che la lotta degli studenti si contamini con le sensibilità di chi oggi difende il territorio dalle speculazioni, di chi difende il lavoro dalla precarietà, di chi chiunque cerchi di prospettare uno scenario alternativo.

Avanti così!

GIOVANI COMUNISTI MONZA e BRIANZA – RivoltiaMonza

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OCCUPARE IL PRESENTE, COSTRUIRE IL FUTURO

13 dicembre 2012, il liceo scientifico Paolo Frisi è occupato.
In opposizione alle usuali critiche di pochi soggetti, gli studenti frisini hanno espresso chiaro sostegno all’occupazione mediante una votazione democratica con 639 studenti favorevoli a fronte di 137 astenuti.
Forti di un processo informativo che ha conseguito un enorme supporto della collettività, l’occupazione ha confermato la possibilità di proporre una protesta che fosse realmente costruttiva. La giusta indignazione degli studenti è stata incanalata in una giornata segnata positivamente da numerose possibilità di confronto, di studio e di sensibilizzazione su temi politici, storici e civili, brutalmente evitati nella programmazione scolastica quotidiana.
Conferenze su situazione politica, economica e Costituzione, dibattiti di attualità e caffè filosofici, ripetizioni di svariate materie scolastiche, laboratori di ristrutturazione e assemblee plenarie ne sono fervidi esempi.
Straordinaria la partecipazione, stimata in più di 500 frisini, esemplare la grande prova di democrazia diretta espressa nelle giornata attraverso assemblee plenarie nelle quali la collettività ha potuto decidere e deliberare circa i punti fondamentali dell’occupazione.
Garantito il diritto di partecipare alle lezioni anche ai rari studenti presenti in disaccordo con la modalità di protesta, ci sentiamo in grado di esprimere un’immensa soddisfazione per la riuscita di un evento letteralmente impensabile nella realtà frisina
La protesta ha avuto un’enorme eco mediatica, è penetrata in ogni strato di popolazione ed è riuscita a raggiungere i piani alti del potere amministrativo e politico.
Il messaggio lanciato con l’occupazione è un grido di speranza di studenti che progressivamente vedono venir meno diritti garantiti dalla Costituzione.
L’occupazione è stata il culmine di un lungo lavoro di ricerca delle cause che hanno portato il nostro liceo e la nostra società in una situazione precaria nonché un laboratorio di possibili soluzioni per arginare il declino.
Aggiunte a misure dei miopi governi che si sono succeduti negli anni, culminate nell’austerity di stampo montiano e sostenute dalla maggioranza delle forze presenti in parlamento, sono presenti problematiche relative al nostro liceo.
La struttura che quotidianamente ospita le lezioni versa in condizioni fatiscenti. Finestre a ghigliottina fuori norma, soggette a spifferi e poco economiche in termini energetici, innumerevoli falle nei muri, laboratori fuori norma, temperature al di sotto del limite di legge in alcune aule ma addirittura eccessive in altre e una palestra su due resa inagibile dalla pavimentazione in progressivo deterioramento. La manutenzione degli edifici scolastici superiori è cura della nuova provincia di Monza Brianza, nel bilancio del 2011 venne inserito un investimento di 2.300.000 euro per la nostra scuola, cancellato poi causa contenziosi con la provincia di Milano e in seguito ad una scelta di priorità da parte dell’amministrazione.
Come se non fosse abbastanza, dall’inizio del corrente anno scolastico la scuola ha un’altra grave assenza: la biblioteca. Un regalo del governo Monti, così come il taglio del fondo per il MOF, l’ennesimo finanziamento all’istruzione privata e l’esenzione IMU agli istituti privati.
Oltre a immensi risultati nel campo della responsabilizzazione, della sensibilizzazione e delle protesta, l’occupazione ha avuto come conseguenza l’ottenimento di incontri con le istituzioni.
Il 14 dicembre abbiamo avuto la visita di una rappresentanza comunale, composta dal sindaco Scanagatti e dall’assessore all’istruzione Montalbano, nonché di una rappresentanza provinciale, costituita dall’onorevole Meroni assessore all’edilizia scolastica, al demanio e al patrimonio.
I primi, coscienti che l’amministrazione comunale non ha voce in capitolo circa la ristrutturazione delle scuole superiori, hanno espresso sentita vicinanza e offerto una possibilità di dialogo con il corpo studentesco, seppur rappresentanti di una forza politica che durante l’esperienza del governo Monti ha sottoscritto politiche contrarie a rivendicazioni portate anche in sede di occupazione.
Dal secondo colloquio invece è emerso che nelle priorità decise dalla provincia per l’anno precedente non figurava la scuola e i fondi disponibili sono stati utilizzati in gran parte per lo svincolo del Malcantone, la metrotramvia in collegamento con Milano e la sistemazione della sede provinciale. Della messa a norma o della ristrutturazione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici non c’è traccia nel bilancio.

Una civiltà che non investe nella scuola pubblica, fabbrica dei futuri cittadini, è destinata a perire.

A fronte di un governo nazionale formato da forze politiche che sovente gridano alla salvezza dell’Italia e offrono illusorie soluzione ai cittadini e di un’amministrazione provinciale impegnata in politiche affaristiche e ideologiche, abbiamo dimostrato, mettendoci in gioco, che un’alternativa è possibile.

Non ci scoraggeremo e continueremo la lotta, noi siamo il futuro.

Collettivo Politico Frisi

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