Archivi tag: rivolti a monza

ANDREA DI STEFANO PER LE PRIMARIE DELLA LOMBARDIA


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Weekend di 2 Lotte!


carugate

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Palestina, guerra o genocidio?


PalestinaTala, quattro anni, attende in un corridoio di ospedale. Ha il viso consumato dalle lacrime, dal suo
sguardo traspare tutta la paura di un popolo sottomesso. Attende con determinazione sull’uscio di
una stanza ospedaliera, presidia giorno e notte la madre che lotta tra la vita e la morte. Difende
strenuamente l’unica figura familiare che le bombe intelligenti israeliane gli hanno lasciato.
Mohamed, nove anni, giace quasi privo di vita su un letto della terapia intensiva. La situazione è
dannatamente critica, gli ordigni israeliani gli hanno causato fratture multiple, emorragie celebrali e trauma cranico. Probabilmente non è al corrente che altri due suoi fratelli versano nelle medesime
condizioni e che nell’attacco ha perso quattro componenti della sua famiglia.
Moltiplicate ora le situazioni di Tala e Mohamed per qualche centinaia, se non migliaia di casi.
Le bombe israeliane uccidono indiscriminatamente, cancellano famiglie, massacrano bambini,
donne, uomini e anziani, abbattono scuole, disintegrano abitazioni civili, colpiscono i centri
d’informazione.
Israele possiede uno degli eserciti più avanzati del mondo, dotato di una potenza distruttiva senza
eguali, equipaggiato con le più avanzate e terrificanti armi di nuova generazione. I palestinesi,
inerme popolazione internata nella più estesa prigione a cielo aperto del globo, conosciuta ai più
come Striscia di Gaza, non sono in possesso di un benché minimo esercito, marina, aviazione
militare e l’unica loro arma di difesa sono rudimentali razzi artigianali che gli israeliani stessi
descrivono quasi alla stregua di giochi pirotecnici.
L’escalation di attacchi israeliani si è intensificata nell’ultimo periodo, l’operazione “Pillar of Cloud”
è stata lanciata sulla falsariga della passata operazione del 2008 “Piombo fuso” che già falciò
centinaia di vite palestinesi, quasi cinquecento, a scapito di un numero relativamente irrisorio di
vittime in campo israeliano, quattro per la precisione.
Raid aerei, attacchi con elicotteri Apache, cannonamenti della marina, offensive di terra con fanteria
e carroarmati si aggiungono però a una immensa serie di misure razziste messe in campo da Israele,
determinato nel compiere totale pulizia etnica nella Striscia di Gaza.
Il piano di sterminio copre innumerevoli ambiti e mina a distruggere il popolo palestinese non
unicamente con l’azione militare. Un immenso muro è stato innalzato per ingabbiare i territori
palestinesi, l’embargo economico continua a essere attuato per fiaccare l’economia, la sistematica
distruzione dei pochi mezzi di sostentamento economico palestinesi, quali la flotta di pescherecci,
non cessa di esser messa in atto e l’occupazione militare sta progressivamente sottraendo territorio
alla già esigua realtà palestinese.
Interrogando la storia, pare manifesto che tali metodologie di sterminio e repressione siano state
appannaggio di quel nefasto regime nazionalsocialista da cui fuggirono eroicamente gli stessi ebrei
che, approdati in Palestina, insediarono lo Stato israeliano. La vittima di allora è però oggi divenuta
carnefice.
Lo sterminio attuale è supportato e sospinto dagli USA, principali finanziatori, sostenitori e alleati
d’Israele e da tutti quegli Stati chini alla logiche imperialiste a stelle e strisce.

Ma ecco riemergere inesorabile nei miei pensieri un ineluttabile senso di dolore che sovrasta ogni
considerazione di ordine politico e sociale. Si delinea nella mia mente l’immagine dei tanti Tala e
Mohamed, dei tanti civili innocenti trucidati, dei numerosi israeliani categoricamente contrari alle
politiche dissennate del loro governo che mettono a rischio la loro stessa vita per sostenere la causa
del popolo palestinese, dei cooperanti internazionali impegnati nel territorio di Palestina con rischi
inimmaginabili: persone comuni, uniche vittime di una guerra voluta dalle alte sfere del potere
mondiale.

