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Contro banche, governo e padroni… SCIOPERO GENERALE!


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Ce vo’ coraggio


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Io vi avviso, tutti quanti. D’ora in poi sarà molto più difficile. Ci vorrà pelo sullo stomaco, ci vorrà ambizione, ci vorrà un pizzico di follia. Ci vorrà coraggio. È anche vero che in fondo queste sono le doti esaltate da modelli di imprenditoria aggressiva e di successo (alla Steve Jobs, per intenderci) che sono stati imposti come punti di riferimento per la realizzazione di ogni essere umano, quindi non sarà un problema. Ma sarà dura. Sarà dura affermare che il conflitto capitale-lavoro è roba vecchia, che le classi non esistono più, che chi non si rassegna alla concordia ordinum è anziano e immaturo, che il lavoro salariato è morto nel 1989. Dopo ieri, è molto più difficile. Come chiamate, voi, ideologi delle ideologie morte, quello che è avvenuto ieri a Roma? Incidente, fatalità, misunderstanding? Nella mia modesta opinione, io lo chiamo in un solo modo: lotta di classe.
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Il sindacato deve cambiare. Solidarietà a Giorgio Cremaschi


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Infuria il dibattito congressuale della CGIL, dentro e fuori le stanze dell’organizzazione.
Sotto la guida Camusso si prepara un terreno difficile da percorrere e si prepara un clima pesante e autoritario proprio nella fase di confronto.
La cacciata di Giorgio Cremaschi, promotore del documento alternativo “Il Sindacato è un’altra cosa”, dall’assemblea di Milano del 14 febbraio è lo specchio della crisi del Sindacato.
Le prese di posizione non concordate della Camusso e della Segreteria – a partire dalla recente firma sulle definizioni delle rappresentanze sindacali ma toccando anche la riforma dell’Art. 18 – sono sintomo di un Sindacato debole, non più rappresentativo (su 22 milioni di lavoratori italiani la CGIL conta 6 milioni di iscritti di cui però più della metà è composta da pensionati) e legato a doppio filo coi governi (ormai ereditari) delle larghe intese – responsabili del disastro sociale e politico – a marchio PD.

I Giovani Comunisti di Monza e Brianza esprimono la più sincera solidarietà a Cremaschi e ai compagni con lui presenti per i fatti di Milano dei giorni scorsi.
Solidarietà che si tramuta in sostegno per la loro lotta affinché il Sindacato torni ad essere quella grande e nobile macchina di difesa dei lavoratori: un Sindacato diverso da quello di servizi che si prefigura oggi e che può essere cambiato con questo Congresso sostenendo il documento alternativo.
Siamo altresì consci della difficile battaglia di quei compagni – in primis della FIOM – che, internamente (ma non si sa ancora per quanto), tentano di “sopravvivere” rivendicando il loro ruolo conflittuale.

Non è più tempo di rimandare la questione sociale: il Sindacato torni ad essere promotore di una visione del mondo del lavoro fatto di diritti e non di tagli ai “costi”; il Sindacato torni ad essere artefice di conflitto per rinegoziare le tutele ormai perse nel vortice del libero mercato.
A chiederlo non è un capannello di intellettuali, ma un’intera generazione di precari disillusi, che sogna ancora di poter lottare e che non trova interlocutori nello sfibrato tessuto della rappresentanza sindacale e sociale.

Giovani Comunisti Monza e Brianza

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