Riccardo De Toni

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14 Novembre – SCIOPERO GENERALE EUROPEO


Le politiche di austerità sono una manovra di accerchiamento nei confronti dello stato sociale e dei diritti acquisiti da parte delle banche e delle istituzioni finanziarie e politiche europee. L’austerità determina stagnazione dell’economia, con conseguente destabilizzazione nelle quotazioni di mercato dei titoli di stato. La cura che ci propongono è? Rientro di bilancio, altra austerità e tassi di interesse più vantaggiosi per chi compra i titoli di stato. Le banche incassano e perpetuano il loro giuoco. Ma sul tabellone, sta volta, c’è anche la casella Imprevisto. E’ la numero 14.11.2012, data dello sciopero generale convocato in Italia, Portogallo, Spagna e Grecia contro le politiche di austerità. Le pedine si ribellano.
I governi nazionali sono esautorati del loro potere, dal momento che la loro agenda è dettata dalla BCE. Chi disobbedisce è punito con una ritorsione dei mercati e dell’Unione Europea. Le elezioni sono considerate un momento pericoloso, a cui si preferiscono governi tecnici e grandi coalizioni senza opposizione. Questo è lo scenario che viviamo oggi in Italia col governo Monti. Finora abbiamo accettato tutto, perché ci dicevano che era ineluttabile. Ma non sono superiori leggi dell’economia a imporci ineluttabilmente questo scenario. Sono le scelte politiche di una classe dirigente neoliberista e gli interessi economici dell’elite finanziaria che domina la società capitalista.
Le responsabilità di PD, UDC, PdL e di tutti i partiti fautori del montismo sono enormi. In due anni ci hanno resi ancor più precari, depredandoci delle tutele acquisite e delle conquiste: pensioni, articolo 18, contratto nazionale di lavoro, servizi pubblici locali. L’esito del referendum sull’acqua pubblica è stato sovvertito. Perché quello che chiedono i mercati importa più della volontà popolare. Ora sono sotto minaccia scuola e sanità. Tutto questo con la parziale connivenza della CGIL, che per non andare in rotta di collesione col PD, ha dovuto inghiottire in silenzio parecchi bocconi amari. Oggi ritroviamo i compagni del più grande sindacato italiano ancora in una posizione poco chiara, con un’adesione allo sciopero che c’è (non potevano essere la pecora nera dei sindacati europei), ma che si dimezza a quattro ore e che annacqua il valore conflittuale di questa giornata e il suo significato antiliberista e anticapitalista.
A noi questo non basta. Dobbiamo delegittimare chi ci governa. Vogliamo le dimissioni di Monti. Vogliamo un’alternativa politica ai partiti corresponsabili di questo scempio.
Finalmente i popoli più minacciati dai meccanismi speculativi si uniscono contro lo strapotere finanziario per influire su queste dinamiche. Una risposta di massa e internazionale è la solo risposta contro un attacco massivo e sovranazionale.
Un movimento organizzato che sappia proseguire la lotta con costanza e finalità è la sola possibilità di ridare voce alle esigenze di noi studenti e lavoratori e per riportare i nostri temi al centro del dibattito politico.
Per questo non smetteremo di profondere tutti i nostri sforzi nella costruzione di un movimento studentesco organizzato e nella compattazione del movimento dei lavoratori su posizioni radicali, con prospettive concrete e alternative. Per questo i Giovani Comunisti di Monza e Brianza parteciperanno alla giornata di mobilitazione, in seno al corteo milanese degli studenti e dei sindacati di base, insieme alla Rete della Conoscenza e alle altre realtà che aderiranno.
GIOVANI COMUNISTI MONZA E BRIANZA – RIVOLTIAMONZA
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PRESIDIO NO TAV – NO PEDEMONTANA


NO TAV – NO PEDEMONTANA
NO ALLA VIOLENZA CONTRO IL TERRITORIO E L’AMBIENTE
SI ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE CON LA PARTECIPAZIONE DELLE POPOLAZIONI
IN VAL SUSA STOP AL CANTIERE E RIPRISTINO DELLA LEGALITA’ E DELLA DEMOCRAZIA.

Le associazioni firmatarie dell’appello propongo di fare una iniziativa in solidarietà con le popolazioni colpite da opere faraoniche come la TAV in Val Susa e la l’autostrada Pedemontana. Opere che governo, banche, multinazionali delle “cosiddette grandi opere” e la criminalità organizzata vogliono fare a tutti costi, nonostante la grave crisi economica. Ogni giorno sentiamo i continui richiami che non ci sono i soldi per stipendi, salari e pensioni e che bisogna fare sacrifici; tuttavia lor signori le grandi opere le vogliono fare a costo di militarizzare il territorio e sospendere la democrazia come sta accadendo in Val Susa. In inchieste aperte nelle Procure di Torino e di Monza negli appalti in Val Susa sono coinvolte imprese legate alla ndrangheta e in Brianza, e sulla Pedemontana sono girate tangenti: arrivati a questo punto sarebbe opportuno che in attesa della conclusione delle inchieste si fermi tutto. Invece nella più totale illegalità questi signori vanno avanti sperperando denaro pubblico e legittimando criminalità e malaffare.
Inoltre, il faraonico progetto del tunnel costerà al nostro paese ben 15 miliardi di euro a fronte dei 5 miliardi datoci dalla CE, e che il medesimo fu progettato trentanni fa non tenendo conto di tanti fattori tra cui l’impatto ambientale devastante che genererà.
Alla luce, della crisi finanziaria, economica, occupazionale ed ambientale, riteniamo che soluzioni alternative possibili ci siano per collegare l’Italia con la Francia. Altresì, riteniamo che le risorse finanziare disponibili devo essere utilizzate per rilanciare e applicare il pacchetto 20-20-20; rilanciare gli investimenti per la manutenzione permanente del suolo, dei corsi dell’acqua, rilancio dell’agricoltura e in particolare quella montana e collinare Per tutto questo chiamiamo la popolazione brianzola, le forze politiche, sociali, e sindacali a dare un segnale importante di solidarietà e di richiesta collettiva di ripristino della legalità. Il territorio, l’ambiente, la salute e la Democrazia partecipata delle popolazioni sono beni comuni che vanno difesi ed estesi.

PRESIDIO
lunedì 5 marzo 2012
in largo Mazzini Monza ore 17:30

 

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NO TAV


Rivoltiamonza esprime piena solidarietà a chi, in queste tragiche ore, sta lottando per difendere i propri diritti dagli abusi del potere.

Militarizzare una valle per evitare un confronto democratico con chi ha tutto il diritto di esprimere la propria contrarietà ad un’opera che si è già dimostrata nei fatti inutile e dannosa è un ulteriore esempio dell’arroganza del potere che, di fronte ad interessi economici, non esita a calpestare i diritti e le ragioni di chi dovrà subire per sempre lo scempio che in Val di Susa si va costruendo.

Sostenere la popolazione della Val di Susa vuol dire difendere il nostro diritto ad essere parte attiva nei processi decisionali, vuol dire impedire gli abusi del potere, vuol dire far valere la forza della ragione contro la ragione della forza.

PIENO SOSTEGNO AGLI ATTIVISTI NOTAV. LA VOSTRA LOTTA E’ LA NOSTRA LOTTA!!

RivoltiaMonza

 

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Anche noi e tanti altri, per un’altra Monza!


 Riconosciamo lo straordinario valore politico del percorso avviato nelle primarie monzesi che ha portato alla redazione del programma di governo sostenuto dal candidato Beretta. La qualità della proposta politica è nata della fondamentale e preziosa sinergia tra il Comitato “Noi un’altra Monza” e la Federazione della Sinistra di Monza. Auspichiamo tale esperienza possa proseguire dando la meritevole visibilità a tutti i soggetti che hanno sostenuto Francesco e il suo programma, allargando eventualmente a quanti ne condividono i contenuti. L’aggregazione della sinistra intorno a un polo politico forte è un bene comune irrinunciabile per il futuro di Monza e importante per la sconfitta delle destre. I giovani della Federazione della Sinistra di Monza e Brianza, con spirito unitario, non mancheranno di dare il loro contributo a sostegno del cambiamento nella nostra città.

RivoltiaMonza – Giovani della Federazione Della Sinistra MB

SCARICA IL PROGRAMMA DI “Noi, un’altra Monza-FdS”:

http://www.berettapermonza.it/PDF/Programma_completo.pdf

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Dichiarazione di Stefano Forleo, segretario provinciale Prc/Fds – Monza e Brianza


Il 27 gennaio sciopera una parte rilevante del sindacalismo di base.
E’ uno sciopero inevitabile e importante; infatti tutte le misure delle varie manovre economiche dei governi stanno colpendo le condizioni sociali e di vita di chi lavora, che vede ridotti i propri redditi, mentre il futuro è ancor più minacciato dalla recessione in arrivo, causata anche dalle stesse manovre restrittive dei governi Monti e Berlusconi/Bossi.

La messa in discussione del contratto nazionale e l’attacco ai lavoratori sulla questione dell’articolo 18, che secondo Monti dovrebbe essere affrontato “senza tabù”, richiedono la presa di posizione di chi crede nei diritti, nella democrazia, nell’uguaglianza sociale, scendendo in lotta per non lasciare campo libero a una protesta populista, reazionaria, xenofoba.
Per questo Il Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra (PRC-FdS) saluta con favore ed appoggia lo sciopero del 27 che è un primo segnale di una seria mobilitazione dei ceti poplari e invita tutti a parteciparvi.
Poi seguirà la manifestazione della Fiom dell’11 febbraio e le iniziative proposte a tutti i movimenti di lotta per marzo dal movimento “No Debito”.
Si tratta di scendere tutti in piazza per affermare un’idea di uscita dalla crisi opposta, sia a quella del capitalismo delle multinazionali, di cui il governo è interprete, sia a quella del populismo reazionario, agitata in particolare dalla Lega Nord. Si tratta, cioè, di difendere il lavoro e la democrazia.”
Monza, 26 gennaio 2012

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